Ci sono in questo brano – come spesso accade in tutto il Vangelo – alcuni misteri. Abbiamo un’adultera, ma perché ci sia adulterio ci vorrebbe anche l’uomo che con lei l’ha commesso, e non c’è. Ci vorrebbe poi anche un secondo uomo, lo sposo tradito. Anche lui manca.
Gesù, sei andato a Gerusalemme in punta di piedi, perché Ti stanno già cercando per toglierti dal mezzo, ma poi sei nel tempio che insegni e accogli “tutto il popolo”.
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Sappiamo della Legge di Mosè che impone di lapidare gli adulteri, entrambi, sia l’uomo che la donna, è una legge durissima. Non sta a noi né criticare né difendere una legislazione di più di tremila anni fa.
Se vogliamo provare a capire invece va detto che tutto ciò che riguarda la sfera dell’amore, della vita familiare e sessuale, della trasmissione della vita, nel Primo Testamento – quello che di solito chiamiamo “Antico” – è soggetto ad un’attenzione rigidissima.
Probabilmente il motivo va ricercato nel fatto che il popolo d’Israele si sente da sempre minacciato e solo difendendo i legami familiari ed evitando le situazioni ritenute come promiscue, soprattutto nel campo dei rapporti con gli altri popoli, è riuscito in qualche modo a conservare – caso unico nella storia – la propria identità nei millenni.
Inoltre la donna giuridicamente era sottoposta all’autorità del marito – al limite dell’essere legalmente sua proprietà – e l’adulterio minacciava tutto questo. Possiamo scandalizzarci, stracciarci le vesti gridando al “patriarcato”.
D’altra parte nella Bibbia abbiamo tanti passi in cui le donne svolgono ruoli fondamentali e questa “proprietà” era soprattutto nella direzione della “custodia”, del difenderla in un mondo duro e spesso minaccioso.
Un altro mistero di questo Vangelo è il gesto che Tu compi: Ti chini e scrivi col dito per terra. È così importante che lo ripeti e viene raccontato due volte. Da sempre i commentatori si chiedono “perché”, e cosa Tu stessi scrivendo.
Chi ci conosce sa che non cerchiamo la soluzione unica e definitiva: tutte le possibili risposte, se sono belle e ci aiutano nella fede, possono essere tenute da conto, coesistere.
Quella che ci piace di più però ricorda come il “dito” di Dio abbia scritto due volte nella roccia il decalogo che è il segno della Sua volontà e del patto con Israele. Forse Gesù stai riscrivendo quella Legge, ma con parole di misericordia.
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Prima era stata incisa, immutabile, su due dure tavole di pietra. Ora la scrivi nella terra, vale per tutti e per sempre, anche se possiamo calpestarla e confonderla con la polvere.
Nel Vangelo ci sono altre parole belle: Tu che alla fine sei “solo”, unico, unito. In fondo sei Tu lo Sposo tradito da tutti noi peccatori, adulteri.
La donna invece è “nel mezzo”. Nel mezzo del Tuo cuore, al centro della comunità che scopre la misericordia.
“Chi è senza peccato…” che ci ricorda, appunto, che noi nei Tuoi confronti siamo adulteri al pari della donna.
È inutile che andiamo a caccia dei peccati degli altri, è inutile che facciamo giochini stiracchiando la Legge per metterti alla prova.
La frase più bella di questo Vangelo, per noi, rimane quella finale: “va’ e non peccare più”. Aiutaci a farlo, Signore.
don Claudio Bolognesi
