Forse per cambiare la vita no basta solo sentirsi toccati dentro.
Sentiamo spesso parlare di digiuno in Quaresima, e il più delle volte crediamo che significhi solo “tollerare la fame”, quando invece Dio ci parla di sintonizzare i cuori su amore e giustizia.
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Attraverso il profeta Isaìa il Signore dice: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique…” e subito ci immaginiamo una catena di biciclette arrugginita che si spezza. Non è solo “rinuncia”, è liberare chi è stretto dalla solitudine, dall’ingiustizia, dall’indifferenza.
In quel tempo i farisei e i discepoli di Giovanni chiedono a Gesù: perché noi digiuniamo e voi no? E Lui risponde con l’immagine di uno sposo alla festa: finché è lì, non si piange, ma si impara a gioire e a guardare oltre se stessi.
A quel tempo il digiuno era un rito, un po’ come oggi quando per motivi scenici e spirituali cerchiamo un sacrificio da compiere e pensando sia solo una etichetta o un bollino da attaccare a una carta punti. Invece, Dio cerca coerenza tra fede e fatti. La fede richiede amore concreto, e l’amore diventa gesto ogni volta che un sacrificio esplode di misericordia.
Allora, se nel nostro gruppo ci arrabbiamo per cose banali, se giudichiamo chi è diverso o se restiamo insensibili al bisogno del vicino, non sarà che stiamo vivendo un digiuno di facciata, che non cambia davvero il cuore?
La Quaresima ci chiama a rompere le catene della superficialità per abbracciare la giustizia viva.
E a te, quale catena oggi ti chiede il Signore di spezzare?
don Domenico Bruno
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