Celebriamo oggi la solennitร dellโAscensione, anche se liturgicamente si sarebbe dovuta celebrare giovedรฌ scorso, cioรจ esattamente 40 giorni dopo la risurrezione di Gesรน.
Prima di soffermarci sui testi di questa domenica, vorrei volgere lo sguardo al cammino che la liturgia ci ha fatto fin qui percorrere, per rivedere insieme il volto della Comunitร dei discepoli del Risorto che la liturgia ha tratteggiato lungo questo cammino.
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Tutto ha avuto inizio con una pietra rotolata via dal sepolcro, di fronte alla quale prima le donne e poi alcuni discepoli, dopo un momento di smarrimento, cominciano a correre per annunciare che Gesรน รจ vivo, รจ risorto (domenica di Pasqua). Un fatto di tale portata che non รจ sempre facile comprendere/credere, come ha dimostrato la fatica dellโapostolo Tommaso (II domenica di Pasqua), e quella dei discepoli che tornano a pescare (III domenica).
Proprio perchรฉ non sempre siamo capaci di percorrere la Via indicata, Gesรน stesso si รจ fatto nostra Guida e nostro Pastore, prendendoci per mano, custodendoci tra le sue mani (IV domenica), fino a mettere nelle nostre mani, seppur fragili, il suo stesso amore, come cartina di tornasole per essere riconosciuti cristiani (V domenica).
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Un comandamento, quello dellโamore, che prima di tutto รจ un dono del Signore rafforzato dalla promessa che saremo rivestiti dallโalto, dallo Spirito Santo, colui che diverrร nostro Maestro interiore e Consigliere ammirabile (VI domenica).
Se notiamo, il Signore in queste domeniche ci ha preparati alla vita, perchรฉ la potessimo vivere da discepoli del Risorto, assicurandoci di restare sempre con noi, Lui che รจ lโEmmanuele, il Dio-con-noi. Sempre. โEd ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondoโ (Mt 18,20).
ร questa Presenza che renderร i discepoli, e oggi noi, capaci di diffondere fino ai confini del mondo il profumo del Vangelo.
Il vangelo inizia presentandoci lโincontro tra Gesรน risorto e i suoi discepoli, aiutandoli a far memoria di quanto aveva loro detto: โIl Cristo patirร e risorgerร dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccatiโฆโ.
In questo modo Gesรน fa capire ai discepoli, e oggi a ciascuno di noi, che lโesperienza vissuta con Gesรน non รจ una parentesi della vita, ma il fulcro dellโannuncio, infatti aggiunge loro: โDi questo voi siete testimoniโ.
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E per rendere i discepoli idonei al compito affidato, fa loro una promessa: โEcco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promessoโฆโ. I discepoli sono dunque degli โinviatiโ, non in virtรน delle loro forze, ma perchรฉ โ continua il testo del vangelo โ โRivestiti di potenza dallโaltoโ.
E con questa promessa Gesรน, innanzi ai discepoli, sale al cielo: โLi condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccรฒ da loro e veniva portato su in cielo (cfr 2Re 2,1-14). Ed essi si prostrarono davanti a luiโ.
Potremmo quasi dire che con lโAscensione Gesรน ha concluso il suo Esodo ed รจ tornato alla Casa del Padre, la Terra promessa verso la quale noi tutti aneliamo, come ricorda anche la seconda lettura tratta dalla lettera agli Ebrei: โnon รจ entrato in un santuario fatto da mani dโuomoโฆ ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favoreโ.
Vivere fissando il cielo non significa allora vivere fuori dalla realtร o, come si dice, vivere con la testa tra le nuvole! Vivere fissando il cielo significa avere il Cielo come Meta e Gesรน come Maestro, perchรฉ รจ il solo che ha tracciato la Via per salirvi.
Guardare al Cielo significa lasciarsi orientare dalle cose di Dio. Vivere fissando le stelle del cielo significa ricordarsi che Dio รจ Padre e fa ogni cosa con amore.
Significa che la nostra vita รจ un puntino di fronte lโimmensitร del creato, eppure siamo fatti poco meno degli angeli! Significa comprendere che al di lร di quanto viviamo, siamo fatti per il Cielo!
Saremo deboli, fragili, traditori o rinnegatori, peccatoriโฆ ma nessuno ci toglie che siamo fatti per il cielo! Questo siamo chiamati a portare agli altri: qui, oggi siamo chiamati a far risplendere quei cieli nuovi e terra nuova che Gesรน ha inaugurato e oggi affidato alle nostre mani.
Farlo dentro questa vita concreta, reale: โVoi restate in cittร โ, dice Gesรน nel vangelo (v. 49b). La vita quotidiana chiede di farsi tempio affinchรฉ ciascuno, nel rispetto della vocazione ricevuta, possa divenire segno, scheggia di Dio dentro la famiglia, il lavoro, il tempo libero.
Ogni nostra azione รจ e sempre sarร accompagnata dalla benedizione di Dio: โMentre li benediceva, si staccรฒ da loro e veniva portato su, in cieloโ (v 51). Questโazione รจ continua, non si ferma mai.
Il Signore ci accompagna con la sua benedizione, e noi siamo chiamati a divenire benedizione per gli altri.
Allora comprenderemo ancora di piรน il nostro ritrovarci alla domenica attorno allโEucaristia, quando ci ritroviamo insieme per narrare quanto Dio ha compiuto tra noi durante la settimana; quanto noi, purtroppo, siamo stati di ostacolo a Dioโฆ e qui chiediamo perdono.
Ci poniamo cosรฌ ancora una volta in ascolto della Parola, affinchรฉ il Signore faccia luce in noi, per poi partecipare alla sua unica offerta, nel pane e nel vino che diventano corpo-sangue, cibo per il cammino verso il Cielo.
E cosรฌ, forti di questo Avvenimento cosรฌ antico e cosรฌ nuovo, partire, andareโฆ La Messa รจ finita: non perchรฉ tutto si conclude, ma perchรฉ tutto ha inizio: andate, ha inizio la missione.
Ha inizio il compito di portare agli altri raggi di luce e di speranza, di pace e di serenitร forti del fatto che siamo โrivestiti dallโaltoโ (v. 49).
E allora, occhi verso il cielo e piedi ben radicati a terra, per amare in terra come Gesรน ci ha amati.
Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.
