E se ti chiedessi: quando è l’ultima volta che hai giudicato qualcuno prima di conoscerlo davvero?
Oggi nella prima lettura vediamo Samuèle a Betlemme con un corno d’olio in mano pronto ad ungere un re, ma guarda prima l’aspetto esteriore dei figli di Iesse e si sbaglia finché non arriva il più giovane, David, il pastore che nessuno considerava importante. Dio dice: “Non guardare l’apparenza… (perché) io guardo il cuore”.
Nel Vangelo di Marco Gesù cammina con i suoi nel campo di grano e i discepoli, affamati, raccolgono spighe. I farisei lo criticano perché è sabato, ma Gesù risponde forte: “Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato. Per questo il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato.” Proprio come quel campo di grano, con terra dura, fili spezzati, mani che raccolgono…
Gesù ci mostra che la legge non è una trappola ma un terreno che Dio vuole fecondo. Quando diventiamo così presi a controllare gli altri che ci dimentichiamo di incontrarli, perdiamo il senso di ciò che conta davvero.
Nell’antico Israele il pane sacro nel tempio era riservato ai sacerdoti. Davide lo mangiò perché aveva fame e questo gesto di necessità aprì la strada a una comprensione più profonda della legge (esattamente quello che Gesù ricorda). Ed è interessante pensare che anche Gesù, camminando, si rifà alla storia di Israele per mostrare che il cuore di Dio è sempre misericordia, non rigore sterile.
San Gregorio Magno ricordava che Dio spesso sceglie ciò che il mondo scarta perché là dove il mondo vede debolezza Dio vede un cuore aperto alla salvezza.
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Allora oggi prova a chiederti: dove ho giudicato troppo in fretta?
Proviamo a guardare come guarda Dio, ossia con occhi che seminano vita, non spade di giudizio. Dove c’è campo e fatica, può nascere pane, cibo, vita…
don Domenico Bruno
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