don Claudio Bolognesi – Commento al Vangelo del 15 marzo 2026

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Quando siamo in cammino è buona norma di tanto in tanto fermarsi per verificare di non avere sbagliato strada. È quello che ci propone di fare il Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima.

Per sapere se siamo sul percorso giusto ci sono alcune domande che non possiamo eludere: perché c’è la sofferenza? Siamo sicuri che le nostre sicurezze siano fondate? Viviamo nella realtà o in un mondo che abbiamo inventato noi, una “fiabilandia” in cui dettiamo noi le regole, siamo noi Dio?

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Cosa siamo disposti a mettere in gioco della nostra vita per entrare nella realtà reale, dove ci sono le altre persone e restarci anche quando è difficile? Sotto sotto, sono domande che ci portano ad un’altra grande questione: Gesù, Tu c’entri? E, se sì, Ti abbiamo mai incontrato per esserne sicuri?

Posto che abbiamo un grande rispetto per i dubbi e le domande, posto che tanti di noi non hanno neanche tanto tempo per farsele e anche per chi se le fa non è roba di tutti i giorni, il primo consiglio che ci diamo in questa domenica è quello di prenderci un po’ di tempo. Non è cosa che si risolve pensandoci su cinque minuti tra una corsa e l’altra.

Per questo la fede richiede “esercizi spirituali”, tempi di adorazione prolungati, confronto con guide… Alcune risposte oggi ce le dà il Vangelo. Non ci spiega il perché della sofferenza ma ci rassicura: non è una punizione. Anche se a volte sembra difficile da sopportare, se la viviamo uniti a Te servirà per il bene.

Per quanto riguarda le nostre sicurezze, per il fatto che non viviamo in una realtà che esista solo nella nostra testa, è una cosa sulla quale i filosofi si interrogano da sempre. Ci aiuta, in questo, il riflettere sul modo con cui stiamo con gli altri. Così come la capacità di ascoltare e la possibilità di arricchire il nostro punto di vista.

Che è un’esperienza sacrosanta se fa crescere in noi i dubbi buoni, la voglia di cercare ulteriori risposte. Se la realtà è reale in essa troveremo gioie e consolazioni, ostacoli e sofferenze. Ci chiede di fortificarci interiormente – è il senso della penitenza – perché altrimenti il prezzo da pagare ci dissuaderà, come fu per i genitori del cieco nato il rischio nel raccontare la verità.

Ma tutto alla fine porta alla grande domanda: noi, Gesù, Ti abbiamo incontrato? Chi ha risponde con sicurezza “sì” rischia di essere cieco. Chi pensa di no, ma è disposto a farsi ricreare con la terra in cui Tu Gesù soffi il Tuo alito di vita, con lo Spirito, può essere che scopra che forse, invece, Tu eri in tanti incontri, nei cambiamenti, nella voglia di essere persone migliori. Che, sì, Ti abbiamo incontrato. Poi Ti abbiamo perso, ma Tu non perdi noi e speriamo di incontrarTi ancora.

don Claudio Bolognesi

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