Questo sussidio per la I Domenica di Quaresima (22 febbraio) ci invita a entrare nel “deserto dell’interiorità”, un luogo di verità dove siamo chiamati a confrontarci con le nostre fragilità alla luce della Parola di Dio. Il tema centrale, tratto dal Vangelo, ci ricorda la missione di Cristo: «Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Il documento non è solo una guida liturgica, ma un vero percorso di riflessione che tocca diversi punti chiave:
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- La lotta contro la tentazione: Attraverso il confronto tra la caduta di Adamo e la vittoria di Gesù nel deserto, siamo istruiti su come affrontare i “veleni” dell’attaccamento, della sfiducia e del potere usando come arma la Parola di Dio.
- Il cammino battesimale: Questa domenica segna le tappe ufficiali per i catecumeni, ma diventa per tutta l’assemblea un’occasione per riscoprire il proprio Battesimo.
- La protezione divina: Commentando il Salmo 90, il sussidio sottolinea come Dio sia per noi uno “scudo” e un’ombra ristoratrice che non ci abbandona mai nel combattimento spirituale.
- L’arte di celebrare e includere: Sono offerte indicazioni pratiche per la liturgia, canti (come il Perdonaci, Signore) e versioni dei testi facilitate per persone con disabilità o malate, rendendo la celebrazione un momento di vera comunione universale.
Un invito, dunque, ad abitare questo tempo di grazia con umiltà, digiunando dall’orgoglio per ritrovare la gioia dell’amicizia con Dio.
Leggi il commento al Vangelo
«Dopo aver digiunato quaranta giorni» (Mt 4,1-11) Nell’ottica del “corso intensivo” di formazione per l’iniziazione cristiana degli adulti, che da sempre si concretizza proprio nelle settimane quaresimali in vista del battesimo pasquale, la prima domenica di Quaresima è l’appuntamento imprescindibile con la pagina evangelica delle tentazioni di Gesù nel deserto.
È certamente un riferimento paradigmatico per istruire sulla necessità e sulla inevitabilità di affrontare la lotta contro le insidie del male anche nella vita cristiana, e in particolare per imparare ad allenarsi in tale combattimento sin dai gradini iniziali della “scala” che conduce, con una salita graduale, ma ininterrotta, verso l’adesione a una piena vita cristiana, anzi una vera e propria vita cristificata.
Sono possibili modi distinti per leggere il brano delle tentazioni di Gesù: il primo, più proprio e pertinente, è certamente quello di riferirlo in modo diretto alla persona di Gesù.
Come vero uomo, il Figlio di Dio sperimenta gli attacchi pungenti del maligno che tentano crudelmente, sebbene inutilmente, di ostacolare la sua missione di redenzione dell’umanità.
Sotto questo aspetto, i tre interventi del diavolo riferiti dall’evangelista vanno inquadrati nel senso di un’opposizione alla manifestazione della messianicità di Gesù, nella sua vera natura spirituale e divina: le tre tentazioni sono dunque altrettanti tentativi di ridurre il ruolo di Cristo alle attese messianiche dell’antico Israele, puramente orizzontali, umane e terrene, limitate tutt’al più ad assecondare gli appetiti mondani soprattutto di natura materiale e politica.
Una seconda prospettiva interpretativa di questa pericope evangelica, derivata e subordinata alla prima, è quella adottata in genere nell’accompagnamento spirituale e pastorale del popolo di Dio, in special modo nell’omiletica: partendo dall’esempio dell’umanità di Cristo, che ha sperimentato la tentazione e l’ha affrontata combattendola e vincendola con le armi della penitenza (il digiuno) e soprattutto della Parola di Dio, trarne un modello per la nostra ascetica personale nella lotta quotidiana contro i pensieri malvagi, le concupiscenze, le passioni peccaminose e i vizi.
In questo senso, nelle tre tentazioni di Gesù vengono riconosciute alcune analogie con le nostre tentazioni di dare priorità o comunque orientarci verso le soddisfazioni materiali, le ambizioni mondane, le pretese di miracoli immediati.
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Una terza modalità di approccio a questo testo è quella di invertire le parti, riconoscendo non tanto nell’esperienza vissuta da Gesù quanto nel comportamento del diavolo una somiglianza con alcune nostre tentazioni istintive: quelle cioè di provocare Dio a esercitare la sua potenza secondo i nostri desideri, oppure di mettere alla prova la bontà di Gesù in modo quasi sarcastico («Se tu sei Figlio di Dio…», Mt 4,3.6), pretendendo che agisca a nostro piacimento.
In questa Quaresima, dunque, recuperiamo l’umiltà di rivolgerci a Dio digiunando dalle ribellioni del nostro orgoglio, con la povertà di spirito e la purezza di cuore di chi si abbandona fiducioso e rispettoso alla sua volontà.
Commento al Vangelo tratto dal sussidio CEI al periodo di Quaresima/Pasqua 2026, scarica il file PDF completo.
