don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 25 Gennaio 2026

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Abbiamo tre passaggi. Primo: Gesù Ti stabilisci a Cafarnao e inizi a predicare pubblicamente – le due cose ci sembrano direttamente collegate -. Secondo: sulla riva del mare chiami i primi quattro discepoli. Terzo: si insiste sul fatto che insegni aggiungendo che guarisci, che ripristini l’integrità nel popolo.

Continua dopo il video.

L’evento scatenante di ciò che viene raccontato è l’arresto del Battista che fa sì che Ti “ritiri” in Galilea. Il Vangelo di Matteo dice che vieni dal Giordano, dove sei stato battezzato. Ti avevamo poi trovato nel deserto, presumibilmente quello di Giuda dove eri stato tentato dal demonio.

Il racconto comprende due trasferimenti, uno nella “città santa” e l’altro su di un “monte altissimo”. Visto che le due location sono lasciate generiche possiamo immaginare che siano indicazioni spirituali. Si dice che “lasci Nazareth”, che si trova in Galilea nel territorio di Zabulon, probabilmente s’intende che non ritorni nel luogo in cui si rifugiò Giuseppe con la famiglia al rientro dall’Egitto secondo il Vangelo di Matteo.

Vai a Cafarnao, sulla riva del mare. Cioè non torni indietro, non Ti rifugi nel passato. Ma Ti trasferisci in una terra di confine legata al mare – che per gli ebrei rappresenta un po’ il “male” -, in particolare in una città posta sulla via di comunicazione che dall’Egitto va verso Damasco. È una terra di confine, lontana dalle dinamiche di potere, dove la fede non è proprio – proprio – in regola.

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Viene descritta come “regione e ombra di morte”. D’altra parte è un luogo in cui è più facile mettersi in discussione, pensare alla possibilità di un cambiamento. In questa terra Tu che Ti sei presentato come obbediente, venuto a compiere ogni giustizia, vieni indicato nel Vangelo da una profezia di Isaia come “luce che sorge”.

La decisione di abitare a Cafarnao segna l’inizio della Tua predicazione. Il Tuo messaggio è prima di tutto un annuncio: “il Regno dei cieli è vicino”, per cui è possibile un cambiamento di vita. Poi c’è una richiesta che non nasce da una pretesa ma è un atto di speranza: possiamo convertirci, è una cosa fattibile. Ricordiamo che “regno dei cieli” indica una situazione storica che finalmente funziona, una realtà di giustizia.

La seconda scena ha per collocazione la riva del lago e per coprotagonisti due coppie di uomini. Sono presentati prima come “fratelli”. Poi impariamo i loro nomi – Pietro e Andrea -. Quindi sono descritti nell’atto di gettare le reti, cosa che li qualifica come pescatori.

Luca e Giovanni fanno intendere che li conoscevi già, ma Matteo come Marco non lo dice. Il contesto però suggerisce che l’inizio della predicazione porta alla necessità da parte Tua di condividerne l’impegno e di conseguenza scatta il bisogno di formare i tuoi discepoli/collaboratori. Li inviti a venire, specifichi che Ti seguiranno, non li manderai allo sbaraglio ma ci sarai Tu davanti a loro.

Diventeranno “pescatori di uomini”. Mentre su altre figure abbiamo precedenti nel Primo Testamento, su questa del pescatore non ci sono raffronti. Il Vangelo di Luca sente il bisogno di usare un altro termine “prenditori di pesci vivi”. Significa che già la prima comunità è preoccupata di possibili fraintendimenti, di una predicazione che diventi proselitismo di massa.

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D’altra parte se è stato mantenuto significa che sono le Tue proprie parole. Crediamo che dentro ci sia un significato comunitario, non è qualcosa che si consuma in un uno contro uno. Sappiamo che il “mare” per gli ebrei confinava con il “male”, per cui trarne fuori diventa un salvare. Gli altri possibili significati li teniamo in sospeso.

È importante la reazione: “subito”, senza domande né osservazioni, Ti seguono. La scena si ripete con la seconda coppia. Sono di nuovo due fratelli – Giacomo e Giovanni – di loro si riporta che sono figli di Zebedeo e si cita l’occupazione: sulla barca con il padre riparano le reti.

“Reti”, “padre”, “barca” questi termini ritornano nel momento in cui si dice che “subito” Ti seguono. Le due coppie lasciano queste tre cose/persone. Il pensiero va ad Abramo che parte chiamato da Dio lasciando terra, famiglia e casa del padre.

A questo punto il brano ritorna sulla Tua opera di maestro e di annunciatore del Vangelo del Regno. Un termine caro a Matteo, per noi familiare ma relativamente raro nei Sinottici, assente in Giovanni. Quello che porti, il Vangelo, è una buona notizia. Dice che Ti stai prendendo cura di noi.

don Claudio Bolognesi

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