Non potete servire Dio e Mammona!
Il commento al Vangelo di domenica 26 febbraio 2017, ottava domenica del Tempo Ordinario, a cura di Enzo Bianchi.
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Sempre allโinterno del โdiscorso della montagnaโ Gesรน indica ai discepoli la โgiustiziaโ che trascende quella praticata da scribi e farisei (cf. Mt 5,20). La giustizia che egli chiede รจ conformitร alle esigenze dellโalleanza, la quale esige innanzitutto unโopzione di vita, di comportamento. Per questo le parole di Gesรน non allettano gli ascoltatori, ma li mettono in guardia fino a scoraggiarli: โNessuno puรฒ servire due signori (kรฝrioi)โ. Comโรจ possibile che ci siano molti signori? Certo, cโรจ un solo Dio e un solo Signore, ma gli umani fabbricano, creano dรจi e signori ai quali prestare adorazione e servizio. Lo ricorda anche lโApostolo Paolo ai cristiani di Corinto: โIn realtร , anche se vi sono cosiddetti dรจi sia nel cielo che sulla terra โ e difatti ci sono molti dรจi e molti signori (kรฝrioi) โ, per noi cโรจ un solo Dio โฆ e un solo Signore, Gesรน Cristoโ (1Cor 8,5-6).
Tra i signori creati dagli esseri umani vi รจ Mammona, il denaro, la ricchezza. Gesรน si serve di un termine aramaico, Mamรฒn, presente anche negli scritti di Qumran nellโespressione โMammona dโiniquitร โ (che ricorre significativamente, in greco, anche in Lc 16,9), quasi a personificare questa potenza che aliena gli uomini e le donne, li rende suoi schiavi, chiedendo loro di porre in lei la loro fiducia (non a caso il termine รจ legato alla radice semitica โaman, che indica lโaderire con fede). Sรฌ, le ricchezze e il denaro, mezzo decisivo del rapporto tra gli uomini e i beni materiali, mezzo al quale non รจ possibile sottrarsi, possono diventare dei signori, dei padroni, capovolgendo la logica del rapporto: da strumento, da mezzo di servizio, a padroni che chiedono di essere serviti. La ricchezza diventa allora facilmente un idolo e โlโidolo รจ un falso antropologico, prima di essere un falso teologicoโ (Adolphe Geschรฉ). Ecco perchรฉ il discepolo di Gesรน, chiamato a diventare un servo del Dio vivente, non puรฒ prestare alcun servizio al dio denaro, non puรฒ restare in un silenzio complice quando la ricchezza, come un Moloch, divora i poveri, quelli che per lโappunto mancano del denaro e dei beni di sussistenza.
Cโรจ unโalternativa secca di fronte a ciascuno di noi nel rapporto con la ricchezza: o la si condivide, fino a sapersi spogliare di essa, oppure essa ci aliena, ci rende schiavi. E certo non รจ difficile essere consapevoli di questa realtร , la quale oggi piรน che mai ha la sua epifania sotto i nostri occhi: profitto, guadagno, possesso, lusso in mano a pochi, e dโaltra parte povertร fino alla fame per la maggior parte dellโumanitร . ร questione di libertร da se stessi, di giustizia nel rapporto con gli altri. Quando una persona vive per lโaccumulo di ricchezza, pensa di trovare sicurezza nel possedere sempre di piรน e guarda al denaro come a uno strumento di salvezza della propria vita, allora nel suo cuore non cโรจ piรน posto nรฉ per gli altri nรฉ per Dio. Il discepolo deve dunque scegliere, senza tentare compromessi, sulla base di un discernimento che impone un aut aut:
o il servizio al Dio vivente e liberatore,
oppure la schiavitรน al dio Mammona, alla ricchezza che aliena e acceca.
Non si puรฒ appartenere a Dio e al denaro, non si puรฒ sperare nellโuno e nellโaltro, non si puรฒ avere fede nellโuno e nellโaltro.
Per resistere a questa potenza malefica, Gesรน indica allora un primo atteggiamento da assumere come segno della fede, dellโadesione al Signore: โPerciรฒ io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, nรฉ per il vostro corpo, di quello che indossereteโ. Nellโaccogliere questa esortazione occorrono discernimento e intelligenza: Gesรน non รจ un sognatore che non conosce e non aderisce alla realtร , sa bene che la vita รจ un duro mestiere e che per vivere occorre faticare, lavorare ed essere anche previdenti. Nessuna ingenuitร ! E certo queste parole possono essere stravolte se gridate ai poveri, agli affamatiโฆ Le parole di Gesรน pongono invece lโaccento su un atteggiamento errato, quello della preoccupazione (merรญmna), cioรจ quellโansia ossessiva che si impadronisce delle persone, si insinua nel loro cuore e finisce per muoverle, togliendo loro ogni possibilitร di reazione e di resistenza. Sempre nel vangelo secondo Matteo viene ricordata unโaffermazione di Gesรน sulla โpreoccupazione (merรญmna) mondana e la seduzione della ricchezza che soffocano la Parola seminata nel cuore degli ascoltatoriโ (cf. Mt 13,22). Preoccupazione significa essere occupati soprattutto da qualcosa, e se lโoggetto della preoccupazione รจ il denaro, la sicurezza della vita, allora il cuore รจ sequestrato da una philautรญa, da un amore narcisistico di sรฉ che impedisce ogni relazione e comunione.
Per questo Gesรน invita a guardare gli uccelli del cielo, a contemplare i gigli dei campi. Sguardo poetico? Sรฌ, ma non solo. Attraverso questa contemplazione si tratta infatti di porci nel mondo credendo alla bontร della vita, alla presenza di Dio, al suo amore che non va mai meritato. Si tratta di sentirci amati, di percepire che esistiamo grazie a qualcuno che ci ha voluti e creati e anche per qualcuno. Cโรจ unโaltra parola di Gesรน che dobbiamo accostare a quella sugli uccelli de cielo, per capirla meglio. Quando Gesรน dice: โNon cade a terra un passero senza il Padre vostroโ (cf. Mt 10,29), non dice che un passero cadrร perchรฉ Dio lo vuole, ma che non cadrร abbandonato da Dio! E cosรฌ, guardando i gigli dei campi colorati e tessuti in modo molto piรน bello degli splendidi vestiti di Salomone, possiamo almeno intuire la cura che Dio ha per tutte le sue creature e dunque anche per noi, che siamo suoi figli e figlie.
Questa รจ la vera provvidenza di Dio! Non unโaffermazione che ci spinge al disimpegno, che ci invita solo a unโattesa passiva dellโintervento di Dio, che ci induce allโirresponsabilitร , ma una fede che ci fa credere allโessenziale, liberandolo da tutto ciรฒ che ostacola la pienezza della vita. โDio pro-vedeโ significa che egli vede anticipatamente, vede prima e vede โin favore diโ. Qui sta il fondamento della fiducia in Dio, fiducia come atto semplice di adesione, come capacitร di contare su di lui e abbandonarsi al suo amore. Il discepolo deve bandire da sรฉ il tipico atteggiamento dellโuomo religioso pagano: non moltiplicare le preghiere per essere esaudito, non affaticare Dio con richieste insistenti (cf. anche Mt 6,7-8), non vivere con angoscia e paura davanti a lui, ma semplicemente credere che egli รจ un Padre che ama anche chi non lo merita, chi non รจ capace di meritare il suo amore.
Se cโรจ un compito sempre urgente per il discepolo, esso consiste nella ricerca del regno di Dio: occorre cioรจ cercare che Dio regni veramente nella nostra vita, vivendo quella giustizia che richiede condivisione di ciรฒ che si ha, comunione in ciรฒ che si spera, saldezza fiduciosa in ciรฒ che si crede. Questo atteggiamento non รจ facile: sovente siamo in ansia, temiamo soprattutto quando guardiamo al futuro, al domani, in particolare se siamo anziani e la precarietร ci invade. Ma proprio in questa vita che passa ci รจ chiesto di aderire allโโoggi di Dioโ, senza voler assicurarci il domani nรฉ possederlo: il domani รจ di Dio e non ci appartiene. Arte del cristiano รจ dunque
ricordare il passato;
vivere lโoggi, lโhic et nunc, come adesione alla realtร e ora decisiva dellโascolto
della voce di Dio (โAscoltate oggi la sua voce!โ: Sal ย 95,7);
andare verso il futuro, nella certezza che in esso cโรจ la venuta del Signore, la vita eterna.
p. Enzo Bianchi
Fonte: Monastero di Bose
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Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 26 Febbraio 2017 anche qui.
VIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
- Colore liturgico: verde
- Is 49,14-15; Sal.61; 1Cor 4,1-5; Mt 6, 24-34
Mt 6,24-34
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesรน disse ai suoi discepoli:
ยซNessuno puรฒ servire due padroni, perchรฉ o odierร l’uno e amerร l’altro, oppure si affezionerร all’uno e disprezzerร l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciรฒ io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, nรฉ per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse piรน del cibo e il corpo piรน del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non sรฉminano e non mietono, nรฉ raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse piรน di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, puรฒ allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perchรฉ vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste cosรฌ l’erba del campo, che oggi c’รจ e domani si getta nel forno, non farร molto di piรน per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perchรฉ il domani si preoccuperร di se stesso. A ciascun giorno basta la sua penaยป.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
- 26 Febbraio – 04 Marzo 2017
- Tempo Ordinario VIII, Colore verde
- Lezionario: Ciclo A | Salterio: sett. 4
Fonte: LaSacraBibbia.net
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