LA FOLLE GIOIA DELLO SPOSO CHE PER SALVARE E PERDONARE LA SPOSA CHE L’HA TRADITO LASCIA OGNI SICUREZZA E LA CERCA SEGUENDO LE SUE TRACCE SINO AL FONDO DELLA SUA PERDIZIONE

Sรฌ, รจ qui il cuore del vangelo di oggi che illumina anche il senso profondo dell’Avvento. Attendere il Signore, desiderare la sua venuta significa andargli incontro uscendo da se stessi per testimoniare e annunciare il Vangelo. Lui, infatti, รจ giร alle porte della nostra vita incarnato in ogni “piccolo”, come il Bimbo deposto nella stalla di Betlemme. Non lo senti Lazzaro che geme alla tua porta? Brama di saziarsi dello stesso amore che ha arricchito la tua vita di ogni bene! E’ tuo padre, รจ tua figlia, tua moglie, quel collega, o quel vicino di casa che urla sempre, non ti saluta mai, schiavo di chissร quale peccato. Ascolta! Se stai male, se senti che ti manca qualcosa per essere felice, nonostante Dio ti abbia ricolmato di Grazie, รจ perchรฉ sei ancora un mezzo cristiano. Sei stato perdonato ma resisti ancora, ti stai di nuovo chiudendo per afferrare i piedi di Gesรน, per possederlo e gustarti in pace il suo amore. Ma รจ impossibile! Cosรฌ svanisce anche la Grazia! Noli me tangere, non mi trattenere dice Gesรน alla Maddalena ritrovata e a ciascuno di noi. Alzati, ora, e “va’ dai miei fratelli e annuncia loro che salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Va’ a cercare la pecora perduta perchรฉ essa รจ una dei fratelli di Gesรน; e annunciale che il suo nome รจ scritto in Cielo, che Il Padre delle novantanove rimaste nella comunitร cristiana รจ anche Padre suo, che il Dio dei cristiani รจ anche Dio suo! Questo ha fatto San Paolo: “Dico la veritร in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me ne dร testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anร tema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli” (Rm 9, 1-3). Non c’รจ gioia autentica se non รจ gestata nel cuore dal grande dolore e dalla sofferenza continua per i “fratelli” che non sono ancora ritrovati. E’ il cortocircuito del cuore di Paolo, completamente posseduto dallo zelo divino, che รจ misericordia, gelosia e santa ira contro il demonio. Lui sรฌ che aveva i sentimenti di Gesรน. Ritrovato mentre era lanciato ad incarcerare i suoi fratelli piรน “piccoli”, ha sperimentato il suo perdono che lo ha, immediatamente catapultato nella missione verso i piรน lontani. E, una volta illuminato, ecco crescere in lui il dolore per chi stava rifiutando Cristo, al punto di voler essere egli stesso anร tema. Questo termine, che letteralmente significa “una cosa appesa, esposta”, traduce l’ebraico herem, che indica le cose messe da parte, sia per la divinitร , sia per la maledizione. Herem, infatti, puรฒ significare sia una cittร votata allo sterminio, che la primizia da offrire a Dio come sacrificio. Per questo, significa anche messo al bando, escluso dalla vita, posto a termine, ovvero “separato da Cristo”. Paolo amava la salvezza dei suoi fratelli piรน di se stesso. Come Gesรน, che รจ divenuto anร tema per noi, “appeso” al legno della Croce per riscattare ogni pecora perduta. Ma chi di noi รจ cosรฌ libero, e innocente, da rinunciare a tutto, anche a se stesso, rischiando la propria salvezza, offrendosi in riscatto per chi รจ lontano e perduto, gettandosi nell’impresa di cercare e salvare quel rapporto perduto, quell’amico diventato nemico, quel coniuge che ci ha lasciato vent’anni fa? Chi puรฒ rinunciare alla propria vita al punto di accettare che Dio sconvolga decenni di certezze, di conclusioni cementate dall’esperienza, di arguzie e discernimenti “forgiati sul campo”? Chi? Solo Gesรน Cristo! Egli รจ l’unico che ha nel cuore cento pecore, sempre. Anche quando una scappa, si perde, lo rifiuta, lo bestemmia, spezza l’Alleanza, lo tradisce, e distrugge la propria vita e dilapida la primogenitura e le Grazie ad essa legate, per Lui il gregge รจ sempre di cento pecore, mai di novantanove. Gesรน non cancella nessuno, non considera nessuno spacciato, sino alla fine. Per Lui รจ sua pecora anche la peggiore, la piรน ribelle; anche quella che lo umilia, e lo calunnia, e lo uccide… E’ parte della sua ereditร consegnatagli dal Padre come la sua missione: cento ne ha ricevute, cento vuole portare all’ovile eterno del Cielo. Per questo ha lasciato che calpestassero il suo onore, la propria volontร , gli schemi messianici nei quali era stato educato, il suo stesso essere Figlio di Dio, sino a terminare su una croce come il peggiore dei bestemmiatori. Ogni progetto, ogni logica – e che logica! – tutto รจ saltato, e in Lui, Pastore buono gettato alla ricerca della pecora perduta si รจ svelato il pensiero di Dio. Il pensiero di Dio su di me. Si, quella pecora smarrita sono io. Per me il Signore ha percorso un cammino infinito, dal Cielo alla terra. E, sulla terra, sino a me, alla mia vita, oggi. Sono scappato, preso da un’irrefrenabile frenesia di cambiare foraggio, suvvia sempre lo stesso… E ho smarrito il cammino vagando dietro ad altri compagni. Ma mentre me ne andavo sui passi del peccato il Signore era giร alla mia ricerca. Si, proprio mentre saliva gagliarda la violenza dal mio cuore e seminavo di morte il mio cammino, Lui era giร sulle mie tracce, perchรฉ il fuoco di un amore soprannaturale lo attirava verso di me. E verso chiunque mi รจ vicino e si รจ fatto il piรน lontano, l’amico che mangiava con me e mi ha tradito, vendendomi per trenta stupide monete. E’ vero, questi sentimenti non ci appartengono, perchรฉ, contabili pii e saggi quali crediamo di essere, ci stringiamo alle novantanove certezze e dimentichiamo nell’inferno quella pecora che Dio ci ha dato come un tesoro unico e prezioso da custodire e amare. Se davvero abbiamo sperimentato la gioia di essere stati ritrovati dal Signore, e abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, allora quell’unica pecora che ci รจ sfuggita, che non ha accolto il nostro amore, le nostre cure, parla oggi al nostro cuore: รจ il Signore stesso che, in lei, ci chiama alla luce della veritร . Forse gli sforzi che abbiamo profuso hanno dimenticato chi quella pecora fosse realmente, e abbiamo tentato di rinchiuderla nei nostri criteri. O forse no, forse รจ stata davvero cosรฌ perversa da rigettare il nostro amore, da rifiutarci e tradirci. Il fatto รจ che ora manca all’appello. E fa parte di noi, dell’ereditร che Dio ci ha dato nel momento stesso in cui ci ha pensati e creati, e ci ha chiamato alla Chiesa. Non saremo noi stessi sino a che non l’avremo ritrovata, issata sulle spalle e ricondotta a Dio. Guardarsi e rimirarsi per i successi ottenuti, come per i fallimenti subiti, non รจ secondo il cuore di Dio. Lo zelo che arde di gelosia per la carne della propria carne dispersa e perduta non puรฒ non muovere la Chiesa e i cristiani, al di lร di ogni progetto e piano pastorale o familiare, e sospingere tutti sui sentieri impervi dei bassifondi della storia. Siamo nella Chiesa per questo! Perchรฉ l’amore e la compassione di Cristo arda nei nostri cuori volgendoli verso “i piccoli”, spendendo ogni istante della vita “perchรฉ nessuno si perda”. E’ la “volontร del nostro Padre celeste”! Non ce n’รจ altra. Il lavoro, il matrimonio, il ministero presbiterale? Sono strumenti per compiere quest’unica volontร d’amore del Padre, che desidera il ritorno di Gesรน nella nostra vita spesa perchรฉ il suo amore possa giungere a ogni pecora perduta. Camminiamo allora in questo Avvento, immagine di tutta la nostra esistenza, preparando con la nostra conversione la strada al Signore, affinchรฉ con Lui โriusciamoโ a ritrovare ogni fratello disperso.
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Don Antonello Iapicca
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Dal Vangelo secondo Matteo 18, 12-14
In quel tempo, Gesรน disse ai suoi discepoli: “Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerร forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in veritร vi dico, si rallegrerร per quella piรน che per le novantanove che non si erano smarrite.
Cosรฌ il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli.
