Hai mai sentito il gelo di un’amicizia che si spezza? Quella fitta secca, dietro lo sterno, quando ti accorgi che qualcuno vicino a te ha voltato le spalle… e tu non l’hai visto arrivare. È proprio lì che ci troviamo oggi: a tavola con Gesù, nel momento esatto in cui il tradimento si fa carne e silenzio.
Siamo dentro la Settimana Santa, il cuore pulsante della fede, ma anche uno specchio inquietante della nostra umanità. Siamo tutti Pietro che giura amore eterno e poi scappa. Siamo tutti Giuda, pronti a vendere l’intimità per trenta monete di orgoglio, paura, o bisogno di controllo.
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Forse hai già sperimentato che l’amore vero non è quello dichiarato con atteggiamenti plateali o dimostrazioni spettacolari, ma è quello che resta quando tutto traballa. Nel Vangelo, Gesù non fa scenate. Non sbatte pugni. Si limita a dare un boccone — segno di fiducia — a chi lo sta per tradire. Già questo fa saltare i nostri schemi.
Sai che in quel tempo, durante la cena pasquale, il gesto di porgere un boccone era un atto d’onore? Gesù onora proprio colui che lo disonora. Assurdo. O rivoluzionario?
Ci serve un’immagine per capirlo meglio: pensa a un vetro rotto. Se lo guardi, ti sembra danneggiato, perso. Ma se ci passa la luce dentro, diventa un mosaico. Così è la nostra fragilità. Se ci passa l’amore — quello vero — può diventare bellezza che ferma il fiato.
Le relazioni oggi sono fragili come carta bagnata. Un messaggio non letto può far naufragare affetti. Eppure ci viene chiesto un atteggiamento diverso: il coraggio della fedeltà anche quando fa male. In questi ultimi giorni verso Pasqua, lascia cadere le maschere e scegli di stare. Con te stesso, con gli altri, con Dio se ci credi. Ma stai.
Non è facile, ma è lì che accade la resurrezione.
E tu? Chi sei quando nessuno ti guarda?
don Domenico Bruno
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