don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 22 Febbraio 2026

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Forse nel deserto non ci sono molte alternative: si digiuna. Non significa che non si mangi nulla. Ma di certo c’è poco, tocca arrangiarsi, accontentarsi di quel che si trova. Non è un posto da principesse.

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Può essere che sia disabitato, anche se il deserto di Giuda dove ti ha spinto lo Spirito non lo è. Quello in cui abitiamo noi ogni volta che, immersi in noi stessi, smettiamo di accorgerci degli altri è sicuramente molto popolato ma allo stesso tempo vuoto.

Il Vangelo non lascia spazio ad interpretazioni: è lo Spirito, l’Amore del Padre che Ti vuole lì. Ti ci ha “condotto” ma qui si usa il verbo che va bene anche per varare le navi. È un mare in cui devi imparare a navigare. Non si racconta cosa hai fatto in quei quaranta giorni. Il digiuno, l’unica attività citata, è qualcosa di più che la rinuncia a riempirsi la pancia. Hai imparato a lasciare lì tante cose che a noi sembrano indispensabili. Capiamo alla fine la Tua fame, con quella non si ragiona.

La prima tentazione è lo stesso credere che il diavolo, la sua compagnia, possa essere “vicino”, amichevole. Su questa cosa del diavolo si sono scritti metri cubi di pagine. Chi è credulone se lo immagina con corna e coda, che puzza di zolfo. Chi è troppo colto alza il sopracciglio, certo che non esista. Quando ne parlò Paolo VI nel ‘72, il mondo della cultura si scandalizzò. Oggi che il Catechismo e tutti i veggenti ne parlano con sicurezza, ripetutamente, non ci facciamo più tanto caso.

Dei tre “luoghi” in cui la tentazione si esercita moltissimo si è detto. Se li facciamo dipendere tutti da quella “fame” iniziale può essere che oltre al bisogno fisico di cibo, di “cose” ci sia quello della fama, degli applausi, di gente che ci stimi. Infine, quello del potere a cui dobbiamo aggiungere il verificare “se” Dio è veramente il Padre che ci ama. In sostanza il “potere” assoluto.

Non c’è motivo di credere che su queste cose non Ti toccasse il dubbio. Esistono tra le righe anche altre tentazioni, una ad esempio quella che il mondo alla fine appartenga al male, ci sia poi poco da fare. Tanto vale allearcisi, remare in quella direzione e salvare il salvabile. Ci si potrebbe chiedere se c’era la possibilità che Tu cedessi, che Ti inginochiassi di fronte al diavolo. La risposta non può essere che “sì” – ma se ci crediamo sul serio ci fa tremare -.

Per cui la prima cosa per noi è un “grazie” con un bel sospiro di sollievo. Così come per le tentazioni molto si è scritto sul modo con cui rispondi: citando la Parola di Dio. Siamo tra quelli che credono che valga la pena di riflettere, di approfondire. Ma di fronte alla tentazione stare lì a pensarci su significa solo perdere la battaglia. Troveremo mille buoni motivi per cui non è grave trasformare i sassi in pane, levitare tra gli applausi e diventare capi del mondo. Siamo buoni, lo facciamo a fin di bene. Siamo fragili, non potevamo fare altro.

Affidarci alla Tua Parola non significa scappare per paura di perdere ma riconoscere che siamo naufraghi e prima che discutere con le onde è necessario aggrapparsi ad uno scoglio. Certo, bisogna che ci affidiamo alla Parola con intelligenza, servono alcuni criteri. Il primo è che cerchiamo insieme di rispettarne il messaggio. Altrimenti può succedere che essa stessa diventi uno strumento del diavolo.

Alla fine cosa sottolineiamo? Da una parte la necessità della tentazione. È lo Spirito che Ti – che “ci” – mette nella condizione di essere tentati. Non lo è solo chi non vive o chi non vive cercando il bene. Dall’altra la bellezza dell’affidarci alla Parola di Dio. In attesa che gli angeli servano anche noi, che ci guidino al banchetto in cui Tu donerai il Tuo Pane a tutti i regni della terra.

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don Claudio Bolognesi