Commento al Vangelo di domenica 9 ottobre 2011 – padre Bruno Secondin

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In questa 28.ma Domenica del Tempo ordinario la liturgia ci presenta il passo del Vangelo in cui Gesรน paragona il regno dei cieli a un re che fa una festa di nozze per suo figlio, ma gli invitati si rifiutano di andare. Allora ne invita altri, buoni e cattivi, e la sala delle nozze si riempie di commensali. Ma un uomo non indossa lโ€™abito nuziale. Il re ordina ai servi:ย 

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โ€œโ€™Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; lร  sarร  pianto e stridore di dentiโ€™. Perchรฉ molti sono chiamati, ma pochi elettiโ€.

Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del carmelitano, padre Bruno Secondin, docente di Teologia spirituale alla Pontificia Universitร  Gregoriana:

Siamo nel contesto del Tempio di Gerusalemme, e attorno a Gesรน si trama per ingannarlo e accusarlo. Egli non teme gli intrighi, e anzi reagisce, mostrando, con la serie di parabole che ascoltiamo in queste domeniche, che chi lo ostacola e lo disprezza sta giocando contro se stesso. La convivialitร  alla quale i primi invitati si rifiutano, anche con violenza, segnala lโ€™incapacitร  di accettare unโ€™amicizia, di far festa con Dio. La venuta del suo Figlio sulla terra non significa che รจ venuto a comandare e giudicare, a vietare e imporre: ma a far festa con lโ€™umanitร , a condividere le nostre speranze e le nostre fatiche. Dio ci vuole suoi commensali: e non si scoraggia se quelli che erano i primi poi si rifiutano. La sala deve essere piena, e se qualcuno si chiude e si rifiuta, questa รจ lโ€™occasione di rompere schemi ed emarginazioni. Attorno al suo Figlio prenderanno posto altri, buoni e cattivi, vicini e lontani; lโ€™unica condizione richiesta รจ la conversione del cuore (rappresentata dallโ€™abito nuziale del Battesimo). Anche oggi molti sembrano non aver voglia di esserci al banchetto della grande festa: o perchรฉ rinchiusi in cenacoli per pochi privilegiati, o perchรฉ non hanno voglia di mettersi la veste bella, cioรจ di riconoscere il dono dellโ€™invito e adeguarsi con stile pulito. Non basta essere invitati: occorre essere convertiti e costantemente vigilanti.

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