E se oggi Gesù ci scrivesse un DM invece di chiamarci a voce? Sarebbe davvero assurdo e magari non crederemmo nemmeno che sia davvero Lui. Effettivamente il Signore chiama in modi diversi… ma non per questo non possono dirsi strani. Magari può “parlarci” attraverso qualcuno che sta dall’altro lato dello schermo, ma sempre e solo per portarci al Padre.
Viviamo con il telefono in mano, sempre connessi, eppure spesso scollegati da noi stessi. Anche noi, come la gente del Vangelo, abitiamo “una terra avvolta dalle tenebre”: ansie, pressioni, like che misurano il valore. Siamo sinceri: siamo informati su tutto, ma non sempre trasformati da ciò che ascoltiamo e da chi ascoltiamo.
Nel Vangelo Gesù passa lungo il mare e non fa discorsi complicati, guarda, chiama, promette futuro. “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. Non chiede competenze, chiede fiducia.
I discepoli sono in barca, con le reti piene e Gesù con loro. Non sarebbe diverso pensarci nelle reti social pieni di relazioni. Gesù non ci chiede di spegnere il telefono, ma cambiare contenuto del cuore per rendere quelle relazioni più autentiche.
San Francesco di Sales diceva che il cuore parla al cuore: anche oggi la buona comunicazione non è urlare, ma far passare luce.
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Al tempo di Gesù i pescatori lavoravano di notte e all’alba rammendavano le reti. Gesù li chiama proprio lì, mentre sistemano ciò che si è rotto. Anche noi veniamo chiamati mentre aggiustiamo amicizie, sogni, relazioni.
E oggi? Nei gruppi WhatsApp, nelle storie Instagram, nelle chat dove a volte fraintendiamo tutto, questo Vangelo ci chiede di non dividerci, di non etichettarci, di non fare “fazioni” come dice Paolo nella seconda lettura.
Seguire Gesù non ci toglie dal mondo, ci rimette dentro con uno sguardo nuovo. Forse la domanda giusta non è “quanti mi seguono?”, ma “chi sto seguendo?”.te nelle tue relazioni quotidiane? Con chi puoi praticare oggi un gesto concreto di perdono?
don Domenico Bruno
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