Chi non è con me è contro di me.
Il gesto e le parole di Gesù ci mettono in guardia da una sicurezza che non sia fondata su di lui. Appare chiaro che in questo contesto il brano di oggi – il muto, reso tale dal demonio, – rappresenti la mancanza della parola di Dio, della fede, della lode a Dio e la sua guarigione è l’avvento della parola risanatrice di Dio. L’atteggiamento della folla, a miracolo avvenuto, “fu presa da meraviglia”, è riconoscere la presenza di Dio. Inizia così il suo Regno, che viene sulla terra quando la lingua “dei poveri” è in grado di sciogliersi nella lode del suo Nome.
A questo episodio l’evangelista ha unito il serrato confronto di Gesù con alcuni astanti intorno al suo potere di scacciare i demòni. L’animata discussione è motivata di due diversi atteggiamenti: o Cristo è egli stesso indemoniato che può scacciare se stesso, o ha un potere divino che dovrebbe dimostrare. Gesù chiarisce il secondo atteggiamento, rispondendo al primo.
- Pubblicità -
Contro l’insinuazione di essere indemoniato, ossia schiavo del nemico di Dio, stupendamente egli risponde che inutilmente annunzierebbe la venuta del Regno di Dio, quando questa venuta si prestasse a questo falso gioco. Ne valeva la pena? “Ma se scaccio i demoni in nome di Beèlzebul, i vostri figli in nome di chi li scacciano?” Sono anch’essi indemoniati? La conseguenza è incalzante: è all’opera il dito di Dio. Gesù annuncia che sta per realizzarsi tra loro il Regno di Dio.
Ormai si richiede una scelta intransigente fra il più forte e il più debole. Cristo è molto chiaro: “O con me o contro di me”. Nella vita personale c’è questo gioco di scelte continue dove il male e il bene si osteggiano; e il credente deve saper cogliere il bene e respingere il male. Impariamolo giorno per giorno per diventare esperti di questa scelta.
Monaci Benedettini Silvestrini
Photo by Aaron Burden on Unsplash
