Deve aver patito la smentita piรน solenne il profeta Giovanni allorquando aveva colto che il comportamento del Signore Gesรน era tanto diverso da come egli se lโera immaginato. Lo aveva annunciato come colui che avrebbe giudicato con severitร , avrebbe diviso il grano dalla paglia, avrebbe incenerito i peccatori proprio come si fa con la paglia.
E inveceโฆ comโera diverso quel maestro di Nazaret. Stava con poveri e prostitute, con peccatori e pubblicani, andava alle feste di nozze, tanto che lo definivano un mangione e un beone. Mite e umile di cuore non avrebbe spento un lucignolo fumigante e non avrebbe spezzato una canna giร incrinata. Quellโuomo andava incontro a tutti, in modo particolare a coloro che una legge e una religione avrebbe definito perduti.
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Chi non avrebbe patito lo sconcerto di Giovanni? Chi non avrebbe conosciuto lโesperienza del dubbio? Sei proprio tuโฆ? E se mi fossi sbagliato sul tuo conto? Peraltro egli non era piรน lโuomo a cui le folle accorrevano nel deserto. Nessuno piรน dalla sua parte e lui rinchiuso in una cella, vittima di unโingiustizia che continuava a imperversare nonostante la venuta del Messia. Il suo grido nel deserto aveva dovuto cedere il posto ad una domanda: Sei tu? Che dramma deve aver patito il profeta del deserto!
Chi non ha misurato sulla sua pelle lโesperienza dellโincertezza quando i motivi che inducono a non credere sembrano molto piรน forti di quelli che potrebbero spingere alla fede? Non poche volte lโesperienza della personale oscuritร costringe ad un silenzio offeso. Giovanni, invece, ci consegna uno stile: quello del non chiudersi in una solitudine colma di dubbi e interrogare sempre di nuovo Gesรน. Giovanni non arrischia nessuna conclusione preferendo lasciarsi ammaestrare dagli eventi e per questo resta lโuomo dellโattesa, attento a ciรฒ che accade oltre le grate della prigione in cui era rinchiuso. Non ha paura di manifestarsi dubbioso e lo dichiara, ma soprattutto non antepone le proprie idee al disegno di Dio. Il buio della crisi della propria fiducia in Dio puรฒ rischiararsi solo nella misura in cui il dubbio รจ di nuovo consegnato al Signore Gesรน.
Gesรน prende sul serio la difficoltร umana di credere in lui: Andate e riferite a Giovanniโฆ e, tuttavia, non cessa di spiazzare. A chi pretenderebbe credenziali egli suggerisce la rilettura degli eventi alla luce della Parola di Dio. Dio non puรฒ mai essere ridotto a un concetto religioso definito una volta per tutte. Dio รจ sempre oltre: per questo la liturgia ci chiede di misurarci con la domanda del Battista, perchรฉ non accada di non riconoscere il modo in cui Dio ha deciso di visitare questa mia esistenza. Per questo noi non cessiamo di attingere di nuovo al Libro Santo delle Scritture.
La chiave di lettura della manifestazione di Dio non sono le attese personali che possono essere confermate o smentite ma la Parola di Dio. Non di rado, infatti, la delusione del credente dipende da attese poco conformi al sentire di Dio. ร sempre cosรฌ: credere รจ accordare un credito di fiducia a un Dio che si manifesta oltre ogni umana aspettativa.
A Giovanni che gli chiede: Sei tu? Gesรน risponde: Sii tu! Continua ad essere te stesso, non temere di purificare la tua attesa e di convertire il tuo desiderio. Sii te stesso nel farti dono con la pazienza propria dellโagricoltore che non sa mai come andrร il raccolto ma non per questo rinuncia a sopportare la fatica del lavoro arando e seminando.
Giovanni accetta che la sua fede venga passata al vaglio e venga purificata la sua immagine di Dio: fu lui il primo a compiere quella conversione che nel deserto aveva proposto alle folle.
Beato colui che non trova in me motivo di scandalo. Beato, cioรจ, chi sa accogliere Dio cosรฌ come si presenta. Beato chi non si scandalizza di un Dio troppo dimesso, di un Dio troppo umile.
AUTORE: don Antonio Savone
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