Commento alle letture del Vangelo del 10 luglio 2016 – Carla Sprinzeles

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La liturgia oggi ci propone il centro della buona notizia di Gesรน.
Come possiamo incontrare Dio?
Dio รจ una presenza che puรฒ trasformare il nostro cuore.
Il senso della nostra vita non sta nelle norme esteriori, ma in un agire che si avvicina a Dio.
Il nostro modello รจ Gesรน, occorre trasformare il nostro cuore, dall’indifferenza al riconoscere l’altro, a prendersi cura del fratello che ha bisogno di noi.

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DEUTERONOMIO 30, 10-14
La prima lettura รจ tratta dal libro del Deuteronomio e conclude i cinque libri del I Testamento, la Legge, la Torร , si tratta delle ultime parole pronunciate da Mosรจ alla fine del suo quarto e ultimo discorso.
Il gruppo dei redattori del Deuteronomio ha riscritto la storia relativa agli episodi dell’Esodo e del lungo cammino nel deserto oltre sette secoli piรน tardi, in un periodo di forte crisi per Israele, quella che coincide con la distruzione di Israele, quella che coincide con la distruzione di Gerusalemme, l’esilio babilonese e il difficile ritorno. Ne traspare la convinzione che vi sia un’unica via d’uscita da questa drammatica situazione: ritornare alla Legge, alla Torร  di Mosรจ, ad attuare una scrupolosa osservanza dei decreti e dei comandamenti del Sinai, assumendoli quale regola di vita.
La “legge ” di Dio scaturisce dall’Alleanza, una relazione di amore e fedeltร , che impegna Dio e l’uomo. In base a questa relazione di amore, l’obbedienza ai comandamenti รจ l’espressione di una fiducia e di un riconoscere Dio che si รจ mostrato vicino all’uomo con la sua parola e in molti modi.
Ciรฒ che il Signore chiede รจ una “conversione” interiore perchรฉ la sua Parola non avrร  altra efficacia finchรฉ non passerร  dalle tavole di pietra al “cuore dell’uomo”.
Ognuno la puรฒ imparare, ricevere, conservare dentro, mettere in pratica e tradurre in coerenti scelte di vita.
Conoscere, amare e incarnare nella nostra vita questo comando d’ amore cessa di essere un impegno estraneo e inarrivabile.
Ogni nostra difficoltร  a comprendere e praticare questa Parola รจ il risultato di una nostra carenza di amore, un campanello di allarme che ci avverte come nel nostro cuore questa sorgente si รจ pericolosamente inaridita.
I precetti del Signore fanno gioire, non sono vincoli che opprimono l’uomo, che lo privano della libertร , ma piuttosto come le indicazioni per avere una buona vita felice, per riuscire nell’esistenza, proprio avendo i precetti divini come orientamento di azione.
Mettere in pratica la sua parola, non รจ rinunciare alla nostra autonomia, ma agire secondo veritร  e saggezza, per diventare autenticamente liberi.
La vera libertร  sta nel vivere da figli di Dio.
La vita da figli ci libera infatti dai condizionamenti generati da cose, da persone, da noi stessi, condizionamenti di cui spesso diventiamo schiavi e che ci privano della vera gioia.

LUCA 10, 25-37
Oggi come abbiamo giร  detto siamo condotti al cuore dell’evangelo di Gesรน.
Tutto si svolge a partire da un interrogativo di un dottore della Legge: “Cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”.
Gesรน gli risponde con un’altra domanda: “Cosa sta scritto nella Legge?”, perchรฉ il suo interrogativo era superfluo anzi pretestuoso. Lo scriba sa che accanto all’amore di Dio non deve mancare quello incondizionato ai fratelli, scritto giร  nel Levitico!
[ads2]Quindi pone un’altra domanda: “Chi รจ il mio prossimo?”
Forse con la sua domanda pretendeva un elenco rassicurante di persone per bene alle quali indirizzare il proprio amore, o un elenco di categorie secondo gradi di parentela, di vicinanza etnica o religiosa.
Gesรน non si allinea con nessuna scuola di quel tempo, ma raccontando una parabola esce dalle categorie abituali, invita ad andare oltre, verso una concezione nuova.
La cornice del testo รจ il viaggio di Gesรน verso Gerusalemme, e se ricordate il vangelo di qualche domenica fa, era stato respinto dai samaritani proprio perchรฉ era diretto verso Gerusalemme.
Poi Gesรน viene accolto nella casa di Marta, Maria a Betania. E’ chiaro che l’evangelista faccia notare come Gesรน, nella sua difficile missione, sperimenta la gioia dell’accoglienza e la tristezza del rifiuto e disprezzo. Anche il discepolo deve aspettarsi situazioni contrapposte.
Per spiegare chi รจ il prossimo, si rivolge al dottore della legge e gli fa toccare con mano che parla di un personaggio presente, non lontano, di un Samaritano che vide il malcapitato e ne ebbe compassione, un profondo trasporto emotivo, che spinge il Samaritano a prendersi cura dell’uomo mezzo morto, rendendolo suo “prossimo”.
Gesรน stimola il suo interlocutore, il dottore della legge, e noi, a uscire dallo stretto ambito della legge e a confrontarsi con la realtร  della vita, dove si rende conto di fare strada con fratelli e sorelle che sono nel bisogno.
Chi vuole ereditare la vita, deve collocarsi in questo ambito di vicinanza e di solidarietร  con l’altro, mettendo in atto l’unico movimento d’amore che abbraccia Dio e il prossimo.
Il sacerdote e il levita che “passano dall’altra parte” non sono cattivi, sono persone legate al concetto e alle leggi del “puro e impuro”. Si erano appena purificati e avrebbero potuto assolvere ai loro doveri se avessero “toccato” l’uomo mezzo morto.
“Un Samaritano ebbe compassione”. Uno che non praticava la religione giusta, un eretico, un escluso, comunque certo uno da cui non ci si poteva aspettare granchรฉ di buono. E lui ebbe compassione.
In un dormitorio pubblico veniva ogni tanto una donna che viveva sulla strada. Non si lavava mai e puzzava al punto che perfino gli altri barboni si allontanavano da lei.
Non parlava ma ogni tanto lanciava un urlo, a qualsiasi ora, rischiando di svegliare tutti. Non si coricava mai, restava dritta su una sedia. Una notte, il giovane psicologo di guardia, che giร  tante volte aveva provato ad entrare in relazione con lei, era triste: aveva dovuto ricoverare la madre nel pomeriggio. Quella sera, troppo preoccupato pensava di essere inutile. A un certo punto si sentรฌ abbracciare con tenerezza, una mano si posรฒ sulla sua spalla mentre una voce sconosciuta gli chiedeva perchรฉ stava cosรฌ male. Era lei. Senza nemmeno accorgersi si era trovato a piangere sulla sua spalla, a confidarle le preoccupazioni per la mamma. Solo lei aveva saputo venirgli incontro e scoprire la sua pena, nonostante fossero presenti altri operatori amici.
“Chi รจ stato il prossimo? Chi ha avuto compassione?”
Quella donna matta e disprezzata.
Ma allora รจ forse necessario vivere in una situazione di sofferenza per essere in grado di lasciarsi toccare dalla fatica dell’altro?
L’amore esige una certa connaturalitร . Chi soffre intuisce le difficoltร  dell’altro piรน facilmente di chi รจ euforico. Ritrova nell’altro il proprio smarrimento, e lo puรฒ avvicinare senza paura, perchรฉ non ha piรน niente da perdere.
Chi invece possiede molti beni si china sul povero, ma rimane lontano per la paura che suscita in lui l’immagine di una umanitร  devastata.

Amici, non ci resta che guardarci dentro, siamo ricchi delle nostre convinzioni, ma poveri di amore? La domanda del dottore della legge, non verteva tanto sul comandamento dell’amore, quanto sull’applicazione della legge. Il superamento della tensione tra il “prossimo” come oggetto d’amore e il “prossimo” come soggetto d’amore, garantisce l’aderenza alla realtร  compassionevole.

A cura di Carla Sprinzeles | via Qumran

VUOI ALTRI COMMENTI AL VANGELO?

XV Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

Lc 10, 25-37
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzรฒ per mettere alla prova Gesรน e chiese: ยซMaestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?ยป. Gesรน gli disse: ยซChe cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?ยป. Costui rispose: ยซAmerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stessoยป. Gli disse: ยซHai risposto bene; fa’ questo e vivraiยป.
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesรน: ยซE chi รจ mio prossimo?ยป. Gesรน riprese: ยซUn uomo scendeva da Gerusalemme a Gรจrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passรฒ oltre. Anche un levรฌta, giunto in quel luogo, vide e passรฒ oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciรฒ le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricรฒ sulla sua cavalcatura, lo portรฒ in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirรฒ fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciรฒ che spenderai in piรน, te lo pagherรฒ al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che รจ caduto nelle mani dei briganti?ยป. Quello rispose: ยซChi ha avuto compassione di luiยป. Gesรน gli disse: ยซVa’ e anche tu fa’ cosรฌยป.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 10 – 16 Luglio 2016
  • Tempo Ordinario XV, Colore verde
  • Lezionario: Ciclo C | Anno II, Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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