Commento al Vangelo del giorno di mercoledì 27 Giugno 2018 – Paolo Curtaz

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Dai frutti riconosciamo le persone. Da come il “dentro” emerge nella vita, nei gesti, nelle scelte. Le parole volano, sono fragili, incompiute, inutili. Grandi proclami si sbriciolano se non sono accompagnati da scelte di vita coerenti e in armonia.

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Quanto più è vero per noi discepoli, così fragili, così troppo spesso incoerenti e incapaci di essere credibili, di dire il vangelo con la vita. Certo, sia chiaro, Gesù non è morto in nome della coerenza, e non deve essere, quello della coerenza, un idolo cui sacrificare ogni cosa. Il cuore del vangelo è il perdono e la misericordia, non l’osservanza minuziosa di nuovi precetti!

Ma se orientiamo la nostra vita verso Dio, se davvero cerchiamo di calare, giorno per giorno, la nostra vita nel vangelo, allora si vede e le nostre parole diventano credibili. Come professare il perdono se non salutiamo il vicino antipatico? Come rendere credibile la condivisione se non rivogliamo almeno un saluto e un sorriso al mendicante?

Come portare la buona notizia dell’amicizia di Dio se non troviamo mai almeno qualche minuto per raccoglierci nella preghiera silenziosa e personale?

Paolo Curtaz – qui il commento nel suo blog

Vangelo

Mt 7, 15-20
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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