Che tra tutti gli animali simbolici il Vangelo di Giovanni, e in esso il Battista di persona, scelga di indicarTi, Gesù, come “Agnello di Dio” la dice lunga. È una scelta improbabile e allo stesso tempo perfettamente coerente. Il termine usato indica l’agnello nella sua funzione sacrificale, solitamente all’età di un anno, cioè nel pieno del suo sviluppo e pronto a diventare adulto.
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Se alla coscienza di tanti di noi oggi l’idea di sacrificare animali a Dio – ma per molti anche il cibarsene – repelle, bisogna però che contestualizziamo e ci rendiamo conto che in epoche antiche mangare carne era questione di sopravvivenza. Il numero degli animali poi era spesso più numeroso di quello delle persone.
Dalla lettura dei testi del Primo Testamento si ha l’impressione che l’uso di sacrificarli fosse molto diffuso. Le indicazioni liturgiche – che per gli ebrei erano legge – stabiliscono che ogni giorno dovevano essere offerti due agnelli, uno all’alba e uno al tramonto, ma poi la cosa si ripeteva per un sacco di motivi e di situazioni, con significati diversi.
Il più celebre forse rimane l’agnello sacrificato prima dell’uscita dall’Egitto, in occasione dell’ultima delle dieci piaghe, nella quale il sangue dell’agnello consumato comunitariamente prima della fuga, posto sull’architrave delle porte, garantisce la salvezza dall’angelo sterminatore – uno dei brani che ancora ci fanno faticare di più alla lettura la notte di Pasqua -.
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Rimane il fatto che era un sacrificio povero – i ricchi sacrificavano buoi – al limite tra il pranzo della festa e l’atto liturgico. Inoltre già i profeti, in particolare Isaia, denunciano l’inutilità di un gesto percepito come esteriore e vuoto. Cui sentono il bisogno di sostituire un’offerta personale che viene individuata nel sacrificio del Messia.
Il racconto del sacrificio di Isacco nel libro della Genesi, in cui all’uccisione del figlio da parte di Abramo viene sostituito il sacrificio di un animale, diventa in Te, Gesù, il sacrificio del Figlio che sostituisce quello – inutile – di un animale. Dimenticavamo: il termine “sacrificio” ha qui il valore di un’analogia.
Ed ogni analogia deve essere presa per ciò che vuole mostrarci, ma non estesa in modo totalizzante. Il sacrificio in sé comporta che qualcuno sacrifichi qualcosa a qualcun altro per ottenerne un beneficio. Nel caso del significato cristiano del termine non c’è un Padre che sacrifica o a cui viene sacrificato il Figlio, ci mancherebbe.
C’è un’offerta volontaria da parte Tua, sacrificio in quanto ci ottiene il beneficio della salvezza. Questo in un’ottica di povertà e mansuetudine – c’è un agnello – non di forza e potenza – non è un toro -.
Il Vangelo di questa domenica ci presenta il non-battesimo di Gesù. L’evangelista Giovanni non riporta la Tua immersione ed il gesto penitenziale compito davanti al Battista. Lo stesso Giovanni non viene affatto sminuito, ma addirittura reso più centrale, figura cardine che apre la creazione nuova di cui Tu, Gesù, sei Parola creatrice.
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Giovanni è anche colui che invita i propri discepoli a divenire discepoli Tuoi, che sei “prima” e più grande. Soprattutto, il Battista certifica che su di Te è sceso e “rimane” lo Spirito Santo.
Questo fatto del “rimanere” nel Vangelo di Giovanni, soprattutto in quello di Giovanni, ha un’importanza centrale. Perché la normalità della nostra vita è sperimentare che le cose – tutte – iniziano e poi finiscono, non “rimangono fatte”. Questo succede nell’eternità che è un attributo di Dio.
Non si tratta di qualcosa che dura per un numero infinito di istanti, una noia infinita. Ma di qualcosa di stabile, su cui poter costruire con sicurezza. Che non è da rinnovare. Il verbo “rimanere” diventa l’anello di congiunzione tra una storia mutevole, che è la nostra casa, e l’eternità affidabile, che è la casa di Dio.
Esprime quindi la Tua natura di uomo – su di Te lo Spirito Santo scende – e di Dio – su di Te, e su di Te solo, rimane -.
La discesa dello Spirito che il Battista certifica è il presupposto per la Tua manifestazione come Messia. È anche l’occasione in cui Tu che compi il sacrificio inizi ad operare il battesimo in Spirito Santo. Ti riveli come Figlio di Dio – realmente Dio – e cambi radicalmente la nostra natura da peccatori a figli.
don Claudio Bolognesi
