Nel testo odierno del Vangelo, il Signore ci ricorda che il compito di annunciare non รจ riservato a pochi eletti, ma รจ rivolto a tutti:
โIn quel tempo Gesรน designรฒ altri settantadue e li inviรฒ a due a due davanti a sรฉโฆโ.
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Innanzitutto ciรฒ che emerge รจ che la missione nasce sempre nel cuore stesso di Dio: โDesignรฒ altri settantadueโ. Il numero rimanda ai settantadue popoli della terra conosciuti e descritti in Genesi 10, e che la missione giungerร fino ai confini della terra dopo la risurrezione di Gesรน (cfr Lc 24,47).
Un secondo dato da sottolineare รจ che allโorigine dellโesperienza cristiana e della missione cโรจ sempre lโincontro con il dolce Volto di Gesรน (cfr domenica scorsa: fissare lo sguardo sul Volto di Gesรน, per poterlo seguire).
Se perdiamo di vista il Volto di Gesรน, rischiamo di credere, e anche illuderci, che la chiamata e la missione siano una cosa nostra. Ma non รจ cosรฌ.
Un terzo particolare รจ il fatto che Gesรน invia i discepoli โa due a dueโ: รจ lโinizio della possibile fraternitร . Non si puรฒ parlare di amore, se non si รจ almeno in due e non ci si ama.Perchรฉ la Parola sia creduta, รจ bene che sia credibile nella vita nostra. Partono a due a due per allenarsi a fare spazio allโaltro.
Questa universalitร della chiamata e missione spiega la gioia espressa dal profeta Isaia, testo scelto dalla liturgia come prima lettura:
โRallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che lโamateโฆSfavillate con essaโฆsarete allattati e vi sazierete โฆโ.
Questa gioia, questa pace, questa gloria arriva con lโannuncio del Vangelo.
Il Vangelo รจ pace, gioia, gloria! E tutti possono e devono portarlo, annunciarlo, testimoniarlo:
โAcclamate Dio, voi tutti della terraโ, recita il versetto del salmo.
โTuttiโ, non solo alcuni. Tutti.
Continua Gesรน nel Vangelo: โLa messe รจ abbondante, ma sono pochi gli operai. Pregateโฆโ.
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Lo diceva un tempo Gesรน, e quanto vale anche oggi: รจ ยซil piccolo greggeยป (Lc 12,32), del tempo di Gesรน e di ogni tempo. Anche il nostro.
E nel mandare, Gesรน dร alcune chiare indicazioni: โCome agnelli in mezzo ai lupiโ; lโespressione non รจ nuova nella Bibbia: la ritroviamo infatti in Isaia: โIl lupo dimorerร insieme con lโagnelloโ (Is 11,6).
Un modo per dire che ci sarร pace tra tutti e che tutti sono invitati a vivere in pace.
โNon portate nรฉ borsaโฆnรฉ bisacciaโฆnรฉ sandaliโ. La borsa serve per mettere i soldi, la bisaccia per il pane e i sandali per il viaggio.
Elementi attraverso i quali Gesรน fa capire di non inseguire progetti e/o compensazioni personali.
Se nel primo punto i discepoli partivano โa due a dueโ, ora sono chiamati a partire โpoveriโ, per imparare a fidarsi di Colui che li ha scelti, chiamati e mandatiโฆ ma anche di coloro che li accoglieranno:
โGuardate i gigli del campoโฆโ (cfr Mt 6,26).
Portare il Vangelo รจ portare Cristo, e non cโรจ pane che tenga, non cโรจ compensazione che tenga: โNon di solo pane vive lโuomoโ (cfr Mt 4,4).
ร Cristo colui che dobbiamo portare con la nostra vita, e, se serve, con le nostre parole, comโera solito dire san Francesco dโAssisi.
A volte rischiamo di ridurre la proposta cristiana a cose da fare, ma non a unโesperienza da vivere:
Gesรน non fa progetti, non offre strategie, non pianifica il cammino.
Lui invita semplicemente a gettare le reti della vita sulla sua Parola; chiede di farsi prossimi (cfr Lc 10,30ss); di condividere con gli altri quanto si ha (moltiplicazione dei pani Mc 6,30-44)โฆ
Questo e nientโaltro insegna con la sua vita, chiede con la sua proposta.
L’annuncio porta pace
Vv. 6-12: โSe vi sarร un figlio della pace, la vostra pace scenderร su di lui, altrimenti ritornerร su di voiโ.
I versetti che seguono mostrano il cuore dellโannuncio: la pace.
Una pace che si fa dono, offertaโฆnon pretesa. Che lascia anche la libertร di dire โnoโ.
La pace, fa capire Gesรน, va sempre data da parte dei discepoli, anche se poi non viene accolta.
Va donata.
E anche se la pace non viene accolta, il discepolo del Signore deve mantenere la pace, perchรฉ la pace non รจ unโidea ma โCristo รจ la nostra paceโ (Ef 2,14).
La pace dunque รจ quel Volto che ci ha conquistati, sedotti e che non possiamo-dobbiamo perdere di vista.
E che puรฒ essere rifiutato.
La vera gioia del discepolo
Vv. 17-19: โI settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: “Signore, anche i demรฒni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse loroโฆNon rallegratevi perรฒ perchรฉ i demรฒni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perchรฉ i vostri nomi sono scritti nei cieliโ.
Qui il discorso di Gesรน raggiunge il suo culmine.
La gioia dei discepoli non รจ il successo per quanto fanno: che sia lo scacciare i demoni o camminare sugli scorpioniโฆ tutte scene che impressionano.
Se pensiamo allโoggi, la gioia non sta nel riuscire in un progetto pastorale, o nellโaver aumentato i fedeli in chiesa o nel gruppo!
La gioia piรน grande รจ che i nostri nomi sono scritti nei cieli, o con un’altra immagine, sulla palma della mano del Signore.
A ribadire che lโorizzonte della vita non sono i risultati umani, ma la gioia che un giorno parteciperemo con il Signore in cielo.
Questa certezza ci renderร liberi dalle fatiche, dai fallimenti ma anche dai successi.
La gioia vera รจ sapere che la vita รจ custodita nelle mani di Dio (cfr Is 49,2.16).
Alla fine, come Gesรน con la sua vita ha narrato il Padre (cfr Gv 1,18), cosรฌ ora ciascuno di noi รจ chiamato a narrare lui con la propria vita (cfr Lc 24,48), a divenire โLettera viventeโฆscritta con lo Spiritoโ (cfr 2Cor 3,1-6).
Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.
