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don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 9 Febbraio 2025

Continua il nostro cammino “con e dietro” a Gesù, il Signore e il Maestro. Il brano del Vangelo, tratto dal capitolo quinto di Luca, viene come sempre preceduto e preparato dalla prima lettura, che oggi ci presenta la chiamata del profeta Isaia. Egli capisce d’aver fatto esperienza di Dio, ha intuito che Dio lo sta interpellando, e di fronte alla grandezza di Dio il profeta mette tutte le sue miserie: «”Io sono perduto, sono un uomo dalle labbra impure”».

Il commento continua dopo il video.

https://youtu.be/20azOpiyT2s

A questa affermazione rispondono i serafini che gli vanno incontro, lo toccano sulla bocca e dicono: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato». Poi – aggiunge il profeta – udii una voce: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: “Eccomi, manda me”.

Concetto che risuona nel salmo che la liturgia ha scelto come risposta a questa lettura: sì, perché il salmo è sempre risposta alla prima lettura, è preghiera che si fa canto: “Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria”. Una chiave di lettura che ci permette così di comprendere meglio il testo del Vangelo: «Stando presso il lago di Gennesaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì su una barca, che era quella di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca». Questi versetti descrivono il contesto in cui avviene la scena. Gesù è seduto e, come un maestro, insegna.

«Finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano…». Al termine della predicazione, Gesù invita Pietro a prendere il largo – Duc in altum. Segue un’inusuale richiesta e colpisce la risposta. Simone e i suoi compagni sono appena rientrati da una notte di fatica, senza aver preso nulla, e partire di giorno è alquanto singolare, dato che si pesca di notte. Eppure, l’esperto pescatore accetta, facendo leva non tanto sulla sua esperienza, ma in virtù di quanto ha ascoltato: “Sulla tua parola getterò le reti”.

Alla vista della grande quantità di pesci, «Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”». Gesù rispose: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. L’evento miracoloso della pesca porta Simone a inginocchiarsi di fronte a Gesù, riconoscendo la propria condizione di peccatore. Esperienza già vissuta dal profeta Isaia, che la liturgia ci ha proposto come prima lettura.

Teniamo presente che il testo di domenica scorsa – che non abbiamo ascoltato perché sostituito con quello della festa della Presentazione di Gesù – ci aveva presentato Gesù nell’atto di predicare nella sinagoga. Oggi lo troviamo lungo le rive del lago. Un dettaglio che suggerisce che Gesù “visita” ogni ambiente di vita: sia esso la sinagoga, la casa o la riva di un lago. Un secondo dettaglio è il fatto che il testo segnala che Simone e compagni stanno riassettando le reti dopo una notte fallimentare. Non è un dettaglio da poco: Gesù entra in questa storia di fatica, di sudore, di delusione… e sceglie questa esperienza come suo “ambone” dal quale narrare la Parola di Dio.

Come con Simone, così con ciascuno di noi: non c’è esperienza di vita che il Signore escluda, non c’è luogo inadatto all’annuncio della Parola. Gesù non attende solo in chiesa, ma fa di ogni luogo un’occasione per fare esperienza di Lui. Gesù mi raggiunge nella mia vita, nella mia casa, nel mio lavoro, nel mio tempo libero… Il tempo feriale è luogo visitato da Dio, e il vivere il tempo festivo (la Domenica) mi offre, da una parte, i criteri per imparare a riconoscere la Sua presenza, e dall’altra, gli elementi per saperLo testimoniare.

Ma il testo del Vangelo ci suggerisce ulteriori riflessioni. Gesù ha invitato Simone – e oggi ciascuno di noi – a “prendere il largo” – Duc in altum. Esci dai tuoi recinti, non accontentarti di quanto hai raggiunto, non fidarti solo della tua esperienza. Fidati… e troverai abbondanza. Esperienza che richiama le nozze di Cana: Maria invitava ad obbedire a Gesù: “Qualunque cosa vi dica, fatela”, e le anfore riempite fino all’orlo di acqua si trasformarono in vino. L’esperienza di Cana, dunque, non è un fatto isolato, ma è il “segno” che sempre contraddistinguerà quanti si fidano di Gesù e gettano le reti della loro vita sulla sua Parola.

Infine, il fatto che Pietro s’inginocchi riconoscendosi peccatore, così come fece Isaia nella prima lettura, ci dice che un autentico incontro con il Signore coincide con lo svelamento della propria condizione di peccatore. Oggi questa condizione è colmata dall’amore misericordioso di Gesù, perché “non sono i sani ad aver bisogno del medico” (Mt 9,12). Gesù è colui che ti guarda in modo nuovo e ti rende capace di rialzarti: “Un cuore affranto tu, o Dio, non disprezzi” (Sal 51,19).

Non ci si può fermare, ripiegare su se stessi: riconoscersi peccatori è il momento propizio per prendere il largo, per fidarsi e andare oltre, non forti della propria esperienza o capacità, ma della Parola di Gesù. Come un tempo, così ancora oggi questa Parola chiede di realizzarsi: “Oggi si è realizzata la Scrittura che avete udita”. Il Signore chiede a ciascuno di noi di poter salire sulla barca della nostra vita, senza preoccuparci se non siamo in ordine, se portiamo con noi le nostre fragilità e il nostro peccato. Gesù non guarda all’apparenza, ma al cuore.

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Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.