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don Claudio Doglio – Commento al Vangelo del 6 Aprile 2025

Don Claudio commenta le letture della quinta domenica di Quaresima, con particolare attenzione al Vangelo di Giovanni sull’adultera, evidenziando il tema della misericordia terapeutica di Gesù che perdona per guarire dal peccato.

La riflessione si estende alla prima lettura che invita a non rimanere ancorati al passato, poiché Dio sta operando novità, e alla seconda lettera ai Filippesi dove Paolo testimonia di aver rinunciato ai suoi privilegi per la conoscenza di Cristo.

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L’esperienza quaresimale è presentata come un cammino di trasformazione e conformazione a Cristo attraverso la sua morte e risurrezione, spingendo i fedeli a correre verso la meta con rinnovato slancio. Viene sottolineata la fermezza nei principi cristiani unita alla tolleranza e misericordia verso le persone.

Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.

Ancora una pagina di misericordia anche nella quinta domenica di Quaresima, tratta però questa volta dal Vangelo secondo Giovanni, all’inizio del capitolo 8, il famoso episodio dell’adultera che volevano condannare, ma senza l’approvazione di Gesù. È un testo problematico, perché in alcuni codici antichi non è presente e molti studiosi moderni ritengono che non sia parte del Vangelo secondo Giovanni, ma sembra piuttosto appartenere alla tradizione dell’evangelista Luca. Per questo motivo, la Liturgia ce la fa leggere nell’anno di Luca insieme alle altre grandi pagine della Misericordia secondo Luca.

Anche questo episodio può essere interpretato in quella prospettiva. Secondo la legge, una donna sorpresa in adulterio deve essere condannata a morte. Chiedono a Gesù che cosa ne pensi: non risponde. Compie un gesto strano: accucciato, scrive per terra. Non si sa che cosa scriva né perché faccia così. Quando insistono, propone una soluzione: «Scagli la prima pietra, cioè cominci l’esecuzione, colui che è senza peccato». Prendendolo sul serio, lasciano cadere le pietre e se ne vanno, cominciando dai più vecchi, perché sono quelli che ne hanno di più di peccati, hanno avuto più tempo per farne. E nessuno lancia la pietra per uccidere la donna.

Gesù quindi si alza e chiede alla donna: «Nessuno ti ha condannata?». «Nessuno, Signore». E Gesù conclude: «Neanche io ti condanno; va’, e d’ora in poi non peccare più». È molto importante questo finale: rientra nel discorso della Misericordia terapeutica. Gesù non condanna la persona, la perdona affinché smetta di peccare. Molte volte noi ci accorgiamo che la Chiesa è intransigente sui principi perché crede e dà grande valore ai Principi, mentre è tollerante con le persone, con i singoli casi, ha pazienza e Misericordia, considera la debolezza del peccatore. D’altra parte, la mentalità mondana invece è tollerante coi principi perché non crede ed è intransigente con le persone perché non ama.

La proposta di Cristo è una fermezza di idee, ma una Misericordia grande nei confronti delle persone. Bisogna avere le idee molto chiare e difenderle con forza, ma quando si è di fronte a una persona concreta che ha sbagliato, funziona di più la Misericordia che l’arma del rigore. Ed è la Misericordia di Dio che tocca il cuore, cambia la vita, guarisce la malattia, converte il peccatore. Va’ e non peccare più: questa è la Misericordia terapeutica che il Signore vuole usare nei nostri confronti.

La prima lettura nella quinta domenica di Quaresima giunge al termine della carrellata storico-salvifica. Dopo il credo storico, le figure di Abramo, Mosè, Giosuè, quest’oggi il profeta ci dice: «Non pensate più alle cose passate! Ecco, sto facendo qualcosa di nuovo: non te ne accorgi proprio? Nella tua vita sta avvenendo qualche cosa di nuovo». Il profeta dell’esilio sta proponendo una nuova storia di salvezza e questa parola serve per noi per attualizzare il discorso. Non ti serve conoscere quel che è capitato nel passato se adesso non ti accorgi che il Signore che ha salvato gli antichi sta salvando te, sta aprendo nel deserto una strada per te.

Grandi cose ha fatto il Signore per noi. Il Salmo riprende il tema dell’esilio e del ritorno dall’esilio. «Quando il Signore cambiò la nostra sorte, e ci sembrava di sognare». «Signore, cambia la nostra sorte». Il Signore continua a fare grandi cose per noi adesso, nel cammino della vita. Andiamo anche piangendo, seminiamo, ma siamo sicuri che tornando raccoglieremo quello che stiamo seminando porterà frutto. È quello che il Signore vuole: la sua misericordia insiste perché noi possiamo portare frutto.

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E l’apostolo nella seconda lettura annuncia proprio questa novità che è Cristo. E lo dice come esperienza personale. Paolo ribadisce: «Io ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura». Tutte queste cose sono i suoi privilegi religiosi, le sue qualità buone come persona integra osservante. Arriva al punto da dire: «Considero tutto una perdita rispetto alla sublimità della conoscenza di Cristo». La conoscenza di Cristo è la relazione personale con lui, non una teologia su Cristo, ma un’amicizia, un incontro personale che diventa esperienza, un gusto di chi ha assaggiato la bontà del Signore. Paolo ha fatto questa esperienza e ha lasciato perdere tutto il resto considerandolo spazzatura. L’obiettivo della sua vita è guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, non con la sua giustizia, ma con la giustizia che viene da Dio basata sulla fede. «Io desidero conoscere la potenza della sua Risurrezione»: è quello che desideriamo anche noi, sperimentare la potenza del Signore che fa risorgere, che cambia la vita.

Ecco, la Misericordia è una terapia che fa guarire dai nostri difetti, dai nostri limiti, dai nostri peccati. Stiamo partecipando alle sue sofferenze, diventiamo conformi a lui nella morte per giungere alla conformazione con lui nella risurrezione dei morti. Ricordate la domenica della trasfigurazione? Eh, si era considerato il doppio verbo trasformare e conformare. Adesso si riprende lo stesso concetto. Chiediamo al Signore che ci trasformi, che ci guarisca per farci diventare sani, per farci diventare misericordiosi come è lui, conformi al Cristo. Passiamo attraverso la sua morte per partecipare alla sua Risurrezione.

Certamente, dice l’apostolo, «non sono ancora arrivato, non sono perfetto, ma mi impegno a correre perché sono stato conquistato da Cristo». È un’esperienza bellissima, è una forma di innamoramento: sono stato conquistato da Cristo, mi ha preso il cuore e gli corro dietro. Paolo sta dicendo: passo la vita a correre dietro a Cristo perché mi ha conquistato. L’esperienza che noi vogliamo vivere in Quaresima è la nostra esperienza di battezzati che riscoprono le radici, il fondamento della propria vita: siamo stati conquistati da Cristo. Allora lasciamo alle spalle il passato e ci protendiamo verso il futuro, corriamo verso quello che ci sta davanti, abbiamo la meta, l’obiettivo a cui tutto tende.

Avete mai notato come al mattino, quando ci si alza, se la giornata ci propone delle cose che non ci piacciono, ci alziamo malvolentieri; quella volta invece in cui la giornata ha delle occasioni particolari che ci piacciono, ci alziamo presto, volentieri, con desiderio. Credo che sia importante pensare alla nostra vita come una giornata e, avendo ben chiaro qual è la meta, la grande bellezza che ci aspetta, possiamo avere un nuovo slancio e partire alla grande, svegli contenti anche nelle difficoltà, perché abbiamo davanti una bellezza infinita, abbiamo davanti la risurrezione di Cristo, la sua vita, la sua amicizia, la sua misericordia. L’obiettivo del futuro dà forza al nostro presente. Questa è la potenza della Misericordia di Dio: gustatela e vedete come funziona.

AUTORE: don Claudio Doglio
FONTE: Messalino “Amen” e Canale YouTube Teleradiopace TV

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