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don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 21 Settembre 2025

Domenica 21 Settembre 2025 - XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Non potete servire Dio e la ricchezza. - Lc 16,1-13

Data:

Continua il nostro cammino con e dietro a Gesù verso Gerusalemme.
Domenica scorsa i testi sono stati sostituiti con quelli della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce: se avessimo invece seguito il calendario ordinario, avremmo ascoltato il capitolo 15 di Luca, dedicato alle tre parabole della misericordia (la pecorella smarrita, la dramma perduta e il figliol prodigo).

La lectio continua dopo il video.

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https://youtu.be/dY84cxkSs64

A questi testi segue quindi l’odierno brano del vangelo, preceduto come sempre dalla prima lettura, oggi tratta dal libro del profeta Amos: “Ascoltate voi che calpestate il povero e sterminate gli uomini… che usate bilance false…”.
Il profeta denuncia l’ingiustizia praticata nei riguardi dei poveri e degli ultimi e mette in guardia i responsabili di tutto questo, ricordando loro – come risponderemo nella preghiera del salmo – che il Signore “Si china a guardare sulla terra… solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia rialza il povero”.

Con questa premessa che la liturgia ci dona, anche il testo del vangelo, che può apparire “strano”, si fa chiaro.
v.1: «Diceva anche ai discepoli: “Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”».

Se andiamo al versetto 14, che la liturgia non presenta oggi dato che si ferma al versetto 13, noteremo che il contesto è lo stesso di domenica scorsa: “I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di lui” (Lc 16,14).
Capiamo quindi che il tema odierno è continuazione del tema dedicato alle tre parabole della misericordia.

vv. 3-7: «L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.

Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”».

L’amministratore comincia a pensare al suo avvenire, cercando di trovare qualunque stratagemma che gli permetta di guardare con serenità al suo futuro.
Se teniamo presenti le parabole che avremmo dovuto ascoltare domenica scorsa, allora diventa più comprensibile il testo.

Nelle tre parabole della misericordia emergeva la difficoltà di un pastore che non trovava la pecora; quella di una donna che non trovava una moneta; quella di un figlio in difficoltà perché lontano da casa.
Oggi vediamo la difficoltà di un amministratore disonesto che, scoperto dal suo padrone, si ritrova senza un lavoro.

“Domenica” il figlio minore e oggi l’amministratore disonesto “rientrano in loro stessi”.
Lo fanno una volta che toccano il fondo. Ebbene, questo amministratore reagisce prima con lucidità, riconoscendo i propri limiti: “Zappare non ne ho forza; mendicare mi vergogno…” (v.3).
E poi agisce con astuzia, derubando il padrone.

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vv. 8-13: «Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.

Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?
E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”».

A prima vista ci si potrebbe domandare come mai il padrone lodi la scaltrezza di questo amministratore che salda i debiti sottraendoli alla sua stessa cassa.
Ma se teniamo presente l’orizzonte delle parabole della misericordia, la ricchezza del padrone non è tanto il denaro, quanto il tanto amore con il quale ci ha amati.

È la misericordia la ricchezza di Dio. E il padrone – Dio – dà all’amministratore anche il tempo necessario per sistemare le cose: c’è sempre tempo per rimettersi in ordine, ritrovare la via.
Ciò che conta è non restare bloccati o prigionieri del proprio debito di carità-misericordia verso gli altri.

L’amministratore capisce che la vera ricchezza non sono i beni, ma le relazioni, l’amicizia, la fratellanza.
Quello che fa alla fine è liberare gli amici dall’oppressione dei debiti, dal sentirsi in colpa.

La ricchezza alla quale fa riferimento il Signore non è solo o non è tanto il denaro, ma prima di tutto è il bene sommo che è la vita, della quale un giorno dovremmo renderne conto a chi ce l’ha donata, a Dio.
Alla fin fine ci verrà richiesto se abbiamo usato la ricchezza della nostra vita solo per arricchirci o se l’abbiamo usata per rendere felici chi avevamo accanto, a cominciare dai poveri e ultimi, anche perché saranno questi ad accoglierci nel regno dei cieli.

Non si tratta di mettere la testa sotto il cuscino o di scappare dalle nostre responsabilità.
Il Signore, come abbiamo visto nel vangelo, dona anche a noi il tempo per convertirci, per recuperare nell’amore, per farci amici veri, i soli capaci di colmare di senso e gioia la fame del nostro cuore.

Se ho causato lacrime, imparare a rendere felici coloro che mi stanno accanto; se ho sottratto, donare a chi è nel bisogno; se ho ferito con la parola, riconciliare nell’amore…

Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.