Gesù cerca luoghi solitari non per isolarsi, ma per riposare, stare con i discepoli e, soprattutto, parlare col Padre suo. Gesù prega prima delle grandi decisioni. Come quando chiama i Dodici. Ora ha bisogno di pregare prima di dire ai suoi amici discepoli alcune cose difficili. E, come fa spesso, conduce per mano i suoi in un piccolo cammino: dalle cose quotidiane e sperimentabili alle cose più vere e profonde. Così la prima domanda sulla gente è per cominciare. Poi vuole verificare la solidità della loro fede. E Pietro risponde a nome di tutti: tu sei il Cristo! Ecco allora che Gesù parla e confida la sua strada: la croce. E anche ogni discepolo dovrà prendere la propria croce; dovrà perdere la vita per salvarla.
[ads2]Queste parole ci sorprendono sempre. E possono provocare anche una reazione di rifiuto. Ma cosa voleva dirci Gesù? Certo non indora la pillola, ma ci spara le parole in faccia. Anche il Vangelo di Giovanni riporta parole simili: «Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,25). La vita da perdere e odiare è psikè(vita egoistica), mentre la vita eterna che inizia qui in terra è biòs. Il significato potrebbe essere questo: occorre lottare contro la tendenza all’egoismo per gustare già da ora la vita vera, eterna, costruita sull’amore. Questo intendeva Paolo quando parlava dell’uomo psichico e dell’uomo spirituale (1Cor2,14-15).
Nella nostra vita c’è una croce da prendere e una lotta da sostenere. È a nostro vantaggio perdere una vita autoreferenziale, dove ci consideriamo al centro del mondo. La vita che vale la pena di essere vissuta è quella nella quale impariamo a donarci, a spenderci per una grande causa, a godere della gratuità e reciprocità dell’amarsi. Potremmo parlare della vita secondo lo Spirito. La vita spirituale. Non è una cosa aerea che riguarda le cose del cielo.
Non è adatta solo per i santi. La vita spirituale è fatta di quell
