Tempo Ordinario XXXII, Colore verde – Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 4
Cari fratelli e sorelle, accostiamoci con il cuore aperto alla Parola che oggi ci viene dono. Lasciamoci guidare in un ascolto attento e in una riflessione silenziosa: che lo Spirito del Signore apra i nostri occhi e i nostri cuori per riconoscere la Sua voce.
- Pubblicità -
Sap 2,23-3,9
Agli occhi degli stolti parve che morissero, ma essi sono nella pace.
Dal libro della Sapienza
Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.
Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento li toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero,
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza resta piena d’immortalità.
In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé;
li ha saggiati come oro nel crogiolo
e li ha graditi come l’offerta di un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno,
come scintille nella stoppia correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità,
i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui,
perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti.
Parola di Dio.
Dal Sal 33 (34)
R. Benedirò il Signore in ogni tempo.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.
Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo. R.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti. R.
Vangelo del giorno di Lc 17,7-10
SAN MARTINO DI TOURS, VESCOVO – MEMORIA
Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
Parola del Signore.
Questa pagina di testo sacro ci pone davanti a tre immagini: l’uomo creato «per incorruzione» (Sap 2,23), l’invocazione fiduciosa del salmista (“Signore, sii il mio ricetto”, Sal 33) e la chiamata all’umile servizio che il Signore rivolge al discepolo (“Noi siamo servi inutili”, Lc 17,10). Insieme, queste letture ci conducono sulla via della fiducia e della resa al Signore.
Nel primo brano della Sapienza, cogliamo la bellezza originaria dell’uomo: «Dio lo creò incorrotto, lo fece a immagine della sua propria eternità». (Sap 2,23) Anche se la morte è entrata nel mondo, pur per invidia del diavolo, la sapienza ci assicura che «le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento le toccherà». (Sap 3,1) È una luce calda che viene a rischiarare la notte della nostra paura, una promessa che l’essere umano non è un prodotto dello scarto, ma un disegno amato. Possiamo immaginarci – come in un dipinto – l’alba che filtra attraverso le nuvole dopo una tempesta: quell’alba è la nostra speranza di vita eterna, radicata nell’azione di Dio che ci ha creati per l’immutabile. Per questo il salmista alza la sua voce al Signore, rifugio e forza, sicuro aiuto nella prova.
Nel Salmo 33, mentre pregavamo «Signore, salva il tuo popolo», ci affidiamo alla protezione del Signore come il popolo di Israele che trovava in Lui la sua fortezza. Ogni parola del salmo ci ricorda che la nostra vita non è affidata al capriccio delle circostanze, ma alla fedeltà di un Dio che salva, che ascolta, che accoglie. Possiamo evocare l’immagine di un vento leggero che spazza via le brume: così il Signore disipa le nostre ansie, ci libera dalle tenebre del dubbio, ci invita a rinnovare la fiducia.
E giungiamo al brano del Vangelo di Luca: Gesù dice ai discepoli che, quando avranno compiuto tutto ciò che era loro comandato, dovranno dire: «Siamo servi inutili; abbiamo fatto solo quanto dovevamo fare». (Lc 17,10) È una parola che squassa le nostre ambizioni, che rimuove ogni velleità di riconoscimento personale e ci invita a servire con umiltà. Non si tratta di un invito alla passività, ma di un richiamo ad accogliere la nostra condizione di creature che devono tutto a Dio, non pretendendo nulla per sé. In questa prospettiva, l’«utilità» del discepolo non è misurata da quanto ottiene o da quanto viene lodato, ma dal fatto che è stato chiamato ad essere presenza del Signore nel mondo, a tradurre l’amore ricevuto in gesti concreti.
Unendo i tre brani, percepiamo un movimento: creazione – affidamento – servizio. Dio ci ha creati per l’eternità; noi rispondiamo fidandoci di Lui; e poi viviamo questa fiducia servendo, senza cercare somme o ricompense, ma solo affidandoci al Suo amore. L’uomo creato «a immagine dell’eternità» ci ricorda che oltre la fatica, la paura, le nostre fragilità, c’è una meta che non tramonta. Il salmo ci fa ritornare al rifugio, ci risveglia alla speranza. E il Vangelo ci radica nel presente, nella scelta quotidiana di dire: “Signore, eccomi, servo inutile, ma tuo”.
Immaginiamo allora un suolo arato, un campo che ha ricevuto la semina; la brina dell’alba che sfuma; mani semplici che si porgono per servire il pane e l’acqua. In quel campo siamo noi, creati per l’incorruttibilità, chiamati a fidarci del Signore e ad agire in umiltà. Non è solo un sentimento, ma una decisione: rispondergli oggi con il sí del cuore e con le mani al lavoro.
E se capiterà che ci sentiamo fragili, impreparati, come servi che non meritano nulla, possiamo ricordare che il Padre non chiama perfetti ma disponibili. E l’amore che Egli impone non è oneroso: è un dono che ci rende liberi. Accogliamo allora la voce che ci chiede di stare nel servizio, non per vanagloria, ma per amore. E riconosciamo che ogni nostra opera, anche la più piccola, diventa parte di quella promessa che abita in noi fin dalla creazione: siamo fatti per l’incorruttibilità, siamo amati, siamo inviati.
🌿 Commento finale
In sintesi: oggi la Parola ci ha ricordato che siamo creati per la vita eterna, chiamati a rifugiarci in Dio e inviati a servire con cuore umile. Custodiamo questo messaggio: creati per l’eternità, confidanti nel Signore, servi fedeli e umili. Possiamo così vivere ogni giorno come protagonisti non della nostra gloria, ma della Sua misericordia. Amen.
