Le Beatitudini, promessa e programma
Tutti i Santi – Anno B
- Colore liturgico: verde
- Ap 7,2-4.9-14; Sal 23; 1 Gv 3, 1-3; Mt 5, 1-12
Mt 5, 1-12
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesรน salรฌ sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
ยซBeati i poveri in spirito,
perchรฉ di essi รจ il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perchรฉ saranno consolati.
Beati i miti,
perchรฉ avranno in ereditร la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perchรฉ saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perchรฉ troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perchรฉ vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perchรฉ saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perchรฉ di essi รจ il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perchรฉ grande รจ la vostra ricompensa nei cieliยป.
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C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
- 01 – 07 novembre 2015
- Tempo Ordinario XXXI, Colore verde
- Lezionario: Ciclo B | Anno I, Salterio: sett. 3
Fonte: LaSacraBibbia.net
Celebriamo oggi una festa che riguarda soprattutto noi cristiani, discepoli di Gesรน Cristo, ma non solo. Sia che siamo ancora viventi, sulla terra, sia che siamo passati attraverso lโesodo della morte e siamo dunque โin cieloโ, nel regno di Dio, tutti noi siamo partecipi della beatitudine, della felicitร . In un salmo risuona questa domanda: โCโรจ un uomo che desidera la vita e vuole giorni felici?โ (Sal 34,13). Lโessere umano cerca la felicitร , la vita piena e senza fine, e Gesรน vuole dare una risposta a questa sete profonda presente nel cuore di ogni persona.
Ecco dunque davanti a noi le beatitudini di Gesรน attestate dal vangelo secondo Matteo, una pagina talmente conosciuta, citata, commentata e predicata che rischiamo di presumere di conoscerla giร e di non avere piรน bisogno di ricominciare a leggerla, meditarla, comprenderla. Gesรน ha iniziato il suo ministero pubblico predicando la venuta del Regno (cf. Mt 4,17) e chiamando alla sua sequela alcuni che sono diventati suoi discepoli (cf. Mt 4,18-22). Ormai รจ un rabbi, un profeta anche per molti credenti di Galilea e di Giudea, e attorno a lui cโรจ una piccola folla, nella quale abbondano malati, oppressi, poveri, persone che soffrono e piangono (cf. Mt 4,23-25). Gesรน sa guardare a quelli che lo cercano, lo incontrano e lo seguono, sa discernere innanzitutto la loro fatica e la loro sofferenza ed รจ profondamente toccato dai mali delle persone. Non รจ un predicatore distaccato, che annuncia e parla guardando solo a Dio che lo ha inviato e lo ispira in ogni momento; sa anche guardare allโuditorio concreto, a chi ha di fronte e, come sa ascoltare Dio, cosรฌ sa ascoltare questa gente che si rivolge a lui con gemiti, invocazioni, lamenti, domande senza rispostaโฆ
Secondo Matteo, Gesรน decide allora di consegnare a queste persone le promesse di Dio, che possono essere anche un programma per chi vuole seguirlo. Sale sul monte, il luogo delle rivelazioni di Dio e, quale nuovo Mosรจ, ultimo e definitivo (dopo il quale non ce ne saranno altri!), dร la buona notizia, il Vangelo. Attenzione: non dร โuna nuova Leggeโ โ definizione ambigua e sviante โ ma dร una parola di Dio che risuona in modo nuovo e crea il regno dello Spirito santo, non piรน della Legge. Ecco allora il grido: โโAshrรจโ, parola che in ebraico significa soprattutto un invito ad andare avanti, promessa che รจ certa e precede quanti vivono una determinata situazione, parola che indica uno stile da assumere, parola che cambia lโottica con la quale si guardano la vita, la realtร , gli altri.
Noi traduciamo questโespressione tante volte presente nei Salmi e nella sapienza di Israele con โbeatiโ (dal greco makรกrioi, che i vangeli prendono dalla versione dei LXX), ma purtroppo non abbiamo un termine italiano che ne sveli adeguatamente il contenuto. โBeatiโ non รจ un aggettivo, รจ un invito alla felicitร , alla pienezza di vita, alla consapevolezza di una gioia che niente e nessuno puรฒ rapire nรฉ spegnere (cf. Gv 16,23). โBeatiโ ha anche il valore di โbenedettiโ (cf. Mt 25,34), in opposizione ai โguaiโ (cf. Mt 23,13-32; Lc 6,24-26), ma indica qualcosa che non รจ soltanto unโazione di Dio che rende giusti e salvati nel giorno del giudizio (cf. Sal 1,1; 41,2), ma che giร da ora dร un senso, una speranza consapevole e gioiosa a chi รจ destinatario di tale parola. Promessa e programma! Nessuno dunque pensi alla beatitudine come a una gioia esente da prove e sofferenze, a uno โstare beneโ mondano. No, la si deve comprendere come la possibilitร di sperimentare che ciรฒ che si รจ e si vive ha senso, fornisce una โconvinzioneโ, dร una ragione per cui vale la pena vivere. E certo questa felicitร la si misura alla fine del percorso, della sequela, perchรฉ durante il cammino รจ presente, ma a volte puรฒ essere contraddetta dalle prove, dalle sofferenze, dalla passione.
La promessa fatta solennemente da Gesรน, parola potente di Dio, รจ il regno dei cieli, non un luogo, ma una relazione: essere con Dio, essere suoi figli, cosรฌ come chi non รจ beato resta lontano e separato da Dio. Questo regno, dove Dio regna pienamente, รจ la comunione dei santi del cielo e della terra, la comunione dei fratelli di Gesรน, dei figli di Dio, che noi cristiani dovremmo vivere con consapevolezza, ma che, a causa della nostra philautรญa, del nostro egoismo, non arriviamo neppure a credere saldamente. Questa esperienza del regnare di Dio su di noi possiamo farla qui e ora, alla sequela di Gesรน: ciรฒ accade quando su di noi non regnano nรฉ idoli, nรฉ poteri di nessun tipo, quando sentiamo che solo Dio e il Vangelo di Gesรน ci determinano, ci muovono, ci tengono in piedi. ร questo il caso in cui possiamo dire, umilmente ma con stupore, senza pensare di avere meriti, che Dio regna in noi, su di noi, dunque il regno di Dio รจ venuto: sempre perรฒ in modo non osservabile (cf. Lc 17,20), da noi riconosciuto solo parzialmente, sempre in modo fragile, che possiamo negare con il nostro venir meno allโamore.
Essere โpoveri nello spiritoโ, nel cuore โ precisa Matteo โ, non semplicemente โpoveriโ (Lc 6,20), ma esserlo nellโumiltร di chi sa attendere Dio e la sua giustizia (cf. Mt 6,33) puรฒ aprire alla beatitudine di chi riceve in dono il regno di Dio.
Essere piangenti รจ una condizione frequente: le lacrime scorrono sul viso come unโinvocazione, un grido a volte muto, ma il Signore raccoglie le lacrime (cf. Sal 56,9), non le dimentica. Ed ecco, manda giร ora il Consolatore (cf. Gv 15,26; 16,7) a consolare, affinchรฉ ci aiuti ad attraversare la sofferenza e poi alla fine ci doni la gioia eterna, quando Dio asciugherร lacrime da ogni volto (cf. Is 25,8; Ap 7,17; 21,4).
Essere miti tra gli uomini e le donne, miti su questa terra, senza abitarla con prepotenza nรฉ violenza, senza riconoscere solo se stessi, rinunciando a ogni volontร di aggressione, fosse anche per difesa, รจ non solo possedere la terra promessa da Dio, ma giร oggi pregustare una risposta amorosa da parte dellโumanitร . San Francesco e papa Giovanni con la loro mitezza hanno โposseduto la terraโ, nel senso piรน vero, evangelico, senza attraversare i sentieri del potere e della ricchezza.
Chi ha fame e sete di giustizia, cioรจ non รจ mosso dalla legge del vivere nella forza senza riconoscere lโaltro, ma รจ vittima dei fratelli e delle sorelle che non si accorgono di lui, non desista da questa fame e combatta affinchรฉ Dio gli dia ora un cibo che lo sostiene e poi nel Regno quella giustizia della quale tanto ha avuto fame e sete.
Chi fa misericordia agli altri โobbligherร โ Dio a fargli misericordia, perchรฉ Dio โ dicevano i padri del deserto โ obbedisce ai misericordiosi che sono come lui (cf. Lc 6,36), hanno lo stesso cuore, sono cioรจ santi come lui รจ santo (cf. Lv 19,2; 1Pt 1,16).
Essere puri di cuore significa vedere tutte le persone e gli eventi con gli occhi di Dio, vederli con โgli occhi del cuoreโ (Ef 1,18). Allora la gioia รจ quella di essere trasparenti, di non dover impiegare il tempo a organizzare la โmascheraโ con la quale desideriamo apparire agli altri ed essere da loro conosciuti. ร la gioia di capire che lโaltro รจ altro, รจ un dono di Dio, รจ un fratello o una sorella, e che io accetto di non mettere le mani su di lui o su di lei, di non possederli, sfruttarli, strumentalizzarli.
Un uomo, una donna che sa โfare paceโ in ogni situazione di conflitto, da quelle tra i fratelli e le sorelle a quelle tra i popoli, siccome compie ciรฒ che Dio vorrebbe fosse fatto, mostra di essere giร qui sulla terra figlio, figlia di Dio, cioรจ partecipe della sua natura (cf. 2Pt 1,4), e lo sarร definitivamente nel regno dei cieli.
[ads2]Infine, per tutti i discepoli la beatitudine riguarda il loro stare nel mondo tra le ostilitร e le persecuzioni. Se un discepolo di Gesรน riceve solo approvazione, applauso, abbia timore e si interroghi se รจ veramente tale! Almeno lโostilitร , la calunnia, lโopposizione deve conoscerla. Ha detto Gesรน: โGuai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi!โ (Lc 6,26). Cercare questo consenso รจ una delle peggiori tentazioni nella chiesa: compiacere tutti per essere da tutti approvati; sedurre gli altri per ricevere il plauso e avere successo; mancare di parrhesรญa cristiana (che sembra essere scambiata, allโinterno della propria comunitร o della chiesa, con la libertร di mormorare!) per essere da tutti apprezzati. Che miseria! Certo, in tal modo si sarร apprezzati e si avrร successo, ma non si conoscerร dentro di sรฉ la gioia piรน vera, la beatitudine di essere in piena comunione con Gesรน Cristo. Per rallegrarsi in profonditร occorre invece non guardare ai propri interessi nรฉ mettere in atto alcuna strategia, ma โtenere fisso lo sguardo su Gesรนโ (cf. Eb 12,2) e solo da lui accettare la ricompensa, che consiste nel poter condividere il suo amore.
La comunione dei santi che festeggiamo oggi รจ gioia, festa per quanti con umiltร , senza arroganza, senza vanti, si riconoscono in queste situazioni sulle quali Gesรน ha posto come sigillo la beatitudine.
p. Enzo Bianchi
Fonte: Monastero di Bose
Ogni settimana il commento al Vangelo di p. Enzo Bianchi

