Commento alle letture della liturgia del 2 Febbraio 2026

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Tempo Ordinario IV, Colore Verde – Lezionario: Ciclo A | Anno II, Salterio: sett. 4

La Luce che entra nel Tempio

In questo giorno della Candelora, la liturgia ci invita a contemplare un mistero di luce. Il profeta Malachia annuncia la venuta del Signore al suo tempio, la Lettera agli Ebrei rivela la solidarietà divina con la nostra fragilità, e il Vangelo di Luca racconta la presentazione di Gesù. Questi testi sono un unico filo spirituale: il mistero di un Dio che si fa carne per purificarci e redimerci.

Ml 3,1-4 oppure Eb 2,14-18

Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate.
Dal libro del profeta Malachìa

Così dice il Signore Dio:
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».

Parola di Dio.

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Oppure:

Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.
Dalla lettera agli Ebrei

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e aver sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Parola di Dio.

Dal Sal 23 (24)

R. Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia. R.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria. R.

Vangelo del giorno di Lc 2,22-40

I miei occhi hanno visto la tua salvezza.
Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore –  come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo 
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore.

“Subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate”. Malachia annuncia un fuoco purificatore, un setaccio divino. Ma chi può sopportare il giorno della sua venuta?

Eppure, quando quel giorno arriva, il Signore entra nel tempio in modo sorprendente: non come guerriero maestoso, ma come bambino fragile tra le braccia di Maria. L’umile offerta dei poveri: due tortore. Dio sceglie la semplicità, la piccolezza.

La purificazione non avviene attraverso il fuoco che distrugge dall’esterno, ma attraverso l’incarnazione. Come ci ricorda la Lettera agli Ebrei, Gesù doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, essere messo alla prova come noi, per diventare misericordioso. Il fuoco purificatore è l’amore che assume la nostra natura, che condivide le nostre prove, che abbraccia la morte per liberarci.

“Poiché egli stesso ha sofferto la prova, può venire in aiuto a quelli che subiscono la prova”. Quel bambino è il Dio-con-noi. Non giudica da lontano, ma condivide da vicino. Non brandisce la spada, ma offre se stesso.

Nel tempio, due anziani riconoscono ciò che altri non vedono. Simeone prende tra le braccia il bambino e canta: “I miei occhi hanno visto la tua salvezza, luce per rivelarti alle genti”. Ecco la luce delle candele: il Messia che illumina le tenebre, il Verbo che squarcia l’oscurità del peccato e della morte.

Anna, la profetessa, lodava Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione. Questi due anziani rappresentano Israele che veglia e finalmente vede.

Ma Simeone aggiunge una parola che trafigge: “Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti, e anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Questa luce chiede una risposta: accoglienza o rifiuto. Maria stessa sarà associata al destino del figlio.

Il fuoco purificatore diventa l’amore crocifisso. Dio purifica dall’interno, entra nella fornace della nostra sofferenza, assume la nostra carne mortale per liberarci dalla morte.

Il Salmo 23 illumina questo mistero: il Creatore entra nella sua creazione come creatura. Il Signore della gloria si fa servo. Colui che ha assunto la nostra natura ha aperto le porte eterne perché il Re della gloria possa entrare.

🌿 Commento finale

In questo giorno di luce, portiamo a casa una verità luminosa: Dio non ci purifica dall’esterno con il fuoco del giudizio, ma dall’interno con il fuoco dell’amore incarnato. È entrato nel tempio della nostra umanità come bambino povero, perché nessuno potesse dire: “Dio non mi capisce”.

Come Simeone e Anna, siamo chiamati a riconoscere questa luce, ad accoglierla. Portiamola nelle nostre case, nelle nostre famiglie: è la luce di Cristo che sempre viene incontro a chi lo cerca con cuore sincero.

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