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don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 12 Ottobre 2025

Continua il cammino di Gesù verso Gerusalemme e, dietro a Lui, continua il nostro cammino.  In questo percorso educativo, accanto al tema della fede, affrontato domenica scorsa, oggi s’inserisce il tassello  della gratitudine. Un tema che troviamo presente sia nella prima lettura che nel vangelo. In entrambe le scene  bibliche, alcuni uomini vengono guariti dalla lebbra e riconoscono l’iniziativa di Dio. Ma non tutti. Entriamo a questo punto nel testo evangelico.  

La lectio continua dopo il video.

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https://youtu.be/8zRq4Qkco0o

«Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li vide, Gesù disse loro: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono purificati».

Il comportamento dei lebbrosi è secondo la legge (cfr Lev 13,4ss) che richiedeva distanza e isolamento da familiari e dal villaggio per evitare il diffondersi della malattia. Ma non si trattava solo di malattia fisica; a quel tempo si riteneva che la lebbra fosse un castigo per i peccati commessi (cf. Nm 12,14).

Gesù li ascolta e li manda ai sacerdoti, i quali dovevano certificare la guarigione (cfr Lev 14,2). Il fatto particolare è che questi non vanno dai sacerdoti perché già guariti, ma perché gliel’ha detto loro Gesù. Solo mentre essi andavano, si sono ritrovati purificati/guariti. Ritorno sul concetto sopra riportato riguardo il valore del cammino: strada facendo guarisci, non devi prima guarire e poi seguire Gesù.

Ripensiamo all’apostolo Pietro: ha lasciato le reti non perché perfetto, ma perché Gesù lo ha chiamato a divenire pescatore di uomini (cfr Lc 5,1-11). Lo stesso Pietro riconoscerà per primo chi è Gesù (cfr Mc 8,27ss), ma sarà proprio lui poco dopo ad essere di scandalo per il Maestro (cfr Mt 16,23) e a rinnegarlo tre volte (cfr Lc 22,54ss). E Gesù che fa? Lo recupera nell’amore: “Mi ami tu?” (Gv 21). E Gesù gli dirà ancora: “Seguimi” (Gv 21,19). Anche qui Gesù non rinfaccia nulla a Pietro e non lo ostacola: lo invita a seguirlo, sapendo che finché terrà lo sguardo in Lui, vincerà, ma se allontana lo sguardo, affogherà nelle sue difficoltà (cfr Mt 14,28.31).

Gesù sa che Pietro – come ciascuno di noi – può amarlo solo di amore umano, e quindi un amore ferito dal peccato, segnato dalla fragilità. Ma per chi crede in Dio, per chi a Lui si affida, tutto diventa possibile (Mc 14,14-39). Ripensiamo allora alla lebbra del peccato, della debolezza, dell’incoerenza… Quante volte ci ritroviamo “ai bordi della nostra vita” perché capiamo di aver mancato nell’amore; quante volte la lebbra della vergogna per quanto compiuto non ci fa alzare lo sguardo di fiducia verso il Signore; quante volte ci ritroviamo schiacciati dal senso di colpa per il male commesso, anche piccolo e minimo ma ingigantito dal maligno che è in noi.

Quante volte temiamo di non essere “degni” di seguire il Signore o di non poterLo accogliere sotto il tetto della casa della nostra vita. Oggi il Signore c’invita a non temere, e come i lebbrosi a gridare con fiducia: “Gesù Maestro, abbi pietà di noi”. E a continuare a seguirLo, perché Gesù ci ha amati per primo (Gv…), ha dato la vita quando ancora eravamo peccatori-lebbrosi, non ha atteso la nostra perfezione! In fondo, come ricorda san Bernardo, “Mentre diventiamo conformi a Cristo, siamo trasformati”, cioè mentre stiamo dietro a Lui, con Lui… da Lui siamo trasformati. Non viceversa!

vv. 15-19: «Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, 16e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 17Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? 18Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. 19E gli disse: “Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!“.

Uno solo dei dieci lebbrosi guariti, un samaritano, torna indietro. Sotto un certo punto di vista disobbedisce a quanto Gesù ha chiesto loro: “Andate a presentarvi dai sacerdoti”. Questo samaritano sa bene che era lebbroso e che solo nell’obbedienza alla Parola di Gesù, si è ritrovato guarito. Torna indietro perché riconosce di non aver bisogno delle parole dei sacerdoti, quanto di Colui che con la sua Parola lo ha guarito.

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Potremmo dire che il samaritano si è lasciato sorprendere dalla grazia, a differenza degli altri nove che ritengono che la guarigione sia semplicemente un atto dovuto, come qualcosa che spetta a loro perché parte del popolo eletto! Ma osserviamo ancora il samaritano: se prima i dieci si sono rivolti a Gesù chiamandolo Maestro, ora questo samaritano torna indietro “Lodando Dio…e prostrandosi davanti a Gesù”. Se prima il suo atto di fede è stato posto su una parola, “Andate dai sacerdoti…”, ora invece si pone di fronte a Colui che è la Parola, il Signore.

Recandosi da Gesù senza andare prima al tempio a mostrarsi ai sacerdoti, egli confessa che ormai la presenza di Dio ha trovato nella persona di Gesù il suo tempio (cf. Gv 2,21), la sua manifestazione piena e definitiva. Così dieci sono stati guariti, ma uno solo è stato salvato “Alzati e va’, la tua fede ti ha salvato”.

E noi, quanto crediamo nella Parola che ascoltiamo; quanto peso diamo alla Parola tanto da “obbedirvi” con fiducia e disponibilità. Quante volte siamo capaci di tornare a Colui che rende bella la vita: chiediamo la grazia, ma poi torniamo a ringraziare? Chiediamo qualunque cosa, ma poi torniamo per dire grazie a Colui che l’ha resa possibile?…o riteniamo tutto un atto dovuto!

Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.