La volontà di Dio è volontà di vita. Egli non castiga se la nostra fiamma è debole, ma la fa diventare luminosa. Non rompe ciò che è sul punto di spezzarsi, ma si fa medico e guarigione. Non grida, perché se la voce di Dio suona aspra non è la sua voce. Alla verità basta un sussurro. Non spezza la fiamma debole: in ogni uomo, anche nel più smarrito, c’è sempre un soffio di fumo, segno di fuoco morente, certo, ma soprattutto di fuoco possibile ancora. A Dio basta un po’ di fumo: lo lavora, lo circonda di cure e speranza, soffia fino a che ne sgorga nuovamente la fiamma.
Il Dio che riconosciamo incarnato in Gesù è il Dio servitore della vita incerta. Davanti a lui, allora, sono libero, come davanti a nessuno, libero persino di non essere forte, di non essere grande, libero di essere debole.
Ci sono tre no nel programma del servo di Yahvè:
“non griderà, né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce”: caratteristica del Messia non è l’arroganza, non l’insulto, neppure il coprire la voce degli altri. Il suo stile non sarà caratterizzato da spettacolarità. Dal giorno del battesimo riconosci che Gesù ha un umile sentire di sé.
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“non spezzerà la canna incrinata…”: sua caratteristica sarà ancora l’essere sostegno ai vacillanti. Non lo caratterizzerà la distanza dalla gente che fatica, ma la condivisione di quella stessa esperienza. Anch’egli segnato da fragilità e debolezza.
“non verrà meno, non si spezzerà finché non avrà stabilito il diritto sulla terra”: sua caratteristica la fedeltà al progetto del Padre fino in fondo.
Questo lo stile del Figlio di Dio: questo lo stile dei figli di Dio. Come lui anche noi immersi in questo programma di vita: non gridare, non spezzare, non venir meno.
E il segno della nostra appartenenza alla comunità cristiana non è soltanto una celebrazione rituale, ma questo stile di vita.
AUTORE: don Antonio Savone
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