Commento alle letture del Vangelo del 6 novembre 2016 – Carla Sprinzeles

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[ads2]Oggi riflettiamo sul senso di quello che viviamo, sul senso della nostra vita: tutto finirร .
Il senso non sta nelle cose, non sta nelle nostre azioni, non sta nelle realizzazioni, ma nella vita definitiva che si sviluppa attraverso tutto questo.
Come si perviene alla vita definitiva?

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Accogliendo giorno dopo giorno l’azione di Dio in noi e nella storia. Se rifiutiamo di accogliere il dono di Dio impediamo lo sviluppo della vita.
La storia umana รจ fatta dalle scelte che gli uomini compiono, che non sono chiuse in sรฉ.
Noi siamo tempo. Essere tempo vuol dire che nessuna azione che noi compiamo รจ chiusa in se stessa, ma riflette un passato e prepara un futuro.

Non si puรฒ uscire da questa legge, proprio perchรฉ รจ la struttura della nostra esistenza: noi siamo tempo. Vuol dire che noi accogliamo la forza della vita a piccole dosi, a piccoli frammenti, ma dobbiamo conservarli, interiorizzarli, per poter accogliere poi doni futuri e poter sviluppare tutta la ricchezza contenuta nelle dinamiche creatrici. Se noi non accogliamo il dono, รจ chiaro che prevale la morte e c’รจ distruzione.

Questo vale sia a livello personale che storico, perchรฉ tutti noi insieme diventiamo, perchรฉ interiorizziamo i beni che coltiviamo, i valori che perseguiamo, gli ideali che crediamo di vivere.
Diventiamo secondo le nostre scelte, i nostri desideri, i nostri pensieri.
Se siamo diventati secondo dinamiche della violenza e della morte, noi produciamo morte, anche facendo opere buone, come del resto i farisei che combattevano Gesรน, lo facevano per il bene del popolo, ma preparavano la rovina.
Erano aggrappati al loro potere, alla loro ricchezza, ma in modo onesto, nella maggioranza.

Non sapevano cogliere la novitร  che emergeva, che era necessaria per prendere la strada della vita.
Anche noi siamo attaccati alle nostre ricchezze, ai nostri privilegi, ai benefici che abbiamo vivendo in questa societร  e dimentichiamo tutto il resto del mondo, per cui non favoriamo le scelte nuove necessarie perchรฉ l’umanitร  trovi la sua strada.

2 MACCABEI 7,1-2. 9-14
Oggi leggiamo nella prima lettura un tratto del secondo libro dei Maccabei, in cui si rivive il periodo di resistenza del popolo ebraico contro Antioco IV re di Siria. Costui con un decreto e sotto minaccia di morte proibรฌ agli israeliti di osservare le loro tradizioni e pretendeva di piegare la loro fede proponendo loro ricchezze e perfino la sua amicizia in cambio di un atto: mangiare carni proibite dalle prescrizioni della Legge.
La madre e i figli Maccabei affrontano con eroismo la volontร  del re.
Ciรฒ che dร  loro tanta sicurezza รจ la convinzione profonda di un misterioso ritorno alla vita mediante la resurrezione dello stesso corpo.

Le loro affermazioni sono queste: “Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri” “Dal cielo ho ricevuto queste membra… e da lui spero di riaverle di nuovo.”
La veritร  della risurrezione compare per la prima volta in questo periodo dei Maccabei, soprattutto a contatto dell’amara esperienza della fine immatura dei giusti.
Il fedele giudeo รจ convinto che il legame d’amore che si รจ instaurato tra Dio e il giusto giร  durante l’esistenza terrena, non sarร  interrotto dalla morte, ma fiorirร  in una comunione perfetta e definitiva.

LUCA 20, 27-38
Amici, cosa pensava Gesรน sulla vita futura?
La pensava come continuitร  della nostra vita presente: “รจ il Dio dei vivi”: Abramo, Isacco, Giacobbe sono vivi!
La circostanza in cui ce ne parla รจ quella dei sadducei, che appartenevano alla classe sacerdotale e siccome negavano la resurrezione, cercano di mettere in difficoltร  Gesรน, presentandogli un caso ipotetico per sentire come lo avrebbe risolto.

Quello di una donna, che รจ stata sposata con sette fratelli e alla fine รจ morta senza avere figli.
I sadducei dicono a Gesรน: “Tu dici che c’รจ la vita dopo la morte; ma allora questa donna di chi sarร  moglie, visto che l’hanno avuta in moglie in sette?”
E Gesรน ha allora occasione di precisare che la vita futura non ha le stesse dinamiche della vita presente, che il rapporto tra persone รจ diverso.
La vita futura รจ fondata su quell’azione di Dio che giร  oggi ci rende vivi.
Anzi, Gesรน usa una formula molto significativa: ci rende degni della resurrezione”, degni della vita definitiva, perchรฉ figli suoi.

Di qui l’importanza del nostro presente, perchรฉ cresciamo come figli, sviluppiamo quella dimensione che ci consente di vivere da vivi anche la morte.
Ma possiamo fallire questa impresa, non diventare degni della resurrezione, non diventare figli di Dio. Come avviene questo? Col rifiuto del dono, quando ci illudiamo di essere noi a fare il bene, a donare vita ai fratelli e presuntuosamente viviamo centrati su noi stessi, su ciรฒ che pensiamo, su ciรฒ che sentiamo, illudendoci di essere giร  capaci di vivere la morte.

Credere nella resurrezione dai morti non รจ facile, perchรฉ la natura umana รจ mortale.
Il matrimonio รจ visto in questa parabola proposta dai sadducei, come un combattere contro la morte: si tratta di suscitare una discendenza perchรฉ una stirpe non si spenga.
La donna non esiste per se stessa, รจ funzionale a questa continuazione di un lignaggio.
L’importante non รจ una persona umana ma un nome, una discendenza.
Infatti che valore ha l’essere umano per chi non crede nella resurrezione?
E’ ridotto a servire ciรฒ che durerร  dopo la propria morte, รจ il semplice anello di una catena senza altro sbocco che questa vita.

Cristo รจ venuto a liberarci da questi pesi tramandati ossessivamente dalle civiltร , dai ceti sociali, dalle religioni.
Per Dio รจ la persona che conta.
Gli obblighi familiari, religiosi, sociali sono subordinati al valore della persona, la quale, creata a immagine del Bene, che non muore mai, รจ figlio, figlia del Dio eterno.
La donna di questa parabola viene presentata come un oggetto appartenente a una famiglia e utilizzato per la sopravvivenza di una stirpe.

Ma per il Signore lei non appartiene a nessuno: รจ figlia di Dio.
Nel regno nessuno appartiene a qualcun altro, “sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio”, cioรจ partecipi della Vita che non finisce, del Bene che dร  senso all’esistenza. La sessualitร  รจ il luogo di incontro di due libertร , sia per amare sia per usare l’altro a servizio dell’egoismo.
L’unione con la moglie รจ quella di un amore totalmente rispettoso dell’alienabile libertร  di entrambi.
Solo l’amore di Dio, diffuso nel cuore del credente, puรฒ garantire un amore duraturo, quando sembra essere scomparso il semplice affetto o l’attrazione fisica.

Proviamo a chiederci se anche noi, come i sadducei, non crediamo alla nostra resurrezione?
La morte รจ una nuova nascita, la possiamo paragonare al parto, all’uscita da un tunnel verso la luce.

A cura di Carla Sprinzeles | via Qumran

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XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

27Gli si avvicinarono alcuni sadducei โ€“ i quali dicono che non cโ€™รจ risurrezione โ€“ e gli posero questa domanda: 28ยซMaestro, Mosรฉ ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma รจ senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 29Cโ€™erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morรฌ senza figli. 30Allora la prese il secondo 31e poi il terzo e cosรฌ tutti e sette morirono senza lasciare figli. 32Da ultimo morรฌ anche la donna. 33La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarร  moglie? Poichรฉ tutti e sette lโ€™hanno avuta in moglieยป. 34Gesรน rispose loro: ยซI figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono nรฉ moglie nรฉ marito: 36infatti non possono piรน morire, perchรฉ sono uguali agli angeli e, poichรฉ sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosรฉ a proposito del roveto, quando dice: Il Signore รจ il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38Dio non รจ dei morti, ma dei viventi; perchรฉ tutti vivono per luiยป.

  • 06 – 12 Novembre 2016
  • Tempo Ordinario XXXII, Colore verde
  • Lezionario: Ciclo C | Anno II, Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net

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