O «tutto» o niente. Il cristianesimo non ammette mezze misure: o l’amore o il nulla.
L’amore è Dio e Dio è uno. È Lui l’unico da amare con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze, perché è l’unico che ama ogni uomo come se fosse l’unico al mondo.
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Come potremmo allora dividere il nostro amore con idoli vani, incapaci di salvarci?
«Sono stato crocifisso con Cristo; non vivo più io, ma Cristo vive in me» dicevaSanPaolo. Sulla Croce, infatti, Cristo ha amato il Padre con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Essendo Egli stesso Amore, si è consegnato totalmente, è uscito da sé fino alla fine. E quando riceviamo il Corpo di Cristo, siamo chiamati a diventare ciò che riceviamo: Cristo, il suo stesso amore donato.
Questo amore ho potuto sperimentarlo personalmente in una vicenda molto difficile vissuta per tanti anni con una famiglia che era in missione con me. Tra noi si era insinuato il demonio.
C’era il desiderio sincero di amarci e perdonarci, c’erano stati molti tentativi di riconciliazione, accompagnati anche da una preghiera costante, eppure tutto sembrava fallire. Non riuscivamo a incontrarci davvero, non ci prendevamo, e ogni sforzo pareva infrangersi contro qualcosa di più forte di noi.
Poi, per pura Grazia, il Signore ha permesso un evento difficile che mi ha condotto in un vero deserto.
Proprio lì, quando non potevo appoggiarmi a nessun altro se non a quella famiglia, Dio è apparso. Nel bisogno concreto, chiedendoci e ricevendo reciprocamente aiuto, sono caduti i pregiudizi, le difese, le immagini che negli anni avevamo costruito gli uni degli altri.
Ciò che sembrava naturale e umano si è rivelato invece innaturale: era qualcosa che il demonio aveva lentamente instillato nei nostri cuori. E, tolto quello, Dio ha potuto deporre il suo amore: l’amore vero, celeste, capace di andare oltre la carne e oltre il male, di entrare nel male e distruggerlo dal di dentro.
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L’amore per il quale il prossimo diventa davvero «come te stesso».
Qual è allora, oggi, il luogo nel quale il Signore vuole compiere in te questo amore? Qual è il tuo Auschwitz?
Proprio lì, ad Auschwitz, madri che vedevano i propri figli avviarsi verso le camere a gas cantavano lo Shema tra le lacrime, consegnando la propria vita fino all’ultima goccia di sangue. In quel momento la professione di fede nel Dio unico diventava carne, storia, compimento.
Questa è la comunione con il Dio unico: amarlo quando tutto viene meno, consegnarsi a Lui quando resta soltanto Lui.
Per questo il primo comandamento inizia con: ”Ascolta!”. La fede infatti viene dall’ascolto della predicazione. E la fede apre e consegna noi stessi a Cristo.
Per questo ascoltare è amare. Ascoltare la Verità significa obbedire alla Verità. L’amore cristiano non è qualcosa di sentimentale, erotico o semplicemente passionale.
Nasce dall’ascolto: dall’ascolto della Parola nell’assemblea, della predicazione, del Magistero; dall’imparare a obbedire insieme al Popolo santo di Dio, appoggiandosi alla fede della Chiesa. È così che si entra nell’amore vero, lontanissimo dall’amore falso e zuccheroso dei «Baci Perugina»: un amore crudo, reale, totale, ragionevole e sapiente.
È l’amore crocifisso di Colui che, unico, ci ha donato tutto.
Nel suo tutto consegnato può allora nascere il nostro tutto consegnato: amore per amore. E amare significa ascoltare, obbedire e lasciare che la propria vita proclami, per pura Grazia, l’unicità dell’amore di Dio.
È il canto di gioia che sgorga quando la vita si compie secondo la volontà, il comandamento, la Parola del Padre.
Perciò mettiti in ginocchio davanti al Signore e digli: «Eccomi. Amami. Fa’ che questo amore governi, comandi la mia vita. Che sia davvero l’unico comando che azioni ogni mio pensiero, sguardo, gesto, ogni mia parola e attitudine».
È Lui compirà questa preghiera attraverso la Chiesa, la Parola ascoltata e i Sacramenti, per mezzo di Maria, nostra Madre. Coraggio allora: il Signore ci ama proprio per fare della nostra vita una meraviglia.
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