Commento al Vangelo del 28 Aprile 2019 – don Luciano Labanca

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Il perdono e la fede

Il brano evangelico della II domenica di Pasqua ci presenta due scene, ambientate rispettivamente nella sera di Pasqua, la domenica della Risurrezione e nella domenica successiva. La prima scena, che si apre con una descrizione della situazione e dei sentimenti degli Apostoli, impauriti e chiusi nel Cenacolo, presenta un’apparizione del Risorto.

Egli continua ad essere presente nella sua Chiesa, superando le barriere spazio-temporali e rivelando la sua gloria, attraverso le sue piaghe divenute gloriose. La manifestazione di Gesù ai suoi discepoli sottolinea la profonda unità del mistero Pasquale: il Cristo Risorto porta in sé per sempre i segni della Passione, trasfigurati dalla potenza pasquale. Egli viene a dirci che la gloria della sua Pasqua non risolve i nostri problemi dall’esterno, donandoci un mondo favolistico ed incantato, ma porta la luce della gloria all’interno delle situazioni di limite, di sofferenza e di peccato.

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Comprendere questo, proprio come i discepoli nel Cenacolo, ci ricolma di gioia. Dopo l’incontro, ecco la missione: Gesù offre ai suoi discepoli il Dono per eccellenza, lo Spirito Santo. Sarà Lui a “ricordare” ai discepoli tutto ciò che il Maestro aveva annunciato ed insegnato, ed è questo Spirito ad animare la loro missione verso tutti i popoli, cui dovranno annunciare il frutto più bello della Pasqua, ossia il perdono dei peccati. Cristo Risorto, con la potenza dello Spirito affidato alla Chiesa, continua a rinnovare i cuori dei credenti, con una nuova creazione, risanando la ferita più purulenta dello spirito: il  peccato.

Tornare a riflettere  su questa realtà della vita cristiana, qual è il sacramento della Riconciliazione affidato alla mediazione della Chiesa, ci porta al centro della nostra fede, ossia al Cristo Risorto e Vivente. Non sempre, però, questo rapporto con il Risorto è facile da accettare e da vivere, come emerge dall’esperienza di Tommaso. Egli, quando Gesù Risorto si è manifestato la sera di Pasqua, non era in comunità, per questo al suo rientro non crede alle parole degli altri. Vuole vedere e toccare! Una settimana dopo – e questa è la seconda scena – il Risorto ritorna nel Cenacolo per farsi incontrare anche da Tommaso.

Egli è il Didimos, il gemello, il doppio: forse è gemello di ciascuno di noi, quando la nostra fede vacilla, oppure quando anche nel nostro cuore si annida il tarlo del dubbio. Gesù conosce il cuore di ogni uomo e sa quanto è intenso lo sforzo che ciascuno fa nella propria adesione personale a Lui. Quando, però, con la potenza dello Spirito avviene questa resa incondizionata a Lui, con la professione di fede, proprio come avvenne per Tommaso, si dischiudono gli occhi e tutto si guarda in modo nuovo e trasfigurato, divenendo partecipi della Vita nuova, offerta a tutta l’umanità.

Fonte – il blog di don Luciano

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