Tempo Ordinario I, Colore Verde – Lezionario: Ciclo A, Salterio: sett. 2
Scelti nel silenzio, custoditi dalla misericordia
La Parola di oggi ci conduce in luoghi apparentemente marginali: una caverna nel deserto, un grido che nasce dalla paura, una montagna scelta da Gesù. Eppure è proprio lì che Dio rivela il suo modo di agire: non nella forza che schiaccia, ma nella misericordia che salva; non nel rumore, ma nel silenzio che chiama per nome.
1Sam 24,3-21
Non stenderò la mano su di lui, perché egli è il consacrato del Signore.
Dal primo libro di Samuèle
In quei giorni, Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli. Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c’era una caverna. Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna.
Gli uomini di Davide gli dissero: «Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: “Vedi, pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi”». Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere. Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. Poi disse ai suoi uomini: «Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore». Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via.
Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!». Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”? Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: “Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore”. Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c’è in me alcun male né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla. Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti; ma la mia mano non sarà mai contro di te. Come dice il proverbio antico:
“Dai malvagi esce il male,
ma la mia mano non sarà contro di te”.
Contro chi è uscito il re d’Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce. Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi liberi dalla tua mano».
Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: «È questa la tua voce, Davide, figlio mio?». Saul alzò la voce e pianse. Poi continuò rivolto a Davide: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male. Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso. Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada? Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi. Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani il regno d’Israele».
Parola di Dio.
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Dal Sal 56 (57)
R. Pietà di me, o Dio, pietà di me.
Oppure:
R. A te mi affido: salvami, Signore.
Pietà di me, pietà di me, o Dio,
in te si rifugia l’anima mia;
all’ombra delle tue ali mi rifugio
finché l’insidia sia passata. R.
Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio che fa tutto per me.
Mandi dal cielo a salvarmi,
confonda chi vuole inghiottirmi;
Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà. R.
Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
Grande fino ai cieli è il tuo amore
e fino alle nubi la tua fedeltà. R.
Vangelo del giorno di Mc 3,13-19
Chiamò a sé quelli che voleva perché stessero con lui.
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.
Parola del Signore.
Ascolta il commento
Nella penombra di una caverna, Davide ha davanti a sé la possibilità di cambiare il corso della propria storia. Saul, il suo persecutore, è vulnerabile, alla sua mercé. Eppure Davide si ferma. Non alza la mano, non si prende ciò che potrebbe apparire come un diritto. In quel silenzio carico di tensione, Davide riconosce che la vita dell’altro non gli appartiene. Sa di essere stato scelto da Dio, ma non vuole diventarlo passando sopra la misericordia. La sua grandezza nasce qui: nel rispetto del tempo di Dio, nella rinuncia alla vendetta, nella fiducia che il Signore vede e giudica con giustizia.
Questo gesto non è debolezza. È fede adulta. Davide ci mostra che il vero potere non sta nel colpire, ma nel custodire. La caverna, luogo oscuro e chiuso, diventa spazio di rivelazione: è lì che il cuore viene messo alla prova, è lì che si sceglie se vivere secondo l’istinto o secondo Dio.
Il Salmo raccoglie l’eco di questa esperienza interiore. È la preghiera di chi è braccato, ma non disperato; ferito, ma non senza speranza. «Pietà di me, o Dio»: non è il grido di chi si arrende, ma di chi si affida. Il salmista non nega il pericolo, non minimizza la paura, ma la depone davanti al Signore. E mentre tutto intorno sembra minaccia, nasce una certezza nuova: Dio è rifugio, come ali sotto cui ripararsi. La fiducia non cancella l’angoscia, ma la attraversa. E proprio lì, nel cuore della notte, la lode comincia a germogliare.
Infine, il Vangelo ci porta su una montagna. Anche qui, come nella caverna, c’è una separazione: Gesù sale, chiama, sceglie. Non convoca folle, non cerca consenso. Chiama “quelli che voleva”. Li chiama a stare con lui, prima ancora che a fare qualcosa per lui. È una scelta che nasce dall’intimità, non dall’efficienza. I Dodici vengono chiamati per condividere la vita di Gesù, per imparare il suo sguardo, il suo modo di amare, il suo stile fatto di misericordia e verità.
Tra loro ci sono fragilità, caratteri diversi, persino future infedeltà. Eppure Gesù non si tira indietro. Li sceglie così come sono, li affida alla pazienza del cammino. Anche qui, come per Davide, l’elezione non è un privilegio da difendere, ma una responsabilità da vivere nel servizio.
Caverna, salmo, montagna: luoghi diversi, un unico filo. Dio forma il suo popolo non attraverso gesti clamorosi, ma nel segreto delle scelte interiori. Ci insegna che la vera sequela nasce quando impariamo a non prendere la vita dell’altro, a consegnare la paura nelle sue mani, a rispondere alla chiamata restando con Lui.
🌿 Commento finale
La Parola di oggi ci invita a fidarci del modo discreto con cui Dio opera. Nel silenzio, nella misericordia e nella chiamata personale, il Signore continua a plasmare cuori liberi, capaci di amare senza possedere e di seguire senza pretendere.
