LA CHIESA E’ LA CASA DEI FIGLI DI DIO DOVE SI CELEBRA LA FESTA DEL PERDONO
โBisognava far festaโ. Ma dovโรจ la festa nella nostra vita? Shows televisivi, discoteche, e alcool e droghe, e fine settimana sulla neve, e le liturgie delle domeniche allo stadio, e compleanni per stupire, e molto altro per ritrovarsi a festeggiare senza festa, mentre la vita rimane un angolo buio rischiarato ad intermittenza. Lโincombere della fine, della morte, infatti, non ci abbandona neanche nei momenti piรน lieti: โOra, soltanto se cโรจ una risposta alla morte, lโuomo puรฒ essere veramente contento. Ma, se esiste questa risposta, allora รจ essa lโeffettiva e valida autorizzazione alla gioia, ciรฒ che puรฒ veramente costituire il fondamento di una festaโ (Joseph Ratzinger).
Proprio la risposta alla morte รจ il cuore del vangelo di questa domenica: Cristo รจ risorto! ร un annuncio che significa qualcosa di reale, come la gioia del Padre nel ritrovare suo figlio. Cristo รจ risorto per me e per te, perchรฉ possiamo davvero โritornare in vitaโ. Ma occorre comprendere di essere morti; occorre la luce della Parola che illumini il cammino con cui ci siamo allontanati sino a โperderciโ, per schiuderci il cammino opposto di ritorno e conversione. Eโ necessaria la Buona Notizia di oggi per passare dalla morte alla vita.
- Pubblicitร -
Il figlio piรน giovane cercava la pienezza della vita; per questo, ingannato dal demonio come Adamo ed Eva, ha allungato la mano verso lโautonomia, ha tagliato con suo padre e si รจ allontanato dalla sua casa. Ma, quanto piรน si allontanava piรน โsi perdevaโ, esaurendo cosรฌ lโereditร ricevuta. Con essa ha perduto la sua identitร , al punto di non riconoscersi piรน neanche come figlio. In casa lo era, poteva aprire il frigorifero e mangiare a sazietร ; la sua dignitร di figlio ne costituiva lโessere e il ruolo, era ed ora non รจ piรน. Eโ morto. Non lo siamo oggi anche noi, lontani da nostra moglie? Non lo รจ nostro figlio schiavo del suo egoismo?
Ma quello che a prima vista sembra un esito tragico e definitivo, si rivela il momento decisivo per il cuore inquieto del figlio prodigo. La ricerca della felicitร si era infranta sulla rivelazione cruda e amara della menzogna che lo aveva sedotto. Ritrova cosรฌ un brandello della propria dignitร , e una consapevolezza misteriosa lo fa sperare dโessere riaccolto. E cosรฌ โrientra in se stessoโ. La misericordia di Dio non lo aveva abbandonato, era stata sempre accanto a lui; Dio non lo aveva limitato, aveva rispettato la sua libertร , anche a costo di vederlo precipitare nellโinferno.
Il Padre non aveva smesso un istante di essere padre, anche mentre il figlio aveva rifiutato di essere figlio; ma, per quanto egli si fosse allontanato sfigurando la somiglianza con lui, era comunque rimasto suo figlio: proprio perchรฉ libero era figlio, anche se ha usato la libertร per farsi e fare del male: figlio libero di un Padre libero. Questo รจ il piรน grande paradosso che rivela lโessenza del cristianesimo: nellโabisso del male provocato dalla perversione della libertร , appare piรน fulgido lโimmutabile amore di Dio.
Se lโuomo รจ stato libero di rivolgersi contro il suo Creatore, Dio รจ libero di amarlo ancor di piรน, di guardarlo con una piรน grande misericordia, e con essa, strapparlo al destino di morte che si รจ preparato. Lo sguardo del padre che, nellโattesa di un ritorno che non aveva smesso di dubitare, scrutava alla finestra per vedere se appariva il figlio prodigo, era andato ben oltre lโorizzonte dove giunge lโocchio umano. Come la nube della Presenza-shekinร di Dio aveva accompagnato il Popolo sui sentieri dellโesilio, quello sguardo dโamore e gravido di misericordia aveva accompagnato il figlio sin dentro la sua discesa e il suo traviamento, con una pazienza a noi sconosciuta.
La misericordia di Dio, infatti, non ha misura, supera infinitamente quella dei farisei, i piรน puri e intransigenti religiosi, ai quali la parabola era rivolta. E scuote oggi i nostri cuori, probabilmente impigliati nel perbenismo ipocrita che stenta a credere nellโamore gratuito di Dio. Esso risplende negli occhi del Padre che erano sempre stati fissi su quel suo figlio perduto, sino a farsi in lui memoria e nostalgia proprio mentre scendeva in quel letamaio dove era precipitata la sua vita. โRientrando in se stessoโ il figlio ritrova la traccia di quellโamore; ancora unโombra forse, di quello sguardo paterno che lo attirava a sรฉ.
Confuso nel deserto della sua anima, il ragazzo percepisce la voce paterna che parla al suo cuore e lo fa โlevareโ, risuscitare secondo lโoriginale greco, per tornare da lui. Non si riconosce piรน come figlio, ma riconosce suo Padre. Di se stesso aveva ritrovato solo quellโultimo brandello di dignitร che lo legava alla vita, ma tanto รจ bastato. Non era importante chi e che cosa egli fosse diventato, quanto chi era suo Padre. Risuscitato dallโinferno il figlio si pone allora in cammino, sospinto nella conversione dalla memoria paterna riaccesa in lui dalla Grazia. E in quel cammino, a che punto non ci รจ dato sapere perchรฉ diverso per ciascun uomo, il Padre accorre ad abbracciare e accogliere โil figlio smarrito e ritrovato, morto e ritornato in vitaโ. In quellโabbraccio di misericordia si compie e materializza quello invisibile che lo aveva accompagnato istante dopo istante, impercettibile perchรฉ rispettoso della libertร del figlio.
La parabola illumina il nostro cammino quotidiano di conversione, spingendoci nella stanchezza e nella prova, nella certezza che, proprio sui passi del ritorno a casa, molto prima di quanto potremmo immaginare, sentiremo posarsi sulle nostre spalle le braccia del Padre che sigilleranno il ritrovamento e la misericordia. In essa siamo stati creati, ad essa anela il nostro spirito, anche nei momenti piรน dolorosi, e si fa nostalgia piรน intensa e struggente proprio nellโangoscia figlia del peccato. Cosรฌ รจ e sarร per nostro figlio, oggi forse piรน indurito che mai.
La misericordia di Dio รจ lโunica e reale origine della festa, mistero che attira e muove il cuore alla conversione. In essa siamo chiamati a vivere, oggetti e annunciatori di quello che il mondo non conosce. Eโ la pedagogia di Dio che non si pente di aver creato lโuomo libero, ma che lo segue con pazienza sulle tracce dei suoi fallimenti, perchรฉ in essi intercetti la bellezza e pienezza originarie della libertร compiuta in amore: Dio scende con ogni uomo nella schiavitรน, per riaccendere in lui la luce della veritร , strappando la libertร alla perversione e cosรฌ orientarla di nuovo alla giustizia, alla comunione con il Padre, allโamore. Scendiamo anche noi con nostro figlio, con il prossimo che si perde senza frustrare la sua libertร ? Lo seguiamo con speranza invincibile, pregando e offrendo le nostre sofferenze perchรฉ โrientri in se stessoโ? E’ accompagnato dalla nostra misericordia che non giudica e non esige, ma che, pur dicendo la veritร , non smette un istante di guardare con tenerezza?
La vicenda del figlio prodigo rivela come la misericordia di Dio conduce e accompagna lโuomo nella sua discesa allโacqua battesimale; in essa, nudo dโogni ipocrisia e schiavitรน della carne, seppellisce lโuomo vecchio e ritrova la dignitร perduta; risorto a vita nuova puรฒ โrivestirsi della veste piรน bellaโ, la veste bianca di lino, che risplende del candore sfolgorante di Cristo risorto; e rinnovare, per pura Grazia, lโalleanza spezzata nel tradimento orgoglioso, e ricevere โlโanelloโ della nuova ed eterna alleanza sigillata nel sangue preziosissimo di Cristo. Nellโincontro con il padre si compie per il figlio la Pasqua, il banchetto celeste che puรฒ gustare solo chi รจ ritornato a casa, dove mangiare โil vitello grassoโ riservato per i momenti indimenticabili.
Il โfiglio maggioreโ, rimasto in casa senza amare e conoscere realmente suo padre, รจ incapace di far festa; non trova nella sua vita alcuna ragione per gioire, perchรฉ non ha sperimentato il perdono. Come tanti che sono chiamati a vivere nellโintimitร di Dio, che stanno nella Chiesa e passano il tempo a mormorare, schiavi della carne piรน subdolamente e piรน pericolosamente del โfiglio minoreโ, peccatore smascherato e, per questo, umiliato e aperto alla conversione. Tutti noi โ preti, religiosi o consacrate, catechisti o impegnati in parrocchia, cristiani โ corriamo il pericolo di vivere senza conoscere Colui che pensiamo di servire.
In fondo siamo mercenari, e riteniamo che le Grazie siano dei diritti a cui neanche facciamo piรน caso. Dio non ci basta, Gesรน non colma di allegria e pace la nostra vita, perchรฉ non abbiamo ancora sperimentato il suo amore. Ci riteniamo giusti, peccatori da poco in confronto a chi ci รจ accanto, cominciando dalla moglie e dal marito, per passare ai figli e giungere a colleghi e conoscenti. Mentre il legalismo ci ha indurito il cuore, e buttiamo le giornate nellโinvidia sottile e perniciosa dei peccatori da molto: in fondo, pensiamo che se la godano piรน di noi, perchรฉ siamo stoltamente ignari della morte che accompagna il peccato.
E invece, anche se non abbiamo rubato, violentato, ucciso, proprio perchรฉ il nostro cuore desidera nascostamente il peccato, siamo esattamente come โil figlio minoreโ, o forse peggio: nel segreto dellโinterno albergano la rapina e lโiniquitร dei farisei che hanno tagliato con Dio ogni relazione dโamore. Anche se allโesterno appariamo onesti e inappuntabili, anche se ci battiamo il petto, e ci indigniamo e pontifichiamo, senza rendercene conto, siamo usciti dalla casa di nostro Padre anche noi, con il cuore lontano da Dio.
Questo accade quando, magari nascosti dietro lo schermo di un computer, ci saziamo di pornografia e di perversioni come e piรน dei fratelli che peccano apertamente. Quanti peccati si nascondono nei nostri cuoriโฆ Quanti giudizi truccati con sorrisi di circostanza. Quante volte abbiamo guardato con desiderio la segretaria commettendo adulterio con lei nel nostro cuore. Quante cose degli altri abbiamo avidamente desideratoโฆ E restiamo ancora piรน insoddisfatti del fratello che ha dilapidato tutto e si รจ trovato senza nulla da mangiare, condividendo lo stesso esito fallimentare, senza perรฒ โrientrare in noi stessiโ. Siamo, infatti, illusi di non esserci mai perduti, e quindi non pensiamo minimamente di dover tornare da dove crediamo di non essere mai usciti.
Per questo, ciechi sul fatto che se non abbiamo consumato certi peccati รจ stato solo per paura, vigliaccheria e opportunismo, giudichiamo e disprezziamo. Padri, madri, mariti e mogli, preti ed educatori, spesso ci issiamo sul piedistallo di fumo della nostra pretesa giustizia, dimenticando la misericordia che ci ha salvati, quando eravamo โperdutiโ anche noi. A differenza del Padre, per noi anche il perdono ha un prezzo, la promessa di cambiare almenoโฆ Il ยซpareggio di bilancioยป noi lโabbiamo approvato senza che ce lo imponesse lโUnione Europeaโฆ
Ma Dio no, Lui ha sempre i conti in rosso. ยซLasciaยป i guadagni sicuri di ยซnovantanove pecoreยป e si lancia alla ricerca di una, una sola pecora che sโรจ smarrita. Probabilmente la peggiore, la piรน egoista, una di quelle che รจ meglio perderle che trovarle. E gioisce per lei, piรน che per le altre. Il folle cuore di Dio non puรฒ rallegrarsi sino a che lโultimo dei peccatori non sia stato ยซritrovatoยป e ยซaccoltoยป. Nessuno di noi farebbe lo stesso. A scuola, nei posti di lavoro, tra gli amici, accade lโesatto contrario. Le teste calde sono espulse ancor prima di perdersi.
Ma proprio i peccati e le loro conseguenze ci hanno resi ยซuniciยป agli occhi di Dio, come la โdrammaโ e la โpecoraโ. โUniciโ perchรฉ segno e primizia di ogni altro uomo. Le parabole ci svelano infatti che, โperdutiโ con il figlio, la pecora e la dramma, vi sono anche il fratello maggiore, le altre dramme e le atre novantanove pecoreโฆ โUniciโ non a caso, perchรฉ profezia dellโ โUnicoโ che รจ morto per tutti, perchรฉ ยซtutti hanno peccatoยป. Nella pecora smarrita della parabola, infatti, รจ adombrato Gesรน, lโAgnello di Dio, lโunico ยซperdutoยป nella morte per riscattare le altre novantanove che si credevano ยซgiusteยป, mentre invece vagavano ยซsperduteยป nel ยซdesertoยป. Nel sepolcro il Padre ha ยซritrovatoยป suo Figlio, lo ha risuscitato ยซprendendolo sulle sue spalleยป e lo ha riportato ยซa casaยป; qui, nella gioia straripante e coinvolgente della Pasqua, รจ apparso agli ยซamiciยป che lo avevano tradito; con il perdono di ogni peccato nella carne li ha inviati ad annunciare ai ยซviciniยป lo stesso perdono e la ยซconversioneยป, la gioia di lasciarsi amare.
Cosรฌ, nella Chiesa, siamo chiamati ogni giorno a ยซcercareยป la ยซdramma perdutaยป, il fratello piรน debole e difficile, che la carne vorrebbe dimenticare. Con la ยซlucernaยป della fede accesa nelle tenebre della menzogna, possiamo ยซcercarlo con curaยป e pazienza, ยซspazzandoยป via la polvere e lโimmondizia che il tempo perduto nei peccati ha lasciato, per riconoscere il volto di Cristo che risplende in lui. Anche se โperdutoโ, con il Signore โritroveremoโ nostro figlio; e cosรฌ il dialogo dโamore con nostra moglie e la relazione con il genero. Proprio nello sconforto, puรฒ vibrare il cuore di gioia purissima per lโincontro di due cosรฌ diversi eppure fatti lโuno per lโaltro: โOssa delle mie ossa, carne della mia carneโ, sono queste le parole del Pastore al ritrovare la sua amata pecora smarrita, possono essere le nostre nel ritrovare il fratello che sโera perduto.lc 15 1-32
ย
Letture della
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO โ ANNO C
Prima Lettura
Il Signore si penti del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.
Dal libro dell’Esรฒdo
Es 32,7-11.13-14
ย
In quei giorni, il Signore disse a Mosรจ: ยซVaโ, scendi, perchรฉ il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra dโEgitto, si รจ pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: โEcco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra dโEgittoโยป.
ย
Il Signore disse inoltre a Mosรจ: ยซHo osservato questo popolo: ecco, รจ un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farรฒ una grande nazioneยป.
ย
Mosรจ allora supplicรฒ il Signore, suo Dio, e disse: ยซPerchรฉ, Signore, si accenderร la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra dโEgitto con grande forza e con mano potente? Ricรฒrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: โRenderรฒ la vostra posteritร numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darรฒ ai tuoi discendenti e la possederanno per sempreโยป.
ย
Il Signore si pentรฌ del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.
Parola di Dio
Salmo Responsoriale
Dal Salmo 50 (51)
R. Ricordati di me, Signore, nel tuo amore.
Pietร di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquitร .
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.
ย
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.
ย
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Uno spirito contrito รจ sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. R.
Seconda Lettura
Cristo รจ venuto per salvare i peccatori.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timรฒteo
1 Tm 1,12-17
ย
Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesรน Signore nostro, perchรฉ mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi รจ stata usata misericordia, perchรฉ agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e cosรฌ la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla caritร che รจ in Cristo Gesรน.
ย
Questa parola รจ degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesรน รจ venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perchรฉ Cristo Gesรน ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimitร , e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.
ย
Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio
Vangelo
Ci sarร gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.

Lc 15, 1-32
ย
In quel tempo, si avvicinavano a Gesรน tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: ยซCostui accoglie i peccatori e mangia con loroยป.
ย
Ed egli disse loro questa parabola: ยซChi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finchรฉ non la trova? Quando lโha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: โRallegratevi con me, perchรฉ ho trovato la mia pecora, quella che si era perdutaโ. Io vi dico: cosรฌ vi sarร gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, piรน che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
ย
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finchรฉ non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: โRallegratevi con me, perchรฉ ho trovato la moneta che avevo perdutoโ. Cosรฌ, io vi dico, vi รจ gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converteยป.
ย
Disse ancora: ยซUn uomo aveva due figli. Il piรน giovane dei due disse al padre: โPadre, dammi la parte di patrimonio che mi spettaโ. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio piรน giovane, raccolte tutte le sue cose, partรฌ per un paese lontano e lร sperperรฒ il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciรฒ a trovarsi nel bisogno. Allora andรฒ a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandรฒ nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornรฒ in sรฉ e disse: โQuanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerรฒ, andrรฒ da mio padre e gli dirรฒ: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono piรน degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariatiโ. Si alzรฒ e tornรฒ da suo padre.
ย
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettรฒ al collo e lo baciรฒ. Il figlio gli disse: โPadre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono piรน degno di essere chiamato tuo figlioโ. Ma il padre disse ai servi: โPresto, portate qui il vestito piรน bello e fateglielo indossare, mettetegli lโanello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perchรฉ questo mio figlio era morto ed รจ tornato in vita, era perduto ed รจ stato ritrovatoโ. E cominciarono a far festa.
ย
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udรฌ la musica e le danze; chiamรฒ uno dei servi e gli domandรฒ che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: โTuo fratello รจ qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perchรฉ lo ha riavuto sano e salvoโ. Egli si indignรฒ, e non voleva entrare. Suo padre allora uscรฌ a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: โEcco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che รจ tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grassoโ. Gli rispose il padre: โFiglio, tu sei sempre con me e tutto ciรฒ che รจ mio รจ tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perchรฉ questo tuo fratello era morto ed รจ tornato in vita, era perduto ed รจ stato ritrovatoโยป.
Parola del Signore
Oppure forma breve: Lc 15,1-10
