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don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 2 Marzo 2025

Chi studia il Vangelo vede che ci sono molti brani – come questo – che contengono riferimenti alla sapienza religiosa tradizionale, sia ebraica che di altri popoli. Ad esempio l’immagine di questa domenica, quella della trave e della pagliuzza è riportata anche nei testi religiosi ebraici che raccolgono i commenti dei rabbì. Così come ritroviamo altre similitudini nei testi sacri egiziani e orientali. Pensiamo poi alla frase “l’albero si vede dai frutti”. È un proverbio classico della cultura popolare. 

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Perché Gesù hai sentito il bisogno di ribadirli? Cambi o aggiungi qualcosa? Il contesto ci suggerisce che a questo punto del Tuo ministero la priorità è educare i Tuoi discepoli, e quindi indirettamente anche noi. 

Uno degli errori tipici del discepolo alle prime armi è sopravvalutarsi. Non a caso sei partito proclamando beati i poveri. Hai chiarito subito a quale immagine, a quale ideale devono/dobbiamo tendere. Poi ci hai chiesto di amare e non giudicare nessuno, finanche i nemici. Di non dipendere dalle gratificazioni ma dalla ricompensa che viene dal Padre. Ci ricordi che siamo più simili a ciechi, che rischiano di cadere nel fosso, che a maestri. A questo punto viene l’immagine della pagliuzza e della trave. 

L’altro rischio di chi si sopravvaluta è quello di credere di fare bella figura a forza di belle parole, di frasi fatte. Non solo, tendiamo spesso a stimare chi parla bene senza preoccuparci delle azioni. L’albero che va giudicato dai frutti siamo noi e allo stesso modo sono le persone di cui ci fidiamo. Anche le parole comunque sono “frutti”. Ma quelle a cui Ti riferisci sono le parole e le azioni spontanee. L’albero non deve pensarci per produrre i frutti. È ciò che si ritrova sui rami alla sua stagione, la conseguenza del suo essere albero. Allo stesso modo sono le nostre azioni normali, le parole che pronunciamo non dalla cattedra ma nella quotidianità che rivelano la nostra reale piccolezza. Ribadiscono che siamo e rimaniamo discepoli, che è più ciò che dobbiamo ancora imparare, non solo con la testa ma soprattutto con la vita. 

Il fatto che tutto questo Tu non Te lo sia inventato ma venga dalla sapienza umana cosa significa, cosa comporta? Intanto crediamo che ogni sapienza, sia “laica” che religiosa, se vera, se è buona venga comunque da Te. Allo stesso modo che l’educazione preveda che sia necessario ripetere, ribadire. Che non si possa dare per scontato quanto c’è di più importante. 

In questo senso il giudizio da censori verso l’altro, percepiti come da correggere magari con la convinzione che questo sia qualcosa che facciamo “per amore” è forse tra gli atteggiamenti fondamentali da riconoscere ed educare in noi. 

Ci sono però due passaggi che aggiungono qualcosa di nuovo ai proverbi tradizionali. “Ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro” e “togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”. Hai appena detto che il problema non è evitare ciò che non vogliamo ci sia fatto, ma fare agli altri ciò che speriamo da loro. Tu sei venuto perché possiamo diventare maestri. Vuoi che togliamo la pagliuzza nell’occhio del fratello. Non che ci sediamo dicendo che è inutile insegnare, che non siamo in grado di cambiare in meglio. 

Tu ci doni la forza perché diventiamo con Te maestri credibili. Ci doni la serenità da cui nasce il coraggio per riconoscere la trave nel nostro occhio. Insieme a Te possiamo toglierla. Insieme a Te poi potremo dedicarci alle pagliuzze dolorose negli occhi dei fratelli.

don Claudio Bolognesi