La “Prima Lettura” in Pillole.
Al confronto della sapienza stimai un nulla la ricchezza.
Dal libro della Sapienza
Sap 7,7-11
Pregai e mi fu elargita la prudenza,
implorai e venne in me lo spirito di sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto,
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento.
L’ho amata più della salute e della bellezza,
ho preferito avere lei piuttosto che la luce,
perché lo splendore che viene da lei non tramonta.
Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.
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Parola di Dio.
Trascrizione (non rivista) generata da YouTube e arrangiata tramite IA.
Ascoltare questi versetti del Libro della Sapienza e commentarli qui a Lourdes ha un sapore del tutto speciale. Sì, perché la Sapienza è il dono di Dio. È Dio che ci rende capaci di leggere nelle cose, come ha fatto Maria, come ha sperimentato Bernardette qui a Lourdes e tanti santi.
Il testo dice così: “Pregai e mi fu elargita la prudenza”. La Sapienza viene presentata innanzitutto così, come un dono umano che consente di essere prudenti, che non significa affatto calcolatori interessati più a sé che agli altri. Significa essere saggi, intelligenti, liberi, capaci di vedere in profondità senza farsi condizionare. E questo è un dono che viene dalla preghiera.
Si tratta di invocare, di implorare, e quando si implora e si attende da Dio, ecco che Egli manda lo spirito di Sapienza. È lo spirito di Dio che ci consente di sentire, pensare e agire come Lui. E qui l’elogio della Sapienza: “La preferii a scettri e troni”. Vale la pena accogliere la Sapienza, come Bernardette, lei così ignorante, la più ignorante di tutti, si definiva qui a Lourdes.
Eppure, il dono della Sapienza vale più di tutte le potenze umane. Stimai un nulla la ricchezza al suo confronto. Anche i beni materiali impallidiscono, non la paragoni neppure a una gemma inestimabile, una gemma di valore incalcolabile. Non è la stessa cosa della Sapienza, perché tutto l’oro, al suo confronto, è come un po’ di sabbia. Il paragone è volutamente esagerato, ma è così: un po’ di sabbia, tutto l’oro del mondo nei confronti della Sapienza, che vale infinitamente di più.
Siamo qui, a 150 anni e oltre dall’esperienza delle apparizioni, e questa povera ragazza, che sarebbe passata inosservata, quasi insignificante, con una storia misera com’era quella di tanti abitanti di Lourdes, diventa invece punto di riferimento per milioni e milioni di persone di ogni parte del mondo, di ogni lingua, cultura, sensibilità umana e spirituale.
Che cosa fa la Sapienza? Come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento, l’argento così prezioso diventa come il fango. E l’autore del Libro della Sapienza non si ferma più. Dice che l’ama, la Sapienza, l’ha amata come Bernardette, attraverso l’incontro con la Bella Signora. Amato Gesù, l’ha amato fino a vivere per Lui e solo per Lui. L’ho amata più della salute. Bernardette non ha avuto una salute forte, è morta presto per le sue malattie. L’ho amata più della bellezza. Non si tratta di una bellezza fisica, esteriore. La Sapienza entra nel profondo.
Ho preferito avere lei piuttosto che la luce. Sì, la luce. E quando le giornate piene di sole ci raggiungono, ci fanno avvertire la bellezza della luce. Noi commentiamo questo passo in un giorno che non è tra i più belli qui a Lourdes, anzi, è annunciata una tempesta fortissima di vento. Eppure, cogliamo la bellezza e la necessità della luce. La Sapienza è molto di più. Ho preferito lei alla luce, perché il suo splendore, che viene da lei, non tramonta mai.
La luce passa, appunto: al bel tempo si alterna il cattivo tempo. Invece, la luce che viene dalla Sapienza è una luce profonda, interiore, che ti fa vedere fino nell’intimo l’essenza delle cose e la presenza di Dio. Quella non viene mai meno.
E poi la conclusione: insieme a lei, il dono della Sapienza, mi sono venuti tutti i beni. Non è che la Sapienza ci fa poveri, ci priva di tutti gli altri beni. Al contrario, con la Sapienza arrivano gli altri beni. Nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.
Bernardette è morta povera, lontana da qui, a Nevers, in un monastero, ma di una ricchezza: il suo animo, il suo volto, la sua storia, la sua testimonianza. Una ragazza che è diventata ricca per questa straordinaria esperienza, certo delle apparizioni, ma esperienza di Dio. Lei si è fidata, si è affidata e ha donato tutto a se stessa. Ecco, la Sapienza che vale la pena implorare, accogliere e condividere.
Di questa Sapienza ha bisogno non solo la nostra vita, il nostro mondo, i tanti ammalati che arrivano qui a Lourdes, ma anche nel corpo e nello spirito, i pellegrini, l’umanità intera in questo tempo travagliato. La Chiesa, che conosce questa Sapienza, se impara ad amarla e ad accoglierla, potrà donarla, perché il mondo intero diventi di nuovo come Dio lo vuole: bello, grande e spazioso per tutti.
