- Pubblicità -

don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 19 Gennaio 2025

Celebriamo la II domenica del Tempo Ordinario (T.O.); la prima è sempre sostituita dalla festa del Battesimo di Gesù, che di fatto introduce il Tempo Ordinario. Un modo per dire che il Bimbo adorato nella notte di Natale ora chiede di essere seguito e imitato, e il Battesimo è l’inizio di quel cammino. Il testo del vangelo, come ogni domenica, viene introdotto dalla I lettura, dove ci viene offerta la “chiave” per leggere e interpretare il vangelo stesso.

Il commento continua dopo il video.

https://youtu.be/ge0GAoYHQM4

Il profeta, sentinella per il popolo, non ha mai smesso di ricordare che per accogliere il Signore è necessario porsi in atteggiamento di attesa e vigilanza, come lo sposo che attende la sposa per fare festa insieme: “Per amore di Sion non tacerò… Nessuno ti chiamerà più Abbandonata… ma sarai chiamata Mia Gioia…”. Un’esperienza di gioia che la liturgia prolunga nel testo del salmo 96: non dimentichiamo che il salmo è la risposta in preghiera alla I lettura: “Cantate al Signore un canto nuovo…”.

Andare incontro al Signore Gesù, stare con Lui, imparare da Lui è un’esperienza di gioia, di festa che non va relegata o confinata nelle feste natalizie, ma deve permeare tutto l’anno. La Mia Gioia non sono tanto le luci di Natale e il clima di festa, ma è Gesù stesso, come si evince anche dal tono festoso riportato nella pagina evangelica: «Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù… Venuto a mancare il vino, la madre disse a Gesù: “Non hanno vino”…. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”».

La prima manifestazione di Gesù, come annunciato da Isaia, avviene in un contesto di nozze. È Lui a colmare la mancanza di gioia, espressa attraverso la mancanza di vino, simbolo della gioia. Ma non solo. Dato che il numero perfetto è 7, dire che c’erano 6 anfore sta ad indicare imperfezione: è l’imperfezione dell’uomo, sempre alla ricerca di quell’1 mancante, di quel di più che il cuore cerca.

La festa della vita ha sempre dei limiti, incontra sempre difficoltà, crisi che non sono errori ma parte stessa della vita. In questo modo le crisi, che in un primo momento possono apparirci come dei tunnel senza fine, in realtà possono diventare dei ponti che ci aprono verso nuovi incontri ed esperienze. Forse anche noi rischiamo di illuderci che il “vino” non si esaurisca mai, che la gioia e la serenità conquistate siano esperienze granitiche. Ma non è così! Perché comunque restano esperienze umane, contrassegnate dal limite.

Le anfore di pietra – contenevano circa 100 litri – servivano per la purificazione, ma se ora sono vuote non servono a nulla! Ci sono dunque sei anfore (numero imperfetto) e pure vuote, quindi inutili e ingombranti. Attraverso questo simbolismo, Gesù vuole aiutarci a comprendere che le “regole” alle quali ci si attiene sono ormai “svuotate” di ogni significato, e non basta osservare esteriormente le regole se non si cambia il cuore! (cfr Mt 23: i farisei osservano ma poi fanno quello che vogliono!). Con l’invito di Gesù a riempire le anfore di acqua e la sua trasformazione in vino, Gesù si rivela come colui che dona la “regola nuova”.

Lui è lo Sposo che riempie l’anfora del cuore con la sovrabbondanza della sua gioia; Lui è il solo che può dare una direzione nuova alla vita, e il suo donarsi in croce, dove sgorgherà dal suo costato sangue e acqua, è sigillo delle nozze e dell’amore eterno (cfr la colletta anno c).

In tutto questo un ruolo importante lo ha Maria, la Madre di Gesù. È la sola che legge bene la situazione, che coglie la mancanza, che sa chiamare per nome le cose, che intercede presso il Figlio: “Non hanno più vino”. Maria è colei che con verità dice anche a noi come stanno le cose: nella vita c’è sempre qualcosa che manca, c’è una nostalgia di gioia, di bene, di bello.

C’è un di più che cerchiamo, che desideriamo, ma che non si raggiunge da soli. Rischiamo anche noi di circondarci di “anfore di pietra” ingombranti e inutili: soluzioni che non portano a nulla, piaceri illusori che stordiscono (cfr Gn 3), ma non colmano la sete di pienezza che ci portiamo dentro. Rischiamo di restare intrappolati nell’acqua della tristezza, del timore, dello scoraggiamento, della routine… e di non cogliere che c’è il vino della fiducia, della speranza, del coraggio. Il vino della fantasia che solo Dio sa suscitare/donare nei cuori dei suoi amici.

C’è poi una seconda parola di Maria: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Maria sprona a fidarci della Parola, a fare come lei: “Si compia in me secondo la tua parola” (Lc 1). A non spaventarsi, a non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento. Quel di più che cerchiamo e che da soli non riusciamo a ottenere ce lo può procurare solo Gesù, il quale non ci chiede di stravolgere la vita, ma di vivere questa vita concreta, anche se fragile e limitata, e di fidarci di Lui.

- Pubblicità -

In fondo Gesù non elimina le anfore, ma le utilizza in modo nuovo. Così fa con la nostra vita, la quale ai nostri occhi può sembrare inutile, fragile, ingombrante… (come le anfore) ma che, se messa nelle sue mani, può diventare fontana di serenità e gioia che zampilla.

Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.