Ci sono alcune cose su cui potremmo soffermarci, se ci mettiamo con pazienza allโascolto di questo Vangelo, facendo spazio a qualche domanda.
Ad esempio, perchรฉ Matteo ci tiene a raccontare che siamo a Cesare di Filippo?
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Un racconto sospeso in un tempo indefinito, introdotto da verbi allโimperfetto e nel modo dei racconti senza tempo. La prima domanda contiene un rimando interno: – chi dicono gli uomini che sia il Figlio dellโUomo?-. Nel Vangelo di Matteo รจ chiarissimo che stai parlando di Te stesso. Nella risposta dei discepoli appaiono tre personaggi – il Battista, Elia e Geremia – e una categoria di riferimento: – uno dei profeti -.
Di particolare cโรจ Geremia, che non viene riportato dagli altri evangelisti. Perchรฉ proprio lui e non ad esempio Isaia, che tra lโaltro parla del Servo del Signore sofferente… Boh. Poi improvvisamente le Tue parole passano al presente, ci diventano contemporanee.
La traduzione perde questa cosa, in italiano suonerebbe male, ma di fatto chiedi ai discepoli: – voi ma chi Io dite essere? -. Bruttina come formulazione, tradotta nellโordine originale. Cโรจ un punto di partenza: voi – noi. Un โmaโ che chiede di operare una separazione, di uscire dalla massa degli โuominiโ. Al centro della frase cโรจ โIoโ, e il riferimento a Te non potrebbe essere altrove. I due verbi finali – dite e essere – sono centrali nel Vangelo, โParola di Dioโ che chiede di essere ascoltata e ridetta.
Non รจ un sondaggio di opinione, anche se potremmo ridurlo a questo. ร una domanda su ciรฒ che รจ, su chi sei in sรฉ e per sรฉ. Poi su chi sei Tu per noi, per me. La risposta di Pietro รจ piรน grande di lui – come rimane piรน grande di ciascuno di noi -.
Pietro avrร ancora molti anni, a partire dalla Tua resurrezione, per renderla vera.ย
Tu gli dici che รจ una parola che viene dal Padre, e a noi in fondo interessa questo.
Che lui sappia parlare con le parole di Dio. Gli permetterร di essere un riferimento per la Tua chiesa, per noi.
don Claudio Bolognesi
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