Nella 26.ma Domenica del Tempo ordinario, la liturgia ci presenta il passo del Vangelo in cui Gesรน racconta una parabola ai principi dei sacerdoti: due figli sono chiamati dal padre a lavorare nella sua vigna. Il primo dice di sรฌ, ma poi non ci va. Il secondo dice di no, ma poi pentitosi, ci va. Quindi dice:
โIn veritร vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dioโ.
Su questo brano evangelico, ascoltiamo il commento di don Ezechiele Pasotti, prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario โRedemptoris Materโ di Roma:
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La parabola di oggi ci tocca direttamente. A noi cristiani, come agli Ebrei, รจ stata rivolta la chiamata del Signore ad andare a lavorare nella Vigna. E noi ogni giorno possiamo rispondere: โNo, non ci vadoโ, ma poi pentirci ed andare, oppure: โSรฌ, ci vadoโ, e poi non andare. ร il mistero della libertร dellโuomo: possiamo liberamente collaborare con Dio alla nostra salvezza, o liberamente farci condannare, non prendere Dio sul serio, o pensare di averlo in tasca, perchรฉ tanto noi siamo giร cristiani. Il Padre Cantalamessa commenta: โQuesta parabola di Gesรน deve far riflettere attentamente – e anche tremare di paura – noi cristiani. Per molti aspetti, noi siamo, infatti, nelle condizioni di spirito degli ebrei.ย Noi siamo il figlio cui Dio si รจ rivolto per primo chiamandolo a lavorare nella sua Vigna, cioรจ nella Chiesa. Noi siamo coloro che hanno detto una volta di sรฌ. Abbiamo detto di sรฌ con il battesimo e quanti altri โsรฌโ impliciti proferiamo nella nostra vita cristiana! Ma spesso questo โsรฌโ copre solo il rifiuto reale e crea una mentalitร ipocrita. Il rischio รจ che noi ci facciamo una psicologia di salvati per diritto, di privilegiati della salvezzaโฆโ, ma senza nessuna conversione seria, senza accogliere la vita di Dio, vivendo con superficialitร diabolica nella mentalitร del mondo, con i cosiddetti โvaloriโ del mondo. Oggi la parola del Signore non ammette scuse: o entriamo in obbedienza alla fede, o i pubblicani e le prostitute ci precedono nel regno di Dio.
Fonte: Radio Vaticana
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