DARE GLORIA A CRISTO CON LA NOSTRA VITA
Spesso soffriamo dentro, ci sentiamo svuotati, frustrati, e ci sembra che tutto, in fondo, sia vano. È come un malessere ininterrotto che ci portiamo dentro. Proviamo con gli specialisti della psiche, ma alla fine restiamo fragilissimi e ricadiamo nel buio dell’accidia. Niente ci sostiene, niente ha davvero peso nella vita, nulla le dà consistenza. Neppure le persone care. Ci aiutano a tenerci in piedi, a dare senso ai giorni e ad alzarci, ma restiamo prigionieri del grigio che colora i nostri passi nella storia. Perché?
Come ogni uomo, siamo stati creati per essere il riflesso della Gloria di Dio, ovvero la dimora del suo Spirito vivificante che, secondo il disegno del Creatore, avrebbe dovuto colmare ogni nostro pensiero, parola e gesto. Ma, per l’inganno del demonio a cui abbiamo creduto, ciò non è accaduto. Quante mormorazioni, quanti giudizi, quanti peccati hanno sottratto la Gloria a Dio.
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Ecco allora perché soffriamo. Siamo stati creati da Dio, ma, a causa del peccato, non riusciamo a compiere la nostra vita da creature e figli di Dio. Soffriamo perché viviamo tutto per noi stessi, per la vanagloria, mentre siamo nati per amare e rendere così gloria a Dio con la nostra vita.
E che cos’è la Gloria? Nell’ebraico biblico è Kavod: una parola che rinvia al peso, alla consistenza, al valore. Nella Scrittura, ciò che ha peso ha importanza, realtà, densità. La Gloria di Dio è la sua presenza reale, pesante, tangibile e maestosa, la Shekinah che riempie il Tempio e la storia; è ciò che ha più consistenza nell’universo, la realtà ultima su cui tutto si regge, l’irruzione autorevole e inconfondibile di Dio nella vita degli uomini. Nella tradizione greca, invece, Doxa indicava originariamente l’opinione, la fama. Ma i traduttori della Bibbia ebraica in greco usarono proprio Doxa per tradurre Kavod. Così, nel Nuovo Testamento, questa parola viene trasformata radicalmente da Cristo: la Gloria di Dio non si manifesta come potenza mondana, ma nell’abbassamento e nell’amore estremo del Figlio.
Non era mai successo che un uomo potesse rendere pienamente Gloria a Dio, a parte la Vergine Maria. Per questo Gesù, con una carne simile alla nostra eccetto il peccato, è venuto a compiere l’opera che il Padre gli aveva affidato, manifestare e rendere gloria a Dio. E lo fatto sulla Croce, nell’ultimo posto del mondo.
Questo significa che, anche nel peggior pezzo della nostra storia, nell’anfratto più oscuro del nostro cuore, Gesù è sceso per deporvi la Gloria del Padre, cioè la sua presenza misericordiosa. Essa si è manifestata nel Figlio crocifisso, umiliato, disprezzato e rifiutato, venuto a raccogliere dalla discarica della storia la carne di ogni peccatore, per riscattarla e farne di nuovo una dimora dello Spirito Santo.
Così Gesù stesso è stato glorificato dal Padre con la stessa Gloria che, nella sua intimità, aveva prima che il mondo fosse: proprio perché è entrato nella morte, infatti, è stato risuscitato e accolto nel Cielo, dove si è presentato davanti al Padre insieme a coloro che accolgono il suo sacrificio. Per questo il Padre gli ha dato potere sopra ogni carne, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli ha dato. E oggi, ancora una volta, quel potere di dare la vita giunge sino a noi per farci conoscere l’unico vero Dio, e colui che il Padre ha mandato, Gesù Cristo.
Coraggio allora, perché possiamo ricevere di nuovo la vera Gloria, perduta con il peccato, conoscendo l’unico Dio nel potere del Figlio sui nostri peccati. Apriamoci a Lui, perché prenda su di sé l’invidia e la gelosia che ci corrodono il cuore; consegniamogli senza timore ogni giudizio sui fratelli, anche quelli più radicati; permettiamo al suo potere di strapparci alla schiavitù del denaro, che ci rende così avari da non riuscire più a dialogare con il coniuge e i figli; non vergogniamoci di confessare la nostra lussuria e la nostra concupiscenza. Vedremo e sperimenteremo che Lui saprà come tirarci fuori dalla dipendenza dalla pornografia, dall’alcool, dal gioco e dalla droga. Lui ha il potere di fare nuove tutte le cose, di dare Gloria, cioè sostanza e valore, anche alla vita di un anziano che ha perso l’indipendenza e giace su una poltrona aspettando la morte.
Siamo un’opera del Padre, che ci ha già affidati al Figlio. Basta osservare, cioè custodire, le Parole che la Chiesa ci annuncia, perché sono proprio quelle che il Padre ha dato al Figlio e che Egli vuole dare a noi nella comunità cristiana. Ascoltiamole e accogliamole, per sapere veramente, sperimentandolo nella vita, che Gesù è uscito dal Padre per ricrearci nella Gloria di Dio e per la Gloria di Dio. Appoggiamoci alla predicazione, cioè crediamo che il Padre lo ha mandato a noi per salvarci.
Allora giungerà anche per noi, come per ogni cristiano, l’ora in cui sapremo che tutte le cose che il Padre ha dato al Figlio vengono da Lui: queste cose sono gli istanti, le relazioni e gli eventi della nostra vita. Non c’è nulla che ci riguardi che non venga dal Padre e non sia dato a Cristo.
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Gesù desidera glorificarsi in noi, nella vita nuova e santa che riceviamo nel grembo materno della Chiesa. Non solo: Lui prega il Padre perché custodisca nel suo nome, nella sua stessa persona, coloro che gli ha dato dal mondo, tu ed io, perché siamo una cosa sola con i fratelli, come il Padre e il Figlio. Certo, siamo nel mondo, e per questo non sarà una passeggiata, neanche oggi; ma, custoditi dalla Gloria del Padre che ci avvolge passo dopo passo, e uniti a Cristo nella comunità, potremo entrare anche noi, con il suo potere, nella storia che ci attende, cogliendo ogni occasione per amare e dare gloria a Dio.
Non c’è infatti altro modo per dare gloria a Dio che offrire se stessi per amore. Lo può fare solo chi ha la vita eterna dentro, perché, come fu in Gesù, lo Spirito del Padre muove ogni sua fibra: non è schiavo di nessuno e di nulla, non difende se stesso, ma può donarsi senza riserve.
Perché allora continuare ad avere paura? Il matrimonio, la famiglia di origine, la scuola e il lavoro, gli amici e il fidanzato, il fisico e il carattere, la debolezza: tutto è un dono del Padre che, dato a Cristo, diviene l’occasione per conoscere l’unico vero Dio e Colui che ha inviato, e sperimentare così la vita eterna. Tutto, in mano a Cristo, acquista peso, sostanza, bellezza. Tutto si colma d’amore, noi e la nostra vita, per divenire un inno di Gloria a Dio.oponendolo alla nuova forza vitale, al respiro di Gesù Cristo, nello Spirito Santo che ancora oggi trasforma il mondo.” (J. Ratzinger).
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