Certe volte la verità ci urta. È come quando qualcuno ci fa notare un difetto che conosciamo benissimo, ma che non vogliamo sentirci dire. E più quella persona ci è vicina, più ci dà fastidio. È quello che succede nel Vangelo di oggi: Gesù parla nella sinagoga di Nazaret, nel suo paese, tra i suoi amici, parenti, vicini.
Eppure, anziché accoglierlo, vogliono buttarlo giù da un dirupo. Perché? Perché dice qualcosa che non vogliono ascoltare: Dio non è “nostro” nel senso esclusivo, non è una proprietà privata che si può comprare, non agisce secondo i nostri schemi.
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A dire il vero, anche noi facciamo fatica ad accettare un Dio così, incorruttibile, che esca dai nostri confini. Abbiamo la nostra idea di come dovrebbe comportarsi, chi dovrebbe aiutare, quando e come dovrebbe rispondere alle nostre preghiere. Ma Dio è libero. E questo ci disturba.
Pensaci: quanti rapporti oggi si incrinano perché qualcuno dice la verità? Ti è mai capitato di essere sincero con un amico e ricevere in cambio solo distanza? O di essere tu a chiuderti perché qualcuno ti ha detto qualcosa che non volevi sentire? La verità mette alla prova le relazioni.
Nel Vangelo, Gesù cita due episodi della Scrittura: il profeta Elia aiuta una vedova straniera e il profeta Eliseo guarisce un lebbroso nemico d’Israele. Questo significa che Dio agisce dove vuole, anche fuori dai nostri schemi. E questo scandalizza! Ma se ci pensi, è una buona notizia: significa che Dio può raggiungerti ovunque, anche nei momenti in cui pensi di essere fuori da ogni possibilità di aiuto.
La Quaresima è il tempo per lasciarci mettere in discussione. È il tempo per smettere di difenderci dalla verità e iniziare ad accoglierla. Forse, qualcuno ti sta dicendo qualcosa che ti ferisce, ma è proprio lì che Dio ti sta parlando.
Il punto non è chiuderti o arrabbiarti, ma chiederti: “cosa posso imparare da questo?”.
don Domenico Bruno
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