Siamo abituati al fatto che i Vangeli Sinottici si differenziano sia riguardo la presenza o lโassenza di interi racconti, sia in tanti piccoli particolari, significativi.
La domanda iniziale del Vangelo di oggi, in Marco e Matteo รจ sul comandamento piรน grande, il piรน importante. Luca sposta il tiro e ci parla di un dottore della Legge che chiede, correttamente, come si faccia ad โereditare la vita eternaโ. Con la tipica tecnica rabbinica Tu ti cali nei panni del maestro, colui che fa le domande, che porta il discepolo di arrivare lui alla risposta, e gli chiedi di leggere la risposta in ciรฒ che sa della Legge. La risposta sta nello โShemร Israelโ, il brano di Dt 6,4-5 la parte iniziale di una delle preghiere piรน care ai bravi israeliti, recitata ogni giorno mattina e sera. La peculiaritร del nostro brano รจ che non รจ Gesรน che la cita, ma il dottore della Legge. In Deuteronomio si parla di amare con cuore, anima e forze, Luca con Marco aggiunge anche โmenteโ.
Tutti e tre i sinottici aggiungono la seconda parte del versetto di Levitico 19,18 in cui si comanda di amare il prossimo come se stessi. Che lโargomento sia complesso รจ ovvio, tanto che Deuteronomio รจ in gran parte dedicato a spiegare cosa significhi concretamente amare Dio in modo totale. Potremmo dire che lรฌ significa soprattutto fare memoria di quanto Dio ha fatto per il popolo e rimanere quindi fedeli a Lui, ascoltarlo ed ubbidire ai comandamenti della Legge. Il fatto che i Vangeli ci mostrino che lโamore verso Dio รจ equiparato a quello verso il prossimo รจ una delle grandi novitร che ci hai portato.
Ma per Luca รจ una novitร fino ad un certo punto, tanto che mette queste parole in bocca al dottore della Legge, quasi a dirci che ci poteva/doveva arrivare da solo.
Quello che รจ radicalmente nuovo รจ quanto segue. Tu immediatamente rilanci la palla, non basta saperlo, bisogna viverlo: โfaโ questo e vivraiโ. Lui si vuole โgiustificareโ – termine che ha un valore piรน forte di quanto noi pensiamo, con lโesperienza scolastica che abbiamo alle spalle – cioรจ desidera diventare giusto e chiede chi sia il suo prossimo. La parabola del Buon Samaritano รจ famosissima. Luca รจ lโunico a raccontarla ed รจ stata commentata migliaia di volte in modo meraviglioso. La discesa dalla cittร di Dio a quella dei piaceri della vita facile, i briganti che derubano, percuotono e abbandonano. Coloro che dovrebbero essere il meglio dโIsraele che vedono e passano oltre. Colui che invece fa parte della categoria dei โmezzi ebreiโ, un poโ eretici, un Samaritano, faโ del vedere il punto di partenza di un percorso che รจ alimentato dalla compassione (le โviscere di misericordiaโ). Per cui si avvicina, fascia le ferite, se ne prende cura, coinvolge lโalbergatore, ci rimette di suo. Se ne va, ma promette di non lavarsene le mani.
- Pubblicitร -
Anche sui due denari, sul vino e lโolio, letti in chiave allegorica sono state dette tante cose belle.
Ma il meglio deve ancora venire. Ci aspetteremmo che Tu ci dicessi che quel poveretto รจ il nostro prossimo. Invece ci dici che il prossimo รจ il Samaritano. ร ovvio: รจ lโunico che si รจ avvicinato, โprossimoโ significa โvicinoโ. Il dottore capisce che il meccanismo che innesca la prossimitร รจ la misericordia, che รจ un attributo di Dio. A questo punto il gioco รจ fatto: โvaโ e diventa tu il prossimo di coloro che incontri, di coloro che sono bisognosi di misericordiaโ.
Unโultima cosa: il Samaritano, colui che si fa vicino e si china sulle ferite dellโumanitร percossa e umiliata sei Tu, Gesรน. Lโessere chiamati a fare altrettanto รจ per noi prima di tutto un grande onore.
don Claudio Bolognesi
