Vecchiaia del mondo e giovinezza eterna di Dio
Padre Ermes Ronchi commenta il brano del Vangelo di domenica 27 Dicembre 2020.
Portarono il Bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.
Una giovanissima coppia e un neonato che portano la povera offerta dei poveri: due tortore, e la piรน preziosa offerta del mondo: un bambino. Vengono nella casa del Signore e sulla soglia รจ il Signore che viene loro incontro attraverso due creature intrise di vita e di Spirito, due anziani, Simeone e Anna, occhi stanchi per la vecchiaia e giovani per il desiderio: la vecchiaia del mondo accoglie fra le sue braccia l’eterna giovinezza di Dio.
E la liturgia che si compie, in quel cortile aperto a tutti, รจ naturale e semplice, naturale e perciรฒ divina: Simeone prende in braccio Gesรน e benedice Dio. Compie un gesto sacerdotale, una autentica liturgia, possibile a tutti. Un anziano, diventato onda di speranza, una laica sotto l’ala dello Spirito benedicono Dio e il figlio di Dio: la benedizione non รจ un ufficio d’รฉlites, ma esubero di gioia che ciascuno puรฒ offrire a Dio (R. Virgili).
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Anche Maria e Giuseppe sono benedetti, tutta la famiglia viene avvolta da un velo di luce per la benedizione e la profezia di quella coppia di anziani laici, profeti e sacerdoti a un tempo: la benedizione e la profezia non sono riservate ad una categoria sacra, abitano nel cortile aperto a tutti. Lo Spirito aveva rivelato a Simeone che non avrebbe visto la morte senza aver prima veduto il Messia.
Parole che sono per me e per te: io non morirรฒ senza aver visto l’offensiva di Dio, l’offensiva della luce giร in atto dovunque, l’offensiva mite e possente del lievito e del granello di senape. Poi Simeone dice tre parole immense su Gesรน: egli รจ qui come caduta, risurrezione, come segno di contraddizione. […]
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In quel Bambino che passa amorosamente di braccio in braccio, Israele consola il suo Signore, conforta il senso di un Dio da sempre alla ricerca dellโuomo.
Luce e ombra
Gesรน non appartiene al tempio, appartiene allโuomo. ร nostro e di chiunque ne sia assetato, รจ di quelli che sanno vedere oltre come Anna, incantata davanti a un neonato;
รจ di quelli che non smettono di sognare, come Simeone, che sente Dio come un futuro vicino.
Maria e Giuseppe salgono al tempio col piccolo Gesรน per presentarlo al Signore, ma sulla soglia, altre braccia subito se lo contendono. Gesรน non รจ accolto dai sacerdoti, ma da due anziani senza ruolo, due innamorati di Dio. Occhi velati dalla vecchiaia, occhi ancora accesi dal desiderio.
ร la vecchiaia del mondo che abbraccia lโeterna giovinezza di Dio.
Il figlio รจ dato, ma subito รจ offerto ad un altro sogno, ad unโaltra strada che si apre per lui.
I figli non sono nostri, appartengono a Dio, al mondo, ad una loro vocazione che noi non conosciamo, โessi abitano case future che nemmeno in sogno potrete visitareโ(Gibran). Non devono, non possono realizzare i nostri desideri, perchรฉ โse Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande non siate voi la zavorra che impedisce loro di volareโ(S.Ambrogio).
Questa รจ la santitร della famiglia.
โTornarono quindi alla loro casaโ. Ritorno alla santitร , alla profezia dellโumile magistero quotidiano, che viene prima di quello del tempio. Alla famiglia, santa perchรฉ la vita e lโamore vi celebrano una festa, e ne fanno la piรน viva feritoia sullโinfinito.
Simeone sapeva che non sarebbe morto prima dโaver visto il Messia, e queste parole sono anche per me. Io so che vedrรฒ la salvezza che germina, sentirรฒ angeli senza ali che annunciano la meraviglia di Dio. Lo capirรฒ se sarรฒ come Maria e Giuseppe, gente che si comporta secondo le regole ma che accoglie lโimprevisto, rassicurata dal rito e stupita dal profeta.
Dio si manifesta sempre tra luce e ombra, annunci e dubbi, miracolo e quotidiano, profezia di gioia e di spada. Come i due anziani che sanno aspettare, orientati a Dio come girasoli alla luce, vedendo ciรฒ che altri non vedono. E in quel Bambino che passa amorosamente di braccio in braccio, Israele consola il suo Signore, conforta il senso di un Dio da sempre alla ricerca dellโuomo.
Eโ iniziata lโoffensiva divina, sul mondo. Ma anche per te, Maria, ci sarร la spada, non sei esente. La fede non produce lโanestesia del vivere, la santitร non รจ lโassicurazione contro la sofferenza. Sentirai tutto il dolore del mondo: ti legherร a tanti, a tutti i trafitti, quel dolore che non chiede spiegazioni, ma condivisione.
Ma tutto questo avverrร dopo; intanto, per ora, piccolo Gesรน nato per me, lascia che io ti stringa fra le braccia come Simeone, e stringendo con te, anche la Divina Presenza.
Abbracciando te, le dita di Dio mi sfiorano, e allora, con lo sguardo, la
carezza, o lโascolto, lasciami pregare ancora con Simeone, per dire ai miei
fratelli: โDio mi salva attraverso te, salvezza che mi cammina a fiancoโ.
AUTORE: p. Ermes Ronchi FONTE: Avvenire PAGINA FACEBOOK
