Ti sei mai chiesto perché a volte non ci accorgiamo di chi ci chiama mentre siamo circondati da notifiche, immagini e mille suoni che pretendono la nostra attenzione?
La cronaca sempre più spesso ci parla di ragazzi e ragazze che rifiutano la vita e nel migliore dei casi raccontano di sentirsi “invisibili” o di non riuscire a trovare una voce che parli davvero alla loro vita, mentre i rumori del mondo sembrano urlare più forte dei desideri più profondi del cuore.
Nel Vangelo di Marco vediamo Gesù che, dopo aver guarito la suocera di Pietro e molti altri, si alza di buon mattino per cercare un luogo solitario e pregare. Non perché non avesse nulla da fare, ma perché sapeva che la missione non si regge se prima non si lascia toccare dal Padre.
Così siamo noi: presi da mille richieste esterne, da migliaia di cose da fare e ritmi sempre accelerati, possiamo rischiare di non riconoscere la voce che veramente ci chiama. Nella prima lettura, Samuèle sente ripetutamente il suo nome nel silenzio della notte e risponde: «Eccomi».
Samuèle, giovane e attento, è come una lampada che resta accesa nel buio, pronta a riconoscere la luce che indica. Con la suocera di Simone a letto con la febbre, Gesù non si volta dall’altra parte, ma la prende per mano e la rialza: è un gesto semplice, ma profondo, come quando qualcuno ti chiama per nome e tu capisci che conta.Cristo ci insegna a smettere di correre e porci invece in ascolto. La chiamata di Dio non è un’altra notifica qualsiasi, ma è il nome pronunciato nella quiete del cuore. «Parla, Signore, perché il tuo servo ascolta» e la nostra risposta può cambiare tutto.
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don Domenico Bruno
Fonte: il blog di don Domenico | Unisciti al suo canale Telegram @annunciatedaitetti oppure clicca QUI |Visita anche il suo canaleYOUTUBE
