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don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 19 Ottobre 2025

Siamo ancora lì: si parla di fede. Lo fai ancora in modo provocatorio.
T’immaginiamo sorridente che spii la nostra pia – e un po’ scandalizzata – reazione.

Sì, perché alla fine Ti metti nei panni di un giudice – e fin qui tutto bene –, è quello che pensavamo già. Il problema è che questo giudice “non temeva Dio e non rispettava gli uomini”. Che poi è quello che tutti un po’ temiamo, alla fine anche da Dio Giudice/Padre con un sopracciglio rialzato – anche se spesso non lo ammettiamo –.

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Non basta: noi invece ci troviamo nei panni di una vedova fastidiosa. Non si dice che andasse dal giudice tutti i giorni, però andava abbastanza spesso da esasperarlo. Il termine che usi e viene tradotto come “fastidio” nel suo primo significato rimanda al pugile che ti colpisce sotto l’occhio, allo zigomo, e ti manda a terra KO. Come si fa a non pensare che non Ti stia divertendo?

Credere che la preghiera venga ascoltata perché alla fine è un pugno in faccia a Dio… poteva venire in mente solo a Te.

Stai parlando della preghiera, che deve essere tenace, che non bisogna mollare. C’è chi ha preso quel “pregare sempre” alla lettera. Gli esicasti, antichi monaci orientali, avevano messo a punto una tecnica mentale per cui ad ogni respiro ripetevano la preghiera di Gesù: “Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”. Ogni tanto quest’idea di preghiera riaffiora, qualcuno se ne innamora.

È una meraviglia, ma non è quello che intendi qui. Pregare senza stancarsi, come la vedova importuna, non significa borbottare continuamente. Neppure farlo necessariamente tutti i giorni. A volte dare l’illusione al giudice di esserci rassegnati, di avere mollato, può servire a far sì che il pugno successivo sia più forte, amplificato dal crollo della speranza di una pace che non siamo disposti a concederti.

Allora: si parla di fede o di preghiera? La fede non è trapiantare gelsi nel mare, credere di aver potuto fare “tutto quello che ci è stato ordinato”.
La fede sei Tu che ci salvi e noi che ce ne accorgiamo e Ti ringraziamo, per poi andare a percorrere il nostro cammino.

È mettere con insistenza ciò che cerchiamo, ciò che ci sta a cuore, che pensiamo sia giusto e necessario per noi, nelle Tue mani. Ci sono tante possibili vie di preghiera. Quella di cui stai parlando ora ha alcune caratteristiche oltre quella della perseveranza. Ha bisogno di un a “tu per tu”. Non è fatta davanti a se stessi, non è un mantra. È viscerale, chiede una giustizia che potrebbe essere anche una vendetta. Che è una parola che non Ti spaventa, se il nemico è dentro ciascuno di noi.

Rimangono due pensieri: il primo è che Tu garantisci che questa giustizia la farai “prontamente”. La fede è anche credere questa cosa, anche se siamo perplessi, non ci sembra di vederla.

Il secondo è la domanda finale che ci/Ti fai: non possiamo dare per scontato che la fede ci sia per sempre. Tu ce l’hai donata definitivamente. Ma come per tutte le cose che ci riguardano, non “sta fatta per sempre”.

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don Claudio Bolognesi