Commento al Vangelo di domenica 11 settembre 2016 – mons. Giuseppe Mani

Commento a cura di mons. Giuseppe Mani dal sito www.lamiavocazione.it

Il perdono di Dio non è triste. Troppo spesso si presenta come una vaga condiscendenza del creatore dinanzi agli errori della sua creatura. E’ difficile capire che il perdono di Dio non è che l’espressione della sua misericordia. La sua misericordia infinita che esiste come volto di Dio, come la rivelazione, la manifestazione della sua natura più intima. Dio è misericordia. Tutti i testi sulla misericordia di Dio devono essere letti non come la sua azione ma come il suo essere.

La conseguenza è che dinanzi a Dio non dobbiamo mai trattare per ottenere il suo perdono ma toccare il suo cuore appellandoci alla sua misericordia e al suo amore. La liturgia di questa domenica ci presenta tre momenti dell’esercizio della misericordia di Dio.

Il peccato collettivo e la misericordia. Nella prima lettura ci viene presentato il peccato del popolo di Israele che costruisce il vitello d’oro. Il vitello d’oro è il ritorna agli idoli E’ la rinascita dell’idolatria. E’ l’insulto a Dio per eccellenza e non ci sono circostanze attenuanti. Israele ha bisogno di vedere e di toccare un Dio mentre il loro Dio si presenta come qualcosa di evanescente e di irreale, come una colonna di fuoco…. Mosè non teme:fa appello alla misericordia di Dio. “Signore, tu hai amato questo popolo e la amerai ancora”.

Mosè non negozia il perdono “Rinuncia al male che hai voluto fare al tuo popolo” Ma fa appello alla natura stessa di Dio che deve rispettare la sua natura profonda, il suo essere reale che è amore.

VUOI ALTRI COMMENTI AL VANGELO?

XXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

[ads2]Lc 15, 1-32
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 11 – 17 Settembre 2016
  • Tempo Ordinario XXIV, Colore verde
  • Lezionario: Ciclo C | Anno II, Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net

Read more

Local News