Fondando la vita sullโunico fondamento che nella Chiesa sperimentiamo solido e autentico
“In quel tempo”, oggi, Gesรน parla alla comunitร dei “suoi discepoli”; non si rivolge al mondo, ma a noi, vescovi, preti, catechisti, padri, madri, insegnanti, a tutti coloro che sono stati piantati nel suo campo per dare “frutti buoni e belli”. Quando nel Vangelo appare l’immagine dell’albero occorre pensare innanzitutto al seme da cui si รจ sviluppato. Alla predicazione che ha seminato nel “cuore” l’annuncio del kerygma, dando inizio a un percorso di crescita nella fede.
Per questo Gesรน dice anche che bisogna “scavare molto profondo”, “porre le fondamenta sulla roccia”, e cosรฌ “costruire bene”. Sta parlando del battesimo, del cammino con cui ci preparava a riceverlo e della vita nuova dei cristiani con cui la Chiesa avrebbe annunciato al mondo la salvezza.
Di fronte ai “fiumi” in “piena” che, gonfi di male, “investono” il mondo facendo andare in “rovina” la vita di tanti, i cristiani sono chiamati a mostrare la Chiesa come una “casa” che il demonio non “riesce a smuovere”.
Ovunque intorno a noi il nome di Dio รจ maledetto: famiglie distrutte, aborti, abomini di ogni tipo, guerre, sfruttamenti delle persone. Non solo, anche le malattie e le morti premature, i disastri ambientali, i rovesci economici inducono a bestemmiare Dio.
In mezzo a tutto questo i cristiani sono chiamati a “santificare il Nome di Dio” nella loro vita; perchรฉ gli uomini possano passare dalla bestemmia alla benedizione devono poter vedere in loro i “frutti buoni” che nascono dall'”albero buono” della Croce. Devono poter ascoltare dalle loro “bocche” l’annuncio di salvezza che “parla dalla pienezza” d’amore di un “cuore” rigenerato.
Chi ci รจ accanto ha diritto alla salvezza, quindi ha diritto di incontrare un popolo che dร gloria a Dio nelle stesse situazioni difficili e di sofferenza che vivono tutti; una comunitร che annuncia e testimonia la veritร , che cioรจ Dio รจ un Padre buono, che ama ogni uomo, che ha mandato suo Figlio a vincere il peccato e la morte, per dare a tutti la possibilitร di camminare in una vita diversa, piena, felice, anche tra le sofferenze.
Per questo, con le sue parole il Signore viene oggi a “vendemmiare” nella sua vigna, cercandovi l'”uva”, ovvero il vino nuovo della vita cristiana da offrire al mondo. Cosรฌ faceva la Chiesa primitiva: “Quanti sono stati scelti e messi da parte per ricevere il battesimo saranno esaminati riguardo alla loro vita: se sono vissuti piamente mentre erano catecumeni, se hanno onorato le vedove, visitato i malati e praticato tutte le buone opere…” (Ippolito, Tradizione Apostolica).
Il Signore scruta i nostri “cuori” per vedere che tipo di “pienezza” stanno producendo, se i frutti sono dati dallo Spirito Santo o da uno spirito estraneo al Vangelo e “cattivo”. Guarda alla nostra “bocca” come a un “albero”, e ascolta le “parole” che vi escono come fossero i suoi “frutti”.
Sono “buoni” come i “fichi” o pieni di “spine”? Sono i “frutti” della Croce gloriosa di Cristo, o sono avvelenati come quello che il demonio ha spinto Eva a mangiare? Non possiamo illudere nessuno, come “un albero buono non puรฒ dare frutti cattivi”, cosรฌ anche le “parole rivelano il cuore”.
Quello che conta sono i fatti, le opere, “i frutti”, non le “parole”. Non importa se sono impreziosite da citazioni bibliche, piene di forza profetica, unite come una collana di perle a formare una catechesi stupenda. Scriveva San Francesco Saverio: “nell’inferno vi sono molti i quali, quando stavano nella vita presente, furono la causa e lo strumento affinchรฉ gli altri si salvassero per mezzo delle loro parole…”.
Forse oggi il Signore trova la nostra vita come “una casa” appena appoggiata sulla “terra”, senza altro fondamento che il nostro orgoglio presuntuoso. Per questo, di fronte ai “fiumi” che ci “investono” ogni giorno, non possiamo far altro che difenderci ed erigere argini sempre piรน precari, rispondendo al male con il male.
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Quante volte a messa hai ripetuto “Signore, Signore”? Moltissime, ma poi quando torni a casaโฆ basta un secondo, e l’eco di quel “Signore, Signore” รจ giร spenta, sostituita immediatamente da un irato “io, io”.
Ecco la “spina” con cui ferisci tua moglie, che invece aveva bisogno della tua “uva”. Come le altre parole con le quali mentiamo, insultiamo, inganniamo, uccidiamo, perchรฉ il nostro cuore รจ pieno di veleno, non ha altro con cui riempire la nostra bocca.
Spesso ci ritroviamo cosรฌ, senza “fondamenta”, perchรฉ abbiamo dimenticato che cosa significhi dire “Signore, Signore”.
Dunque, se diciamo “Signore, Signore” significa che anche la nostra lingua sta proclamando che Gesรน Cristo, crocifisso e morto per i nostri peccati, รจ risuscitato ed รจ il Signore. Significa che lo crediamo perchรฉ lo abbiamo sperimentato nella nostra vita, dove Lui รจ il Signore della nostra carne e dei suoi desideri.
Ma se “non facciamo quello che Gesรน dice”, allora stiamo “pronunciando invano il nome di Dio”. In ebraico “pronunciare” si puรฒ tradurre anche “portare”. Stiamo giurando che Dio esiste, che Cristo รจ risorto, e con la vita affermiamo il contrario.
Chiamati a “santificare il nome di Dio” lo stiamo rendendo oggetto di insulto e bestemmia. E cosรฌ siamo uno scandalo, una “rovina” per la Chiesa, per i fratelli e per chi attendeva da noi “parole” autentiche, “piene” di speranza.
Per questo il Signore oggi ci chiama a conversione. Con la maggioranza di quanti vanno a messa e dicono di essere cristiani ma non danno i frutti del battesimo, รจ necessario un percorso di formazione cristiana che accompagni tutta la vita.
Per vincere questa “sfida” bisogna innanzitutto “scavare molto profondo”. Significa accogliere la Parola di Dio e fondare la nostra vita sulla “Roccia” del suo amore incorruttibile. Rinunciato agli idoli e al peccato, potremo accogliere il “Signore” nella nostra vita abbracciando la Croce che ci unisce a sรฉ indissolubilmente.
Allora sapremo “costruire bene”, seguendo le sue orme incise nellโinsegnamento della Chiesa, dei pastori e dei catechisti, divenendo noi stessi il Nome di Dio annunciato al mondo.
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