Tempo Ordinario XXIII, Colore verde – Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 3
Fratelli e sorelle, oggi la Parola di Dio ci accompagna con un filo luminoso che attraversa la lettera di Paolo a Timoteo, il salmo e il Vangelo. È un invito a riconoscere la misericordia che ci salva, a custodire il Signore come unica eredità e a vivere con sguardo limpido e cuore umile.
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Ascolta la versione breve:
1Tm 1,1-2.12-14
Prima ero un bestemmiatore, ma mi è stata usata misericordia.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per comando di Dio nostro salvatore e di Cristo Gesù nostra speranza, a Timòteo, vero figlio mio nella fede: grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.
Parola di Dio.
Paolo scrive al giovane Timoteo ricordando che la sua vita è stata trasformata dalla grazia di Cristo. Non si vanta dei suoi meriti, ma confessa con gratitudine che la misericordia lo ha raggiunto quando era lontano. È la confessione di un uomo che si sa amato, perdonato e reso nuovo dalla fiducia che Dio ha riposto in lui.
Dal Sal 15 (16)
R. Tu sei, Signore, mia parte di eredità.
Oppure:
R. Signore, solo in te è il mio bene.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.
“Il Signore è mia parte di eredità e mio calice.” Queste parole diventano un canto di fiducia. È come dire: tutto quello che ho, tutto quello che sono, trova la sua radice in Dio. Se Lui è il mio bene, non manco di nulla, perché la sua presenza custodisce i miei passi anche nella notte e illumina i miei sentieri.
Lc 6,39-42
Può forse un cieco guidare un altro cieco?
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Parola del Signore.
Gesù ammonisce i suoi discepoli con immagini forti: il cieco che guida un altro cieco, la trave e la pagliuzza. È un linguaggio che ci richiama all’umiltà e alla verità. Non possiamo essere guide se prima non lasciamo che la luce di Dio illumini i nostri occhi. Non possiamo correggere gli altri se non abbiamo prima purificato il nostro cuore.
🌿 Commento finale
Queste tre letture si intrecciano come fili di un unico tessuto. Paolo ci ricorda che la vita cristiana nasce dalla grazia e non dai nostri meriti: siamo salvati perché amati. Il salmo ci insegna a riposare in questa certezza: Dio è la nostra parte migliore, quella che non passa. E il Vangelo ci mette davanti alla responsabilità di camminare con occhi limpidi, non ciechi, e con uno sguardo che sa riconoscere i propri limiti prima di giudicare gli altri.
È come un percorso interiore: dalla gratitudine di chi si scopre salvato, alla fiducia di chi si affida totalmente, fino all’umiltà di chi vuole guardare gli altri con misericordia. E allora la nostra vita diventa più leggera, più vera, più luminosa.
Oggi la Parola ci invita a lasciarci amare da Dio, a riconoscerlo come nostro bene più grande e a guardare i fratelli con occhi purificati dall’umiltà. Così cammineremo insieme come discepoli, non ciechi che si perdono, ma figli che si lasciano guidare dalla luce del Signore.
