Commento al Vangelo di oggi 26 marzo 2015 – don Antonello Iapicca

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“Chi pretendi di essere?”. Quante volte ci siamo rivolti cosรฌ al fratello. Basta una parola che non ci piace e “paf”, subito pronti a scorgerviย pregiudizialmente chissร  quali pretese. Come accadde alle parole di Gesรน a quei “giudeiย che”, รจ importante non dimenticarlo, “avevanoย creduto in Lui”. Come noi, insomma, che a Gesรน diciamo di credere.ย Il dialogoย si svolgeย nel contesto diย “Ha-Dhag”,ย la Festa delle Capanne:ย chi non ha assistito a questa festa ignora cosa sia una festa” (Mishnร ).ย Le cronache dell’epoca contemporanea a Gesรน raccontano di grandi feste popolari svolte nei cortili del Tempio.ย Ovunque a Gerusalemme si cantavano salmi e canti popolari.ย Aย Sukkot,ย la gioiaย esplodeva nell’abbondanza diย luce e acqua, elementi fondamentali per la vita, quelli con i quali Dio aveva condotto il Popolo durante l’esodo nel deserto.ย Sukkot era una chiamata a conversioneย per tornareย all’essenziale,ย alla fonte della gioia, laย Torah,ย spesso paragonata a luce e acqua; essa fu dataย proprio nel desertoย per ยซscegliere la vitaยป (cfr Dt 30,1ss.).ย Gesรน, presente nel Tempio durante la Festa rivela che con Lui รจ giunta nel mondo la Luce vera, quella che illumina ogni uomo. Camminare alla sua luce significa non inciampare piรน nella morte, perchรฉ “lo splendore del Re ha vinto le tenebre” (Preconio Pasquale). Nella notte dell’umanitร  รจ brillata la Luce che non conosce tramonto, perchรฉ in Gesรน le notti dell’Antico Testamento che profetizzavano la “notte delle notti”ย ha incontrato la Luce che dissipa ogni tenebra, la luce della Pasqua.ย Maย Sukkotย era una festa che celebrava anche lโ€™ultimo raccolto dellโ€™anno ringraziando Dio e supplicandolo per la pioggia nell’anno a venire.ย Lโ€™acqua aveva un ruolo fondamentale:ย prima della festa i rabbini ammaestravano il Popolo sui passi della Scrittura riguardanti l’acqua, come questo di Isaia:ย “In quel giorno dirai: Ecco, Dio รจ la miaย salvezza; io avrรฒ fiducia, e non avrรฒ paura di nulla; poichรฉ il Signore รจ la mia forza e il mio cantico; egli รจ stato la mia salvezza.ย Voi attingerete con gioia l’acquaย dalle fonti della salvezza.ย Abitante di Sion, grida, esulta, poichรฉ il Santo d’Israele รจ grande in mezzo a te” (cfr. Is. 12, 1ss). L’originale tradotto con “salvezza”ย รจ “Yesuah”, ovvero il nome diย Gesรน, che significa appunto “Dio salva”!ย Nell’ultimo giorno della Festa, quando l’acqua scorreva a fiumi e la gioia era giunta al suo apice, Gesรน grida con tutta la forza che รจ proprio Lui quell’acqua viva.ย Dal suo costato trafitto, infatti, sarebbero sgorgati fiumi di acqua viva, immagine dello Spirito Santo, capace di dissetare davvero, come una sorgente che zampilla sino alla vita eterna per irrigare la terra, immagine dell’esistenza di ogni uomo.ย Al termine della Festa ci si congedava con queste parole del Salmo 128: ยซTi benedica JHWH da Sion eย possa tu vedere la felicitร  di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita;ย possa tu vedere i figli dei tuoi figli, pace su Israeleยป.ย Questa benedizione รจ quella scesa su Abramo, che ha visto “la felicitร  di Gerusalemme”, il cuore della Terra a lui promessa, e che ha visto “i figli dei suoi figli”, la posteritร  da lui generata, la discendenza sorta da Isacco, il figlio a lui promesso, immagine e profezia del Messia.ย Lui, che aveva aspettato da sempre qualcuno capace di strapparlo al destino fallimentare che sembrava ineluttabile: non aveva un figlio a cui donare se stesso in ereditร , non aveva una terra a cui consegnare il proprio corpo per il riposo.ย Ma proprio qui la Parola di Dio ha trasformato quell’al di lร  di morte che lo attendeva in un futuro colmo di vita.ย Quiย Abramoย ha cominciatoย a “vedere il giorno di Gesรน”,ย sperimentando tutto quello che la Festa delle Capanne significava: aveva vistoย la luceย della vita brillare nella notte del fallimento; avevaย danzato e gioitoย all’udire la Parola di speranza;ย aveva accolto in sรฉย la pioggiaย abbondante della fertilitร ,ย l’acquaย di vita che aveva dischiuso il seno sterile di Sara. Finalmente, stringeva tra le braccia Isacco, la vita scaturita dalla sua carne morta. Ma era questo il giorno di Gesรน nel quale rallegrarsi? No, perchรฉ, pur avendo visto Isacco, il figlio della promessa, ad Abramo mancava qualcosa. E a te, in questa vigilia della Pasqua, manca qualcosa? Hai creduto in Gesรน, hai visto molti segni del suo amore nella tua vita. Hai sperimentato la sua potenza ridare vita al tuo matrimonio, al tuo corpo sottomesso al peccato. Ma non รจ solo per questo che sei stato chiamato nella Chiesa. Non era solo per avere Isacco che Dio aveva chiamato Abramo. Mancava l’esperienza decisiva, la stessa preparata per ciascuno di noi in questa Pasqua:ย quella dell’amore pieno e incondizionato, fruttoย della notte oscura della fede,ย la piรน dura, nella quale vedereย la luce della Pasqua,ย il giorno eterno del Messia Gesรน.ย Il nomade Abramo si trovava proprio come al culmine della Festa delle Capanne, quando l’acqua scorre a fiumi. Era infatti presso il pozzo di Bersabea, nel territorio dei Filistei; i suoi piedi calcavano la Terra che Dio gli aveva promesso, guardava Isacco e, al colmo della gioia per le grazie che Dio gli aveva concesso,ย “invocรฒ il nome del Signore, Dio dellโ€™eternitร โ€.ย E proprio in questo luogo di festa,ย “Dio mise alla prova Abramoย e gli disse: ‘Abramo!’. Rispose: ‘Eccomi!’. Riprese: ‘Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, vaโ€™ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherรฒ”.ย Una lancia gli si conficcรฒ nel cuore: ma come, il Signore mi viene a chiedere di sacrificare proprio il segno del suo amore, la prova che Lui esiste e ha provveduto alla mia vita?ย Ma proprio qui, al culmine dell’angoscia,ย Abramo,ย per “non assaporare la morte”,ย ha imparato a “custodire”ย la parola, secondo il significato originale della parola “osservare”. Per custodire davvero Isacco,ย Abramo doveva passare dalla promessa a Colui che aveva promesso, dalla creatura al Creatore. Per amare Isacco, doveva conoscere sino in fondo l’amore di Dio che glielo aveva donato, passando da una religiositร  naturale a una fede adulta nella quale consegnarsi al Padre senza riserve. Salendo il Moria, Abramo ha imparato aย sorvegliare, proteggere, amare la Parola. Per questo ha riavuto Isacco, in una relazione nuova, purificata dall’affettivitร  dell’uomo vecchio.ย Quello รจ stato per lui “il giorno di Cristo”, l’alba del giorno che non muore, ovvero la vita rinnovata nell’amore autentico, che va oltre la morte.ย Sul Moria Abramo ha sperimentato questo amore, il volto di Cristo impresso in quel figlio offerto e riscattato.ย Dopo lโ€™intervento dellโ€™angelo, infatti, Abramo,ย secondo il Targum,ย ha chiamato quel luogo: “Qui il Signoreย fu visto”.ย Al culmine dell’angoscia Abramo ha visto che “Dio รจ favorevole”, ha visto il giorno di Cristo,ย la gioia vera, quella che annunciava Sukkot, la gioia della Torah compiuta, della luce e dell’acqua della vita che non si esauriscono e illuminano e fecondano per l’eternitร .ย Come Abramo anche noi siamo chiamati, attraverso le vicende della nostra vita, ad amare e custodire la Parola di Gesรน.ย E’ la porta della Pasqua, la finestra spalancata sul giorno di Cristo, il Getsemani e il Moria che ci attendono ad ogni suono della sveglia. Ogni giorno, infatti, ci รจ dato come il “giorno di Cristo”: ascoltare la Parola e custodirla significa accogliere la volontร  del Padre ed entrarvi. Non sappiamo che cosa ci riserverร  questo giorno; facciamo dei piani, prendiamo appuntamenti, ma non abbiamo in mano nulla. Solo sappiamo che “sul Monte il Signore provvede”, che quello che ci accadrร  sarร  parte del giorno di Cristo nel quale vedere il suo amore e rallegrarci. Anche di un tamponamento, anche di un insulto e di una umiliazione, anche dei nervi della moglie e dell’ira del nemico. Ma รจ impossibile! Sรฌ, รจ impossibile offrire a Dio se stessi, gli affetti e i suoi stessi doni. E’ impossibile perchรฉ di fronte al Moria del sacrificio ci ronza dentro la domanda velenosa: “chi ti credi di essere” per farmi questo? E’ impossibile per chi “non ha conosciuto” il Padre nel potere del Figlio che ne “osserva la Parola”. E’ impossibile offrire a Dio il tuo matrimonio, i figli, il lavoro, la missione, ogni centimetro della tua vita, vero? E’ impossibile perchรฉ ne hai fatto degli idoli a cui chiedi vita. Hai dimenticato che sono un’opera di Dio e non tua. Li hai afferrati e li coccoli come altri te stesso. E soffri, perchรฉ ne sei diventato schiavo. Ma coraggio, perchรฉ Cristo viene a prenderti in questi giorni per farti entrare con Lui nella Pasqua. Per diventare cristiani, persone capaci di unย amoreย puro e disinteressato, occorre passare per il sacrificio di Isacco. Per “vedere il giorno di Gesรน” nei nostri giorni e sperimentareย la gioia vera ed autentica che i discepoli hanno sperimentato la sera di Pasqua, occorre vedere il volto di Cristo crocifisso trasfigurato dalla resurrezione nella nostra vita. Occorre cioรจ vedere i fatti che ci stanno schiacciando e inchiodando rifulgere di Gloria nell’amore.ย E’ questa l’esperienza piรน profonda, quella che ci attende nella notte di Pasqua, madre di ogni notte che incontreremo nella storia:ย guardare Cristo fisso negli occhi, come Abramo ha fissato suo figlio. Piangere con lui le lacrime del Getsemani, tremare con Lui quando tutto, ma proprio tutto ci รจ tolto, e salire sulla Croce con Lui, aggrappati alla sua obbedienza.ย In essa potremo sperimentare che “prima che Abramo fosse”, prima del nostro matrimonio, dei figli, del lavoro, del nostro carattere e dei nostri difetti, del nostro corpo, dei problemi, prima di tutto “Gesรน รจ Dio”. Sรฌ, Lui ci ha amatoย “prima” ancora che peccassimo, prima di subire quell’ingiustizia, perchรฉ Gesรน รจ “Io sono”, ovvero pienezza di vita e gioia e luceย prima che ciascuno di noi fosse. “Io sono”ย dentro la nostra storia significa Dio Onnipotente disciolto in ogni suo frammento, piรน potente della morte, del tuo peccato e di quello degli altri.ย Vedereย “Io sono”ย in noi significa allora “non vedere piรน la morte” dove il mondo invece non vede che quella. Coraggio, “custodiamo la Parola” nella Chiesa, per “conoscere il Padre” nella “gloria” che Egli dร  a Cristo incarnato in noi.ย Non vi รจ, infatti, altra gioia che questa, abbracciare Isacco ridonato in ogni fratello, vedere Cristo risorto in ogni evento.[fonte]

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Gv 8, 51-59
Dal Vangelo secondoย Giovanni

In quel tempo, Gesรน disse ai Giudei: ยซIn veritร , in veritร  io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrร  la morte in eterno”ยป. Gli dissero allora i Giudei: ยซOra sappiamo che sei indemoniato. Abramo รจ morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterร  la morte in eterno”. Sei tu piรน grande del nostro padre Abramo, che รจ morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?ยป.
Rispose Gesรน: ยซSe io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica รจ il Padre mio, del quale voi dite: “รˆ nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultรฒ nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioiaยป.
Allora i Giudei gli dissero: ยซNon hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?ยป. Rispose loro Gesรน: ยซIn veritร , in veritร  io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sonoยป.
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesรน si nascose e uscรฌ dal tempio.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Don Antonello Iapicca
Busshozan cho ko 31-1
761-8078 Takamatsu
JAPAN

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