ACCOGLIERE IL POTERE DI CRISTO RISORTO PERCHE’ COMPIA IN NOI LA MISSIONE DI SERVIRE NELL’AMORE GRATUITO OGNI UOMOย
A Gesรน che sta per ascendere in Cielo รจ stato dato ogni potere in cielo e in terra: consegnando i โtalentiโ Egli dice agli apostoli: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciรฒ che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28, 18-20). I “talenti” sono dunque colmi del potere stesso di Cristo. L’amore smisurato ha spinto il Padre a consegnare il Figlio al posto nostro, e il Figlio a consegnarsi al Padre. Il frutto di questo amore intimo e perfetto, รจ la consegna dei beni di Dio alla Chiesa, a ciascuno di noi, perchรฉ siano consegnati ad ogni uomo. E il bene piรน grande di Dio รจ il Figlio stesso. E’ Lui il talento prezioso che i servi ricevono, consegnato attraverso la Parola, i sacramenti; per questo anche chi riceve un solo talento non ha affatto ricevuto meno, anzi, ha ricevuto tutto, e nulla manca per compiere la sua missione.
Significa che la storia di ciascuno รจ diversa e irripetibile; agli occhi di Dio la vita di San Francesco Saverio non รจ piรน importante di quella di una sconosciuta monaca di clausura nascosta a Lisieux. Il Papa riceve i talenti necessari per adempiere alla sua missione, cosรฌ come la vedova ammalata che vive in uno sperduto paese di montagna. E noi, che ne abbiamo fatto dei โtalentiโ che Dio ci dona? Forse ci scopriamo proprio come il โservo fannulloneโ, la cui “paura” nasceva dall’invidia. Come Caino che non guardava di buon occhio suo fratello, anche lui guardava storto gli altri servi. Nella parabola questo non รจ scritto, ma si puรฒ dedurre da come guardava il Signore. Quell’unico talento tra le mani gli innesca i pensieri piรน terribili: “so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso”. Eโ invidioso, che, etimologicamente, significa avere un occhio cattivo. Il servo รจ in-capace di vedere, e quindi conoscere, Colui che gli ha dato il talento e per questo nasconde ciรฒ che ne รจ immagine e presenza. Ma, con il talento, nasconde anche se stesso. Come Adamo, che si nasconde dopo aver creduto al demonio che gli aveva presentato un Dio geloso di lui. Sotterrare il talento, infatti, significa seppellire la propria dignitร , la primogenitura e il senso della propria vita; significa nascondersi e macerarsi nella solitudine. Perchรฉ sotterrare il talento รจ occultare Cristo, ucciderlo, come Caino uccise Abele.
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Non gli piaceva quel Talento. Spingeva ad uscire da se stessi, a dimenticare i propri criteri e a donarsi. No, non era il talento che desiderava, per saziarsi e realizzarsi. Era un mostro di talento, inaccettabile. Ma era Cristo, che, giorno dopo giorno, aveva rifiutato. Il “servo malvagio e infingardo” non ha trattato il Talento con familiaritร , amore, dedizione, fedeltร , come fosse cosa propria, accogliendo in esso la presenza di Colui che glielo aveva affidato. Nascondendolo, ha perso l’occasione di abbandonarsi alla fedeltร , al potere e all’amore di Dio per vivere secondo la sua volontร . E la sua vita รจ divenuta un brandello da gettare “fuori nelle tenebre”, dove “sarร pianto e stridore di denti”. Come spesso facciamo anche noi, in una sorta di “damnatio memoriae” delle persone e degli eventi che non abbiamo accettato. Sotterriamo, ma รจ solo la paura di chi non รจ ancora divenuto figlio perchรฉ non conosce lโamore del Padre. Pensiamo che Dio voglia sottrarci qualcosa e sospettiamo di Lui, ingannati dalla menzogna primordiale nella quale sono caduti i progenitori: Dio non ti ama, vuole solo limitarti. Eโ esigente, e la Chiesa, peggio di peggio. Cosรฌ, ascoltando il demonio, comincia a dominare in noi la paura che dietro alla Croce non vi sia la resurrezione, ma, nella migliore delle ipotesi, solo un grande punto interrogativo. La paura di chi ha smarrito la fede o si รจ lasciato raffreddare dagli insuccessi e dallo scandalo della sofferenza. E’ lo stesso timore che a volte prende la Chiesa e le impedisce di annunciare il Vangelo sotterrando il talento in discussioni, convegni, slogan e proclami. La Chiesa che non annuncia il Vangelo รจ sempre una Chiesa che ha sepolto Cristo di nuovo.
E cosรฌ lascia sepolti quelli a cui รจ mandata, al suo interno e nel mondo. Il servo malvagio, infatti, non riporta nessun talento guadagnato: la sua vita รจ stata infeconda. Quando la Chiesa, mondanizzata, ha paura e non crede nel potere della predicazione, sta gravemente abdicando, si converte in una serva malvagia e fannullona, che lascia nell’inganno e nella morte i suoi figli e i pagani: non li porta e riconsegna a Cristo. Invece, proprio nei momenti in cui la storia ci crocifigge, il Signore consegna il talento del suo Spirito, il sigillo della sua vittoria sulla morte e il peccato e il principio della vita nuova in Lui! I talenti, infatti, sono Cristo Crocifisso e risorto in noi, inviato ancora a vivere nella storia per seminarvi la sua vittoria sulla morte e il peccato. Nei momenti di dolore e precarietร , lungi dall’essere duro ed esigente, Dio rivela il suo volto pieno di generositร e misericordia: proprio nella durezza della vita – che esiste a causa del peccato – Dio elargisce gratuitamente il suo potere. Per questo, quando ci assalgono i pensieri tristi che ci gettano nella paura e nell’invidia bisogna correre “dai banchieri”, dagli esperti del โtradingโ, per imparare da loro, e perchรฉ ci aiutino a trafficare bene quanto ricevuto. Quando ci accorgiamo di perdere il gusto per la volontร di Dio, avviciniamoci ai presbiteri, ai catechisti, ai genitori, agli esperti nella fede che Dio ha messo sul nostro cammino, e affidiamoci a loro. Il Vangelo di oggi rovescia completamente la prospettiva del servo.
“I servi fedeli nel poco” che ancora รจ questa vita terrena, con le occasioni di amare che ogni giorno ci offre, consegnano al Signore i talenti esattamente raddoppiati: a ciascun talento corrisponde un evento redento, un uomo salvato. A ciascun talento, infatti, corrisponde lo Spirito Santo per entrare nella storia. Anche oggi l'”Uomo” vero, Cristo risorto, si consegna a noi perchรฉ possiamo “trafficare” il suo amore con tutti. Sono loro “i frutti” giร maturi per lโopera di Cristo che attendono il nostro talento per tornare a Lui. Quando entriamo in ufficio e salutiamo i colleghi, abbiamo mai pensato che sono venuti a lavorare perchรฉ aspettano da noi il talento che trasforma la loro invidia in pazienza? O che moglie e figli ci sono donati per immergere ogni loro peccato nella misericordia? Che ogni istante รจ un appuntamento unico e irripetibile, per “guadagnare” a Cristo la persona che incontriamo? Ovunque siamo chiamati, preti, suore e laici, รจ preparata per noi la gioia piena e autentica di Cristo esplosa la sera di Pasqua nel rivedere i suoi discepoli: il suo talento aveva dato il frutto meraviglioso della salvezza di quel manipolo di traditori. Per questo la missione della Chiesa, รจ un’avventura affascinante: vivere trafficando il talento per oltrepassare ogni giorno la soglia dell’impossibile, oltre la quale c’รจ la gioia vera, la partecipazione piena ed eterna a tutti i beni di Dio.
Qui puoi continuare a leggere altri commenti al Vangelo del giorno.
Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25, 14-30
In quel tempo, Gesรน disse ai suoi discepoli questa parabola:
ยซAvverrร come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamรฒ i suoi servi e consegnรฒ loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacitร di ciascuno; poi partรฌ.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andรฒ a impiegarli, e ne guadagnรฒ altri cinque. Cosรฌ anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnรฒ altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andรฒ a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornรฒ e volle regolare i conti con loro.
Si presentรฒ colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portรฒ altri cinque, dicendo: โSignore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinqueโ. โBene, servo buono e fedele โ gli disse il suo padrone โ, sei stato fedele nel poco, ti darรฒ potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padroneโ.
Si presentรฒ poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: โSignore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri dueโ. โBene, servo buono e fedele โ gli disse il suo padrone โ, sei stato fedele nel poco, ti darรฒ potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padroneโ.
Si presentรฒ infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: โSignore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciรฒ che รจ tuoโ.
Il padrone gli rispose: โServo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e cosรฌ, ritornando, avrei ritirato il mio con lโinteresse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perchรฉ a chiunque ha, verrร dato e sarร nellโabbondanza; ma a chi non ha, verrร tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; lร sarร pianto e stridore di dentiโยป.
Parola del Signore
