Tempo Ordinario IV, Colore Verde – Lezionario: Ciclo A | Anno II, Salterio: sett. 1
Il cuore che prega e il cuore che si perde
Le letture di oggi ci portano dentro il tempio, nel luogo della preghiera. Ma proprio lì emerge una domanda decisiva: dove abita davvero Dio? Nei riti, nelle parole, nelle tradizioni… o nel cuore dell’uomo? La liturgia ci accompagna in un cammino che dalla preghiera solenne conduce alla verità più profonda.
- Pubblicità -
1 Re 8,22-23.27-30
Dal primo libro dei Re
In quei giorni, Salomone si pose davanti all’altare del Signore, di fronte a tutta l’assemblea d’Israele e, stese le mani verso il cielo, disse:
“Signore, Dio d’Israele, non c’è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l’alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore.
Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito!
Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò il mio nome!”. Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo.
Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona!”.
Parola di Dio.
Sal 83
RIT: Quanto sono amabili, Signore, le tue dimore!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.
RIT: Quanto sono amabili, Signore, le tue dimore!
Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio.
RIT: Quanto sono amabili, Signore, le tue dimore!
- Pubblicità -
Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato.
RIT: Quanto sono amabili, Signore, le tue dimore!
Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri
che mille nella mia casa;
stare sulla soglia della casa del mio Dio
è meglio che abitare nelle tende dei malvagi.
RIT: Quanto sono amabili, Signore, le tue dimore!
Vangelo del giorno di Mc 7,1-13
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
ScIn quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”.
Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.
E diceva loro: “Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte”.
Parola del Signore.
Ascolta il commento
Nel primo libro dei Re, Salomone si pone davanti all’altare e innalza una lunga preghiera. Il tempio è finalmente costruito, la promessa sembra compiuta. Eppure il re riconosce qualcosa di sorprendente: «I cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti». Dio è più grande di ogni casa costruita dall’uomo. Il tempio diventa allora segno, non confine; luogo di incontro, non di possesso. Salomone chiede che Dio ascolti la preghiera del suo popolo ogni volta che si rivolgerà a quel luogo. La vera dimora di Dio non è fatta di pietre, ma di relazione.
Il Salmo 83 riprende questo desiderio con parole cariche di nostalgia: «Quanto sono amabili le tue dimore, Signore». L’anima anela, il cuore e la carne esultano nel Dio vivente. Non è la bellezza del tempio in sé a attirare, ma la presenza che lo abita. L’uomo è fatto per cercare Dio, e quando lo trova, trova casa.
Nel Vangelo, però, Gesù smaschera un pericolo sottile. Alcuni farisei rimproverano i discepoli perché non seguono le tradizioni rituali. Le mani non lavate diventano motivo di giudizio. Gesù risponde con parole forti: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano». Il rischio è trasformare la fede in abitudine, la tradizione in barriera, la religione in formalità. Le regole, nate per custodire la vita, possono diventare gusci vuoti quando il cuore smette di ascoltare.
Il tempio, la preghiera, la tradizione: tutto trova senso solo se conduce al cuore. Dio non rifiuta i riti, ma rifiuta la distanza. Non contesta la tradizione, ma denuncia ciò che soffoca la Parola. La vera purezza nasce dall’interno, dalla relazione viva con Lui.
🌿 Commento finale
La liturgia di oggi ci invita a ritrovare l’essenziale: Dio non cerca parole perfette, ma cuori veri. Il tempio più grande che possiamo offrirgli è una vita che ascolta, prega e si lascia trasformare.
